MOSCA — «Novaya Gazeta cessa di esistere». Lo ha detto venerdì mattina il direttore Sergei Sokolov in un video pubblicato su YouTube, e lo ripete una lettera ai lettori sul sito del giornale, intitolata «Ci hanno uccisi». Il quotidiano indipendente fondato nel 1993, quello di Anna Politkovskaja e del premio Nobel per la pace Dmitri Muratov, stamperà l’ultimo numero il 9 novembre. Poi la redazione lascerà la sede storica di vicolo Potapovskij, nel centro di Mosca, dove lavora da quasi 30 anni.«Il 9 novembre spegneremo le luci nella casa dove abbiamo vissuto per 30 anni, spegneremo i server e ce ne andremo», si legge nella lettera riportata da Le Monde. «Le autorità russe e i servizi di sicurezza russi hanno costretto la redazione a cessare l’attività». La redazione parla di «una campagna coordinata»: le banche hanno chiuso i conti citando «regole interne» che, scrive il giornale, sarebbero dettate dall’Fsb, il servizio di sicurezza interna. Il sistema di donazioni dei lettori, unica fonte di finanziamento, è stato disattivato. «Ci siamo ritrovati in una ‘kill zone’», conclude il testo.Il Cremlino e Roskomnadzor, l’autorità russa di vigilanza sui media, non hanno commentato. Nemmeno l’agenzia AFP, che ha dato notizia del video di Sokolov, ha raccolto repliche dalle autorità: nel racconto di queste ore la voce del governo manca.La fine arriva dopo un mese di pressioni. Il 15 ottobre Sokolov è stato interrogato come testimone dal Comitato investigativo, l’organo russo che svolge le indagini penali più delicate, e la sua abitazione è stata perquisita nell’ambito del procedimento contro il collega Oleg Roldugin, arrestato in aprile e ora a processo. Il 9 ottobre il proprietario dell’immobile di vicolo Potapovskij ha intimato lo sfratto con un mese di preavviso. Nessuna nuova sede è stata trovata.«Ci buttano fuori, dandoci il minimo tempo per fare le valigie», avevano scritto giovedì Sokolov e la giornalista Irina Gordienko in una lettera ai donatori. «Il museo di Anna Politkovskaja chiude, i ritratti dei nostri amici uccisi vengono staccati dalle pareti. Siamo diventati rifugiati nel nostro Paese». L’ultimo passaggio non è un decreto ma una somma di atti ordinari — un contratto d’affitto, un conto corrente, un sistema di pagamento — che lascia il giornale senza casa e senza soldi prima ancora che senza licenza.Sei giornalisti uccisiIl primo numero uscì il 1° aprile 1993. Per quasi trent’anni il giornale è andato in edicola tre volte la settimana, il lunedì, il mercoledì e il venerdì, pubblicando le inchieste sulla Cecenia, sulla corruzione e sugli abusi dei servizi di sicurezza. Il prezzo è stato pagato in vite: sei collaboratori sono stati assassinati, Igor Domnikov, Jurij Scekocikhin, Anna Politkovskaja, Stanislav Markelov, Anastasia Baburova e Natalia Estemirova.Muratov, cofondatore ed editore, è stato colpito al volto con vernice acida e ha quasi perso la vista; «gli autori sono stati lasciati liberi», scrive la redazione. In Cecenia la cronista Elena Milashina è stata rapita e picchiata. Nel 2021 il Nobel per la pace, condiviso con la filippina Maria Ressa, aveva portato il giornale sulle prime pagine del mondo; oggi anche Muratov figura nel registro degli «agenti stranieri».La guerra in Ucraina ha accelerato tutto. Nel marzo 2022 il giornale sospese le pubblicazioni in Russia per non sottostare alla censura militare. In aprile una parte della redazione fondò a Riga Novaya Gazeta Europe, il cui sito fu subito bloccato; in settembre un tribunale, su ricorso di Roskomnadzor, revocò la licenza. Nell’aprile 2026 la redazione è stata perquisita con gli avvocati tenuti fuori dalla porta, e il 4 settembre il ministero della Giustizia ha iscritto la testata tra gli «agenti stranieri», l’etichetta che in Russia impone un marchio su ogni pubblicazione e allontana inserzionisti e banche.La lettera ai lettori si chiude con un poscritto di una riga: uscirà un ultimo numero. Sarà il congedo di un giornale nato il 1° aprile 1993, quando a Mosca si stampavano le prime testate libere dopo la fine dell’Unione Sovietica.