Dal palco della Giornata del Risparmio dell’Acri, a poche ore dalla presentazione del disegno di legge di bilancio, il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti non fa marcia indietro. Il sistema bancario dovrà dare il suo contributo alla manovra. Il ragionamento parte dal risanamento dei conti, che secondo il ministro deve coinvolgere «tutte le componenti del Paese». E questo «vale in primis per chi, come sistema finanziario, ha largamente beneficiato dai risultati di questo risanamento negli scorsi anni».Giorgetti non nasconde che il prelievo peserà. «Ci rendiamo conto che si tratta di oneri significativi», ha detto, «ma che riteniamo nel complesso assorbibili senza riverberi negativi». Poi l’argomento che più di ogni altro dà il tono all’intervento. «Nelle situazioni difficili lo Stato, con garanzie e Gacs, ha aiutato il sistema bancario. Il sistema bancario ha il dovere di aiutare lo Stato nel miglio decisivo per la sostenibilità della finanza pubblica». Poi la metafora già usata nelle ultime settimane, quella della «barca da proteggere in tempi di potenziale burrasca», rivolta direttamente ad Antonio Patuelli: «Siamo tutti nella stessa barca».Un argomento che convince solo a metàIl punto politico è chiaro, ma qualche domanda resta. Le Gacs, le garanzie pubbliche sulla cartolarizzazione delle sofferenze, non sono state un regalo. Erano uno strumento a pagamento, con commissioni a carico delle banche. Ed è difficile chiamare «beneficio» il calo dello spread, che premia tutti i detentori di titoli di Stato. Leggerlo come un debito da saldare con un prelievo mirato su un solo settore è un’interpretazione discutibile. Chi guarda al mercato con occhio liberale sa che i contributi settoriali, comunque vengano chiamati, finiscono per scaricarsi su clienti, azionisti o volumi di credito. Lo stesso Giorgetti, del resto, li presenta come assorbibili, non come indolori.Il ministro ha anche rivendicato i rapporti con le fondazioni bancarie. Ha detto di aver preso «nella più alta considerazione» i rilievi dell’Acri sulla manovra e ha ricordato «il regime fiscale agevolato di cui godono». Nel 2025 le fondazioni hanno erogato «un miliardo e 400 milioni alle comunità, più che in qualunque anno dell’ultimo decennio». La legge di bilancio estende, come chiesto dall’Acri, il fondo per il contrasto della povertà educativa minorile. Per il 2027 resta operativo anche il credito d’imposta per le fusioni tra fondazioni.Il credito alle piccole imprese, la «quarta cosa» non fattaIl passaggio più interessante è forse il bilancio degli impegni presi un anno fa. Quattro promesse: l’addendum al protocollo con l’Acri, la riforma del Testo unico della finanza, la riforma della previdenza complementare e più dinamismo delle banche nel credito, «soprattutto verso le imprese piccole». «Tre cose su quattro, quelle che competevano al Governo, sono state fatte», ha detto Giorgetti. La quarta, quella che spetta alle banche, «è stata fatta solo in parte». Gli impieghi verso le grandi imprese sono cresciuti, ma quelli verso le piccole «sono diminuiti per il quarto anno di seguito».Il ministro ammette che possono pesare «anche fattori dal lato della domanda di credito». Qui però c’è una contraddizione che merita di essere notata. Se si vuole che le banche prestino di più alle Pmi, che sono il segmento più rischioso e meno redditizio, chiedere loro nuovi oneri nello stesso momento non aiuta. Il capitale che va all’Erario non va in nuovi prestiti. Giorgetti, va riconosciuto, ha anche reso omaggio al settore: «Il sistema bancario italiano è solido, redditizio, con i crediti deteriorati ai minimi, è un patrimonio del Paese». Ha difeso poi la pluralità del sistema, con le banche popolari, cooperative e locali accanto ai grandi gruppi, perché «la concorrenza non si misura nelle statistiche, si misura nelle possibilità di scelta». Una frase che un liberale sottoscrive senza riserve.Prudenza, avanzo primario e l’aritmetica del debitoLa parte sui conti pubblici è quella in cui il ministro è più a suo agio, e con buone ragioni. Tra il 2022 e il 2025 il deficit è sceso «dall’8,1 al 3,1% del prodotto, 5 punti in 3 anni, senza recessione e senza manovre correttive». Dal 2024 è tornato l’avanzo primario, che Giorgetti definisce «la prima forma di risparmio della nazione». Gli investimenti pubblici sono al 3,9% del Pil, sui livelli più alti da trent’anni. «Non abbiamo tagliato il futuro», ha rivendicato.Resta però un dettaglio che lo stesso ministro non nasconde. Le entrate sono cresciute, e la spiegazione ufficiale è che «è cresciuto il lavoro con un’occupazione mai così alta». È vero, ma una parte del risanamento è arrivata dal lato del gettito più che da quello della spesa. Su questo fronte un’agenda davvero liberale chiederebbe di più. Basta un decimale per capire quanto il margine sia stretto. L’Istat ha confermato il deficit 2025 al 3,1%, e «tanto è bastato per non uscire quest’anno anticipatamente dalla procedura europea». Per i decimali Giorgetti ha una regola: «Non vanno drammatizzati, ma non vanno ignorati».Con 3mila miliardi di debito, ha spiegato, «la parola dello Stato viene messa alla prova a ogni asta». Quando il costo del debito supera la crescita, il peso scende solo con un avanzo primario. È «l’aritmetica impietosa del debito, prima che la politica». Gli interessi valgono «quasi 90 miliardi», quanto il Paese spende per l’istruzione, e sono «l’unica spesa che nessuno vota». Con l’inflazione europea tornata vicina al 4%, la Bce che ha rialzato i tassi e il decennale attorno al 4,5%, la prudenza degli ultimi anni ha fatto da scudo. «La stabilità si costruisce prima che serva, perché quando serve non si compra più».Fondi pensione e Fondo Nuovi Nati, tra mercato e regia pubblicaSulla previdenza il ministro parte dalla demografia: sette milioni di persone in meno in età da lavoro e una spesa pensionistica oltre il 15% del Pil. L’alternativa ai prelievi crescenti su chi lavora è una pensione che «poggi saldamente su due gambe». Dal primo luglio i nuovi assunti nel privato aderiscono automaticamente a un fondo pensione con il Tfr, salvo rinuncia. È un meccanismo di adesione automatica con uscita libera, e chi crede nella responsabilità individuale non può che apprezzarlo. Gli iscritti sono 10 milioni e mezzo, con oltre 270 miliardi di risorse.La manovra istituirà poi il Fondo Valore Nuovi Nati: ai nati dal 2027 andrà una posizione individuale di risparmio con 100 euro l’anno dallo Stato fino alla maggiore età, integrabili dalle famiglie con una detrazione dedicata. Giorgetti la considera «la più importante della legge di bilancio» e ne rivendica il valore di educazione finanziaria. L’idea è buona. La cifra resta simbolica e il risultato dipenderà da quanto le famiglie aggiungeranno di tasca propria.Più delicato l’annuncio di un tavolo con Banca d’Italia, fondi pensione, casse previdenziali, assicurazioni e fondazioni. Oggi i fondi investono nelle imprese italiane «meno del 3% del loro patrimonio». L’obiettivo è che il risparmio di lungo periodo trovi in Italia «opportunità coerenti con i propri mandati». La formula è prudente, e il ministro aggiunge che «le regole sono fatte, ora tocca agli operatori». Ma il confine tra creare opportunità e orientare il risparmio con la moral suasion è sottile. Chi gestisce la pensione di un lavoratore deve rispondere al rendimento, non alla geografia.«La prudenza è la prima forma di libertà»Nell’ultima Giornata del Risparmio della legislatura Giorgetti si è sottratto ai bilanci («ne faccio già uno all’anno, mi basta»). Ha preferito dire cosa vorrebbe che restasse. Una convinzione: «Per un Paese con il nostro debito, la prudenza è la prima forma di libertà. Quella di decidere a casa nostra». Un metodo, con la chiusura della «stagione dei contributi a fondo perduto che avevamo abituato troppi a chiedere e pochi a rischiare». E una promessa ai ventenni: «Non useremo il vostro futuro per pagare il nostro presente».Sono parole che un lettore liberale fa proprie quasi per intero. Proprio per questo stona che la stessa coerenza non valga fino in fondo per il contributo delle banche. Se la stagione dei sussidi è finita, anche quella dei prelievi straordinari su chi produce utili dovrebbe esserlo.Enrico Foscarini, 30 ottobre 2026L'articolo Giorgetti alle banche: «Siamo tutti nella stessa barca» proviene da Nicolaporro.it.