Finalmente una mostra sull’arte del XIX secolo che nasce da un’idea diversa: raccontare una giornata dell’Ottocento seguendo le luci delle ventiquattro ore, dall’alba fino all’imbrunire, in un susseguirsi di capolavori che rivelano come con il cambio delle ore cambi anche l’aria, la luce e l’animo interiore.Un percorso espositivo che non segue le correnti artistiche, le scuole o gli stili, ma il trascorrere delle ore, dalla luce al buio. E viceversa: « Alle sei del mattino un contadino esce nei campi. A mezzogiorno la luce acceca una baia della Bretagna. A mezzanotte le ninfee di Monet galleggiano nel buio… ». Campi, spiagge, giardini, una colazione, un pic-nic, un caffè, la città che si sveglia e comincia a correre, la città che dorme. Uomini, donne e bambini, popolani, nobili e borghesi: soggetti semplici, ma soprattutto veri, che immortalati sulle tele non perdono nulla della loro primitiva freschezza. Gesti normali, vite normali, il quotidiano che diventa poesia visiva, liricità pura: nell’Ottocento, buona parte degli artisti esce dal chiuso degli atelier, si allontana dagli sterili accademismi, prende le distanze dal mito e dalla storia solenne per uscire all’aperto ( il famoso « En plein air »..) e osservare la vita di ogni giorno. Ecco, la mostra bolognese ci riporta qui, in questo secolo che è stato la culla degli Impressionisti e dei Macchiaioli, per regalarci un’immersione di 24 ore in un mondo che è temporalmente tanto lontano da noi, ma che attraverso le opere esposte riusciamo quasi a toccare con mano.La mostra: 12 sale tra profumi, luci e poesia: il percorso immersivo a BolognaCurata dalla storica dell’arte Francesca Sinigaglia e progettata da Vertigo Syndrome, valore aggiunto dell’esposizione bolognese è sicuramente la cura dedicata al suggestivo percorso espositivo, uno snodarsi di dodici sale tutte diverse tra loro: una sala per ogni due ore del giorno (per coprire tutte le 24 ore), ognuna con profumi e carta da parati differenti, e con una luce che rispecchia quelle del sole proprio in «quel» determinato momento della giornata. A completare il tutto una colonna sonora fatta di parole: i versi di Gabriele D’Annunzio per la mattina, la malinconia di Giacomo Leopardi per l’imbrunire.Da Fontanesi a Boldini, Fattori e Monet: i capolavori ora dopo oraMa addentriamoci ora nella mostra. Si comincia dal risveglio , con Il Mattino di Antonio Fontanesi e L’ alba in pineta di Luigi Bertelli, si prosegue con la colazione borghese di Michele Tedesco (in mostra con la sua poetica Colazione all’aperto) e la più popolare La tazzina di caffè di Antonio Mancini,maestro nel rappresentare gli interni delle case e i rituali quotidiani di inizio secolo e, « ora dopo ora » , seguendo il naturale scorrere del tempo, si arriva nel pieno della mattina, in campagna come in città: ed è qui , in questa sezione « mattutina», che si possono ammirare – per la prima volta in Italia – le Donne del Gabbro di Giovanni Fattori e la celebre Veduta di Londra di Giovanni Boldini. E se le donne di Fattori si avvicinano con lentezza alla città per vendere i prodotti della loro terra , la Londra di Boldini è tutta velocità e dinamismo, specchio di una società che sta cambiando.Campi, città e vita quotidiana: l’Ottocento fuori dagli atelierDalle attività mattutine di artigiani ( molto rappresentativa, fra le altre, La famiglia del calzolaio del pittore emiliano Sidonio Centenari), bottegai, studenti, sarte (bellissima, in mostra , La modista di Alfredo Protti ), si passa all’ora di pranzo , al riposo pomeridiano e al pieno pomeriggio, quando i bambini giocano, gli aristocratici si annoiano un po’ nelle loro ricche dimore (Ozio in villa di Luigi Bertelli) e la luce comincia a cambiare, come nella splendida Venezia dipinta sul far della sera da Ippolito Caffi o nella Genova di Leopolda Zanetti Bronzino. Dall’alba alla notte, un viaggio tra grandi maestri e artisti dimenticatiCi si avvia quindi al tramonto, con i suoi magnifici colori infuocati, e poi all’ora di cena, quando ne La bettola della pittrice tedesca Julia Hoffmann si aspetta la sera e le donne cucinano, come nel quadro di Angelo Inganni Donna che cucina i maccheroni.E poi, finalmente, arriva la notte, quando la luna rischiara il mondo che dorme e fa brillare anche le delicate Ninfee di Monet.Una mostra, questa, che non solo è l’interessante spaccato di un secolo, ma che ha anche il pregio di accostare ai Grandi Maestri dell’ ‘800 nomi di artisti meno noti e ingiustamente dimenticati.E se qualcuno ne uscisse deluso, indipendentemente dal motivo, può chiedere l’intero rimborso del biglietto. Senza clausole e senza spiegazioni da dare perché, come hanno spiegato gli organizzatori « Il rischio della noia è nostro, non dei visitatori ».Erik Henningsen, Out into the Open, 1907. Courtesy Van der Meij, Amsterdam.Claude Monet, Ninfee (frammento), 1898 circa. Courtesy Museoarchives Giovanni Boldini Macchiaioli, Pistoia.Francesco Paolo Michetti, L’intruso, 1878, olio su tela. Collezione privata, Napoli.Francesco Paolo Michetti, La raccolta delle zucche, 1873. Collezione privata, Napoli.Giovanni Boldini, Il porto di Venezia, 1895 circa. Collezione privata, courtesy Galleria Bottegantica, Milano. Photo credit: Stefano Martelli – Studio Blow Up Image Factory, Bologna.Giuseppe Pellizza da Volpedo, La processione. Courtesy Google, 2017. Museo Nazionale Scienza e Tecnologia Leonardo da Vinci, Milano.Jean Lefeuvre, Enfants jouant dans les calanques, 1911. Collezione Segalini.Raffaele Faccioli, I colombi di Piazza San Marco. Collezione privata.Vittorio Matteo Corcos, Lettura interessante, 1880 circa. Courtesy Galleria d’Arte Goldoni, Livorno.L'articolo Un capolavoro di giornata: l’Ottocento in mostra a Bologna proviene da La Verità.