La Procura di Bruxelles chiede due anni di reclusione per l’ex centrocampista: l’ipotesi di reato è riciclaggio di denaro. Tutti i dettagliSi complicano le vicende giudiziarie in patria per Radja Nainggolan, centrocampista belga noto per la sua irruenza agonistica e per una lunga carriera vissuta da protagonista in Italia con le maglie di Cagliari, Roma, Inter tra le altre. La Procura di Bruxelles ha infatti formulato una richiesta ufficiale di condanna a due anni di reclusione nei confronti del trentottenne ex calciatore, finito sotto la lente d’ingrandimento delle autorità per un presunto coinvolgimento in operazioni finanziarie illecite.Ultime notizie Calcio Estero: tutte le novità del giorno provenienti da tutto il mondoL’inchiesta sul traffico di stupefacenti e le accuse di riciclaggioL’ipotesi di reato contestata a Nainggolan è quella di aver riciclato una cifra pari a 105.500 euro per conto di un’organizzazione criminale. L’indagine si inserisce in un quadro investigativo più ampio gestito dalla Polizia Giudiziaria Federale di Bruxelles (PJF), incentrato su una presunta rete di importazione di cocaina dal Sud America all’Europa attraverso lo snodo strategico del porto di Anversa. L’operazione delle forze dell’ordine ha portato all’esecuzione di ben 30 perquisizioni territoriali tra le province di Anversa e Bruxelles e al successivo arresto di 18 persone.Le movimentazioni sospette e le versioni dell’ex centrocampistaLa posizione dell’ex mediano dei club capitolini e nerazzurri è finita al centro dell’attenzione degli inquirenti a causa del ricevimento, nell’arco di pochi mesi, della somma di oltre 100.000 euro da parte di Nasr-Eddine Sekkaki, fratello dell’esponente criminale Ashraf Sekkaki. Interrogato sull’origine di quelle transazioni, Nainggolan ha inizialmente sostenuto di aver concesso quella cifra a titolo di prestito personale spinto da un legame di amicizia. Successivamente, l’ex calciatore ha modificato la propria versione dei fatti, ammettendo di aver accettato il denaro da Sekkaki per far fronte a difficoltà operative momentanee, dovute al congelamento temporaneo dei propri conti correnti a seguito della procedura di separazione coniugale. La parola passa ora al tribunale penale per il verdetto finale.