Netanyahu tiene, ma non basta. È una vittoria a metà quella che emerge dai primi exit poll delle elezioni israeliane, chiamate a stabilire se Benjamin Netanyahu potrà restare al potere oppure dovrà cedere il passo all’opposizione guidata da Gadi Eisenkot, ex capo di Stato maggiore dell’esercito. Il Likud si conferma la prima forza politica, ma la somma dei seggi attribuiti agli avversari del premier apre uno scenario tutt’altro che favorevole per il leader che guida Israele da gran parte degli ultimi due decenni.Secondo le prime proiezioni di Channel 12, il Likud conquisterebbe 24 seggi sui 120 della Knesset, il Parlamento israeliano, mentre Yashar, la formazione centrista di Eisenkot, si fermerebbe a 22. Il quadro cambia quando si passa dai singoli partiti agli schieramenti: il cosiddetto blocco del cambiamento arriverebbe a 52 seggi, contro i 50 delle forze che sostengono Netanyahu. Nessuno, dunque, dispone dei numeri necessari per governare, fissati a quota 61.Le stime di Channel 13 delineano una situazione simile, pur con qualche differenza nella distribuzione dei seggi: 25 al Likud, 23 a Yashar, 53 al fronte contrario al premier e 50 alla coalizione di destra e religiosa. I numeri potranno cambiare con lo scrutinio, ma la fotografia della serata è già politicamente significativa: Netanyahu può rivendicare il primato del suo partito, senza poter ancora rivendicare una maggioranza.L’incognita arabaA complicare ulteriormente i calcoli arriva il risultato delle formazioni arabe, accreditate di un consenso eccezionale. Le prime proiezioni attribuiscono alla Lista Unita circa 10-11 seggi e a Ra’am, guidata da Mansour Abbas, un risultato che potrebbe portare il totale delle forze arabe a 17-18 parlamentari, a seconda dell’emittente. Se confermato, sarebbe un dato destinato a pesare sulle trattative per il prossimo esecutivo.Il punto è che una maggioranza alternativa a Netanyahu non nasce automaticamente dalla somma dei seggi dell’opposizione e delle liste arabe. Restano da verificare le disponibilità politiche, le condizioni poste dai diversi partiti e la possibilità concreta di costruire un accordo parlamentare. Eisenkot e altri esponenti dell’opposizione hanno escluso una partnership formale con le formazioni arabe, ma il loro peso potrebbe rivelarsi decisivo in uno scenario di stallo.«I risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre», ha dichiarato Eisenkot, assicurando che, se i dati saranno confermati, agirà immediatamente per sostituire l’attuale esecutivo. Una dichiarazione che punta a trasformare il vantaggio del suo schieramento in un mandato politico, anche se il traguardo della maggioranza appare ancora lontano.La risposta di Bibi e il fantasma del 7 ottobreNetanyahu ha affrontato la giornata elettorale ricorrendo a una strategia già sperimentata nelle precedenti campagne: mobilitare fino all’ultimo gli elettori della destra, evocando il rischio di una vittoria degli avversari e denunciando presunte anomalie nella partecipazione al voto. Attraverso i social ha lanciato appelli urgenti ai sostenitori del Likud, invitandoli a recarsi alle urne e insistendo sulla crescita dell’affluenza nelle comunità arabe.Il clima si è fatto particolarmente teso dopo le accuse di possibili irregolarità e le polemiche sull’opportunità di prolungare l’orario di voto. La Commissione elettorale centrale ha respinto la richiesta di estensione avanzata dal Likud, secondo quanto riferito durante la giornata.La partecipazione, intanto, ha segnato un record. Alle 16 aveva votato il 55,7% degli aventi diritto, la percentuale più alta mai registrata a quell’ora: un dato nettamente superiore al 47,5% rilevato alla stessa ora nelle elezioni del 2022, secondo la Commissione elettorale e il Times of Israel. Un segnale di quanto la posta in gioco sia percepita come decisiva dopo tre anni di guerra, tensioni interne e polemiche sulla gestione della sicurezza nazionale. Eisenkot ha scelto invece di legare la propria giornata al ricordo delle vittime del 7 ottobre 2023. Prima di votare ha visitato il kibbutz di Nir Oz, uno dei luoghi simbolo del massacro compiuto da Hamas, accompagnato da Gadi Mozes, agricoltore del kibbutz rapito e poi liberato dopo una lunga prigionia. Successivamente si è recato al cimitero militare di Herzliya, dove è sepolto il figlio Gal, morto combattendo a Gaza.Due immagini diverse della campagna: da una parte il premier uscente, impegnato a difendere la propria permanenza al potere e il bilancio della sua leadership; dall’altra un ex generale che ha scelto di richiamare il costo umano della guerra e la necessità di un cambiamento politico.Il voto non chiude la partitaLa serata elettorale consegna dunque a Israele un verdetto ancora provvisorio. Il Likud resta in testa, ma il vantaggio dei suoi avversari nella distribuzione complessiva dei seggi mette in discussione la capacità di Netanyahu di ricostruire una maggioranza. E, con le liste arabe in crescita, ogni possibile alleanza diventa più complicata e decisiva.Lo scrutinio ufficiale dovrà chiarire quanto le proiezioni televisive corrispondano alle schede effettivamente depositate. Solo dopo sarà possibile capire chi potrà presentarsi dal presidente Isaac Herzog con le maggiori possibilità di formare il nuovo governo. In Israele, arrivare primi non significa necessariamente governare. E la notte elettorale, almeno per ora, non ha incoronato un vincitore.