La Cina costruisce un’«isola scientifica» galleggiante da 405 milioni di dollari: pesa quasi quanto una portaerei

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SHANGHAI — Una piscina interna larga abbastanza da farci passare una balenottera azzurra. Attorno a quell’apertura nello scafo, la «moon pool» da cui caleranno strumenti e sommergibili, l’Università Jiao Tong di Shanghai ha messo in cantiere il 18 ottobre la sua «isola galleggiante»: un contratto da oltre 2,7 miliardi di yuan (circa 405 milioni di dollari) firmato con un cantiere del gruppo statale China State Shipbuilding Corporation, riferisce il South China Morning Post, quotidiano di Hong Kong.La firma apre la fase di costruzione di una piattaforma oceanica senza precedenti: 138 metri di lunghezza, 85 di larghezza e un dislocamento massimo di circa 74.000 tonnellate, poco meno della Fujian, la terza portaerei cinese, che supera le 80.000. La consegna è prevista entro giugno 2030. A bordo lavoreranno oltre 200 ricercatori.Il nome ufficiale è «Complesso galleggiante di ricerca per operazioni in mare profondo in ogni condizione meteo». Il progetto figura tra le grandi infrastrutture scientifiche del quattordicesimo Piano quinquennale ed è stato sviluppato in una decina d’anni. Lo scafo è semisommergibile, a doppia carena, con il ponte principale a 45 metri sul livello del mare; la struttura si sposta da sola a 11 nodi, circa 20 chilometri l’ora.È costruita per restare in mare quando le navi rientrano in porto. I progettisti la dichiarano operativa con onde fino a 9 metri e capace di sopravvivere a tifoni di grado 17 della scala cinese dei venti, raffiche a 250 chilometri l’ora. L’emittente di Stato Cgtn, che a marzo ha presentato il programma, l’ha descritta come un edificio di trenta piani in mezzo all’oceano, con argani capaci di calare 300 tonnellate a 6.000 metri di profondità. Sei laboratori ospiteranno attrezzature marine pesanti, osservazioni meteo-marine e il monitoraggio di lungo periodo degli ecosistemi.Zhou Meng, capo scienziato del progetto, ha spiegato che la piattaforma servirà a collaudare apparecchiature avanzate, a osservare i tifoni da vicino e a raccogliere dati sull’oceano. Yang Jianmin, responsabile dell’infrastruttura per la scienza degli abissi della stessa università, ha indicato la novità: tenere il mare con il tempo peggiore e insieme riposizionarsi rapidamente in aree oceaniche diverse, una combinazione che nessuna nave oceanografica offre oggi. Gli ingegneri hanno proposto anche una versione resistente a un’esplosione nucleare; sulla carta la struttura resta una piattaforma civile di ricerca.Le navi da ricerca e la Marina UsaProprio quella qualifica civile è il punto su cui Washington osserva l’intera flotta scientifica cinese. Un’inchiesta di Reuters pubblicata a marzo ha ricostruito, con i dati di tracciamento della società neozelandese Starboard Maritime Intelligence, cinque anni di rotte di 42 navi da ricerca cinesi nel Pacifico, nell’Indiano e nell’Artico: almeno otto hanno mappato il fondale, altre dieci imbarcavano la strumentazione per farlo. La Dong Fang Hong 3, dell’Ocean University of China, nel 2024 e nel 2025 ha navigato per linee parallele, il disegno tipico dei rilevamenti, nei mari attorno a Taiwan e a Guam e in tratti strategici dell’Oceano Indiano.Il contrammiraglio Mike Brookes, capo dell’intelligence della Marina statunitense, ha detto a marzo davanti a una commissione del Congresso che Pechino ha ampliato enormemente i rilevamenti e che quei dati «consentono la navigazione dei sommergibili, il loro occultamento e il posizionamento di sensori o armi sul fondale»: la possibile raccolta di informazioni militari da parte delle navi da ricerca «rappresenta una preoccupazione strategica». Peter Scott, ex comandante della forza sottomarina australiana, ha parlato di dati «potenzialmente preziosissimi nella preparazione del campo di battaglia» per i sommergibili cinesi.Pechino chiama questo approccio «fusione civile-militare» e non lo nasconde; parte dei rilevamenti riguarda zone di pesca e aree coperte da contratti di prospezione mineraria. I ministeri cinesi della Difesa, degli Esteri e delle Risorse naturali non hanno risposto alle domande sulle attività di mappatura; nemmeno il Pentagono ha voluto commentare.Una piattaforma che regge il tifone e si sposta da un oceano all’altro nasce così in un momento in cui, a Washington, ogni nave scientifica cinese viene letta anche come un ramo della Marina. Zhou Meng, dal canto suo, ha annunciato che l’isola sarà aperta all’uso condiviso con istituzioni e imprese scientifiche internazionali. La data è fissata: giugno 2030.