Cardinale conferma la piena fiducia nell’allenatore rossonero, annuncia nuovi investimenti per completare la rosa e rilancia le ambizioni del Milan: «Non abbandono Ruben». Nel mirino anche il tricolore già in questa stagione, il nuovo San Siro e la costruzione di una società ai vertici del calcio mondialeLa sconfitta contro il Bologna ha lasciato il segno, ma non ha cambiato i programmi di Gerry Cardinale. Il proprietario del Milan continua a credere nel progetto tecnico affidato a Ruben Amorim, confermandogli pieno sostegno e ribadendo la volontà di proseguire insieme per riportare il club ai vertici del calcio italiano ed europeo.Ultime Notizie Serie A: tutte le novità del giorno sul massimo campionato italianoIn un’intervista concessa alla Gazzetta dello Sport, Cardinale ha affrontato diversi temi: dal mercato di gennaio, con la promessa di nuovi interventi per rendere la rosa più profonda, alla ricerca del futuro responsabile dell’area sportiva, passando per le ambizioni in campionato e il rapporto con il tecnico portoghese.Il numero uno di RedBird non nasconde la propria impazienza: l’obiettivo è vincere trofei e conquistare lo scudetto il prima possibile. Intanto, resta centrale anche il progetto del nuovo San Siro, considerato fondamentale per rilanciare le ambizioni economiche e sportive del calcio italiano.Cardinale, come valuta il percorso del Milan e i risultati raggiunti fino a questo momento?«Io non sono mai contento. Mi spiego meglio: sono contento quando vinciamo una partita, ma questo non significa niente. Chiedetemi se sono contento quando alzerò un trofeo o vinceremo uno scudetto. Allora vi dirò che sono davvero contento. Adesso abbiamo ancora molto lavoro da fare e in più ultimamente ci sono stati gli infortuni che mi hanno fatto agitare. Quindi adesso sono agitato e costantemente concentrato su dove possiamo migliorare. Ho un lavoro da fare e non mi fermerò finché non avremo ottenuto quello che vogliamo. Chiunque mi conosca e abbia lavorato con me, sa che sono sempre insoddisfatto finché non arrivo all’obiettivo». 🎧 Ascolta le nostre notizie! Non hai tempo di leggere? Scopri la nuova sezione Podcast di Calcio News 24 e ascolta i nostri approfondimenti audio. Gli infortuni e le difficoltà numeriche della rosa rendono necessari nuovi interventi sul mercato di gennaio?«Dobbiamo continuare a migliorare la rosa perché in estate non sono riuscito a fare tutto quello che volevo. Stiamo ricostruendo la squadra e, anche se mi piacciono i nuovi arrivati, quelli che sono rimasti e… i nomi di cui mi sono liberato, probabilmente ci vorranno un altro paio di sessioni di mercato per completare tutto. Siamo arrivati soltanto a un quarto del percorso e la priorità è costruire una squadra che abbia la capacità di affrontare gli infortuni. Se partecipi alle coppe europee e giochi… l’Amorim Ball (dice proprio così, ndr), ovvero un calcio ad altissimo ritmo, con transizioni rapide, in cui tutti corrono tra i 9 e gli 11 chilometri a partita, hai l’obbligo di ruotarli. Per questo a gennaio sul mercato continueremo a essere aggressivi, opportunisti e continuerò a rinforzare la nostra panchina. Il mio stile è quello di muovermi con decisione e rapidamente. Per me conta ottenere ciò che vogliamo, giocatori… da Milan. Non sperpererò denaro, ma quando mi metto in testa di prendere un calciatore, faccio tutto ciò che posso per riuscirci».Markus Krösche è il candidato principale per diventare il nuovo responsabile dell’area sportiva rossonera?«Non sono vicino a un annuncio e non ho fretta. La scelta del responsabile dell’area sportiva è una delle più importanti dopo la transizione di quest’estate, quando ho licenziato tutti e ho preso in mano la gestione del club. Sto parlando con Krösche, e con altre persone, i migliori nel calcio. Con una stagione che finisce a maggio e un mercato che comincerà a giugno, non voglio avere fretta. Adesso sto gestendo la società in maniera diretta e mi piace, ma non posso farlo per sempre perché ho anche un altro lavoro. In più ci sono persone molto più qualificate di me. A maggio però dovevo rifondare il Milan e solo uno come me poteva riuscirci. Ora arriverà un responsabile dell’area sportiva, ma sarà un tassello all’interno di una struttura organizzativa molto più articolata. Una persona che dovrà lavorare con me. Faremo tutto insieme perché non consegnerò più le chiavi della società a un direttore sportivo o a un responsabile dell’area sportiva».Qual è il suo giudizio sul lavoro svolto finora da Ruben Amorim? La sua posizione è davvero al sicuro?«Sì e ho piena fiducia in lui. Nel finale di Top Gun, il “mio” film, c’è una grande battuta: “Non abbandono la mia spalla (il pilota dell’aereo d’appoggio, ndr)” dice Tom Cruise. E io non abbandono Ruben. Non è assolutamente in pericolo. Resterò al suo fianco (lo ripete due volte, con forza, ndr). Non commetterò gli errori commessi negli ultimi anni. È il mio tecnico e continueremo a lavorare insieme finché non riusciremo a fare il salto di qualità. Non puoi vincere se passi continuamente da un allenatore all’altro. Amorim l’ho scelto io. Se avessi commesso un errore, lo ammetterei, ma non penso di averlo commesso. Ha imparato molto da quello che è accaduto al Manchester United e l’ho ingaggiato perché mi ha spiegato gli errori fatti lì. Ha la cultura giusta, è un leader, un manager e un allenatore preparato. A Milanello si respira un’aria diversa da quella degli ultimi 4 anni. Il merito è suo. Sta imparando delle cose e la squadra deve trovare la propria coesione, capire come si possano ruotare i giocatori continuando a segnare tanti gol e vincere. Per me un pareggio è una sconfitta. Un punto non è lo scopo del gioco: i tre punti lo sono. Solo con le vittorie possiamo colmare il gap con le prime».Il progetto calcistico di Amorim, basato su intensità e pressing, può riportare il Milan ai massimi livelli?«Nei giorni prima di ogni partita lo chiamo e gli chiedo: “Come posso aiutarti? Di cosa hai bisogno?” e lui mi rassicura dicendomi: “Ci penso io, ci penso io”. Sa che ci sono, ma sa anche fare il suo lavoro. Non ha bisogno che io gli stia con il fiato sul collo: ha tutto sotto controllo ed è un vero professionista che fa crescere le persone. Sta gestendo i ragazzi e sta allenando bene il gruppo. Non penso che questo succedesse prima (stoccata ad Allegri, senza nominarlo, ndr). Mi si è accesa una lampadina quando Ibra qualche mese fa mi ha chiesto: “Che cosa rappresenta il Milan?”. Da allora penso praticamente ogni giorno a queste parole, in tutto quello che facciamo. Questo gruppo, in cui tutti si sostengono a vicenda, senza giochi di potere nello spogliatoio, mi piace: tutti si stanno ammazzando per vincere. Per capirlo basta guardarli negli occhi. Negli anni precedenti mi chiedevo: “Perché sono io il più arrabbiato se non vinciamo?”. Adesso non mi sento più così: ragazzi e staff sono arrabbiati quanto me».Alla vigilia del primo derby del nuovo corso rossonero, quale tipo di partita si aspetta contro l’Inter?«Come dice Amorim, guardo al derby come a una “semplice” partita. Senza pensare che, in caso di vittoria, ci avvicineremmo in classifica. Dobbiamo fare il nostro lavoro, giocare a calcio, segnare e migliorare su tutto».L’Inter parte con i favori del pronostico? Come giudica il lavoro della società nerazzurra?«Rispetto Marotta e l’organizzazione del suo club che, anche quando Inzaghi se n’è andato, non hanno perso un colpo. Un po’ come il Liverpool che ha fatto una stagione da record con Slot al posto di Klopp. È quello a cui aspiro per noi. L’Inter ha tutto il diritto di essere dove è ora. Se lo sono guadagnato e li rispetto per questo. Sento la competizione con loro? Eccome! Mi fanno perdere il sonno? Assolutamente sì. La competizione va bene e sono fiducioso che riusciremo ad arrivare a quel livello. È soltanto questione di tempo prima che diventeremo migliori, che solleveremo quel trofeo (la coppa dello scudetto, ndr). Non sarà facile e non ci verrà regalato niente. So molto bene cosa c’è in palio domani e so quanto siano forti. E non vedo l’ora che arrivi il derby. Non sto più nella pelle».Il Milan può ancora puntare concretamente alla conquista dello scudetto in questa stagione?«È assolutamente possibile, al cento per cento. E lo dico senza voler essere arrogante. Mi sveglio ogni mattina sperando in un piccolo spiraglio, ovvero che l’Inter cominci a pareggiare invece di vincere e che noi cominciamo a mettere insieme una serie di successi. Vincere è l’unica cosa che mi interessa, ma pensiamo a una partita alla volta, a guadagnare terreno su chi ci sta davanti, giornata dopo giornata».Per ora l’unico trofeo conquistato dalla sua gestione è la Supercoppa Italiana. Quanto manca per costruire il Milan che ha in mente?«Sono agitato per i quattro anni che ho perso. Voglio creare un’organizzazione calcistica di livello mondiale, con le persone giuste. Ho la sensazione che ancora il Milan non stia funzionando a pieno regime. Il mio desiderio è ottenere un cambiamento molto rapido, ma so che questo non è compatibile con il calcio. “Dovrai essere paziente” mi dicono. Io però… non lo sono. E così la scorsa estate ho preso Moreira, dopo Ramos e Gila. Sono operazioni che ho fatto io, con gli altri proprietari, e le difendo».Quali sono i giocatori della rosa che l’hanno colpita maggiormente da quando è al Milan?«È una domanda pericolosa, perché devo voler bene a tutti i miei… “figli”: Pulisic lo adoro; idem Rabiot, Moreira, Gila, che è una bestia, Hutchinson, Ramos, Maignan che è il nostro leader… E potrei citarli tutti i miei ragazzi».Che importanza attribuisce alla realizzazione del nuovo stadio di San Siro per il futuro del Milan e della Serie A?«È un progetto a cui lavoriamo da quattro anni, una priorità. Il nuovo San Siro è una tappa fondamentale per l’Italia, un Paese dove sembrava impossibile riuscire realizzare nuove strutture. Dobbiamo trovare il modo di riportare la Serie A al livello che le compete. Perché una Serie A più forte significa anche un Milan più forte. L’unico modo per competere con la Premier League è iniziare a trasformare il proprio profilo economico. Credo che un club come il Milan e i suoi tifosi meritino un’infrastruttura di questa qualità. Questo stadio rappresenta una dichiarazione fortissima da parte mia e di RedBird di quanto tutto questo sia importante per noi. Stiamo facendo tutto il possibile per tornare ai vertici. La tappa raggiunta con lo stadio è importante, ma non c’è stadio al mondo che per me valga quanto una vittoria nel derby contro l’Inter».RedBird sta valutando concretamente l’acquisizione dell’Al Nassr? E le piacerebbe collaborare con Cristiano Ronaldo?«Ci sono state conversazioni per valutare l’opportunità dell’Al Nassr e mi hanno contattato per esaminarla, ma siamo a uno stadio preliminare. Lavoro molto in Medio Oriente: mi piacerebbe incontrare Ronaldo perché mi incuriosisce capire che cosa potrebbe voler fare quando smetterà di giocare e quale sarà il suo interesse futuro nel club saudita. Continuerò a valutare le possibilità del multi-club, fermo restando che ho già il Tolosa e il Milan».Qual è la posizione del Milan sulla possibile candidatura di Adriano Galliani alla presidenza della FIGC in contrapposizione a Giovanni Malagò?«Stimo entrambi. Non è una questione di nomi, ma piuttosto di quello che vogliono fare».