Iraq e Giordania, nove accordi per rafforzare gli scambi e costruire nuovi corridoi regionali

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Iraq e Giordania hanno firmato nove accordi di cooperazione il 26 ottobre ad Amman, durante la visita del primo ministro iracheno Ali Faleh al-Zaidi, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni economiche e istituzionali in una regione segnata da persistenti tensioni geopolitiche. Le intese riguardano diversi settori, dalla tutela della concorrenza all’istruzione, fino al sostegno alle piccole e medie imprese. Il significato strategico dell’incontro emerge tuttavia soprattutto dai colloqui sui collegamenti energetici, sulle infrastrutture e sulle possibilità di ampliare gli scambi commerciali tra i due Paesi.Baghdad e Amman intendono trasformare una relazione politica consolidata in una maggiore integrazione economica, cercando di ridurre alcune delle vulnerabilità derivanti dall’instabilità mediorientale.Tra le iniziative discusse figura la proposta irachena di creare una zona franca tra i due Paesi, con l’obiettivo di facilitare il commercio bilaterale e favorire lo sviluppo di nuove attività produttive. Si tratta di un progetto avanzato da Baghdad, non di una misura già approvata attraverso gli accordi firmati.L’iniziativa risponde alle esigenze di due economie differenti ma potenzialmente complementari. L’Iraq dispone di ingenti risorse petrolifere e di un mercato interno significativo, ma deve affrontare carenze infrastrutturali e la necessità di diversificare le proprie attività produttive. La Giordania possiede risorse energetiche molto più limitate, ma può offrire servizi logistici, collegamenti commerciali e l’accesso al porto di Aqaba, sul Mar Rosso.La posizione geografica attribuisce alla cooperazione un’importanza che supera il valore immediato delle intese sottoscritte.L’Iraq rappresenta un punto di collegamento tra il Golfo Persico, l’Anatolia, l’Iran e il Levante, mentre la Giordania si trova tra la Penisola Arabica, la Siria, Israele e il Mar Rosso.Il potenziamento delle infrastrutture tra Baghdad e Amman potrebbe quindi favorire la nascita di una direttrice commerciale alternativa rispetto ad alcune delle rotte tradizionali del Medio Oriente, ampliando le possibilità di accesso ai mercati regionali e internazionali.In questa prospettiva assume particolare rilievo il progetto dell’oleodotto tra Bassora e Aqaba, discusso da anni ma non ancora completato.L’infrastruttura dovrebbe consentire il trasporto del greggio iracheno verso la costa giordana del Mar Rosso, offrendo a Baghdad un’ulteriore via di esportazione rispetto ai terminali del Golfo Persico.Il progetto prevede due tratte principali: Bassora-Haditha, all’interno del territorio iracheno, e Haditha-Aqaba, fino al porto giordano.Nel luglio 2026 erano state segnalate attività relative alla realizzazione del primo segmento, compresa la produzione delle tubazioni. Questo non significa tuttavia che il collegamento fino ad Aqaba sia già in costruzione o prossimo all’entrata in funzione.L’oleodotto non figura tra i nove accordi sottoscritti il 26 ottobre, ma rimane uno dei principali obiettivi strategici discussi dai due governi.La sua importanza deriva soprattutto dalla possibilità di diversificare le rotte di esportazione del petrolio iracheno.Per Baghdad, la dipendenza da un numero limitato di terminali e passaggi marittimi costituisce una vulnerabilità strutturale, soprattutto in una fase caratterizzata da tensioni nel Golfo Persico e lungo le principali vie di navigazione.Disporre di infrastrutture alternative potrebbe aumentare la flessibilità commerciale e ridurre le conseguenze di eventuali interruzioni localizzate.Una nuova rotta, tuttavia, non garantisce automaticamente una maggiore sicurezza.Anche il Mar Rosso è interessato da tensioni militari, mentre un oleodotto terrestre richiederebbe investimenti considerevoli, sistemi di protezione e accordi stabili sulle condizioni di transito.Le difficoltà della cooperazione energetica emergono anche dalla situazione delle forniture petrolifere irachene destinate alla Giordania, sospese dall’inizio del 2026.Nell’ottobre dello stesso anno il ministero del Petrolio iracheno ha attribuito il mancato ripristino a problemi tecnici legati alla disponibilità del greggio leggero di Kirkuk, adatto alle caratteristiche delle raffinerie giordane.Baghdad ha proposto come alternativa il greggio medio di Bassora, che tuttavia non risulterebbe compatibile con le esigenze operative degli impianti giordani.La vicenda dimostra come gli accordi energetici dipendano non soltanto dalla volontà politica, ma anche dalla disponibilità delle risorse e dalle caratteristiche tecniche delle infrastrutture.Un altro settore strategico è rappresentato dall’interconnessione elettrica.Il collegamento tra Iraq e Giordania è entrato parzialmente in funzione nel marzo 2024, consentendo inizialmente la fornitura di energia al distretto iracheno di al-Rutba.Nel settembre 2026, tuttavia, le importazioni di elettricità dalla Giordania sono state temporaneamente sospese, mentre il distretto è stato ricollegato alla rete nazionale irachena attraverso al-Qaim.La ripresa delle forniture giordane rimane subordinata al completamento di ulteriori infrastrutture ad alta tensione.Il progetto conserva quindi un valore strategico, ma non può ancora essere considerato pienamente operativo rispetto agli obiettivi inizialmente previsti.Queste difficoltà evidenziano la distanza che può separare gli accordi politici dalla realizzazione delle infrastrutture.Un progetto energetico transfrontaliero richiede finanziamenti, condizioni contrattuali affidabili, sicurezza degli impianti e continuità nelle decisioni dei governi coinvolti.Senza questi elementi, anche iniziative considerate strategiche possono rimanere incomplete per anni.Durante l’incontro di Amman, il primo ministro giordano Jafar Hassan ha sottolineato la necessità di trasformare i progetti comuni in realizzazioni concrete, attraverso passaggi operativi e scadenze definite.I due governi hanno inoltre concordato un meccanismo per seguire l’attuazione delle iniziative condivise.La dimensione economica della cooperazione si inserisce in un quadro diplomatico particolarmente complesso.L’Iraq mantiene rapporti importanti con l’Iran, gli Stati Uniti e diversi Paesi arabi, cercando di evitare che la competizione tra questi attori comprometta la propria stabilità interna e le prospettive di sviluppo.La Giordania rappresenta invece uno degli interlocutori più consolidati dell’Occidente nella regione, pur dovendo gestire relazioni delicate con gli Stati confinanti.Il rafforzamento della cooperazione tra Baghdad e Amman non costituisce quindi necessariamente un’alleanza diretta contro una terza potenza.Può essere interpretato piuttosto come un tentativo di ampliare i margini economici e diplomatici di entrambi i Paesi.Per l’Iraq, il consolidamento delle relazioni con i vicini arabi può contribuire a ridurre alcune dipendenze accumulate nel tempo.Questo non significa abbandonare il rapporto con Teheran, che continua ad avere un peso rilevante sul piano economico, politico e della sicurezza.Significa però poter contare su un numero maggiore di interlocutori e su ulteriori opportunità commerciali.In un sistema regionale caratterizzato da rivalità e interessi spesso difficili da conciliare, la disponibilità di alternative rappresenta uno strumento di autonomia strategica.La Giordania persegue obiettivi complementari.La stabilità irachena è importante per la sicurezza del suo confine orientale, ma anche per le prospettive commerciali di un’economia fortemente dipendente dai collegamenti con l’estero.Una maggiore integrazione potrebbe favorire gli investimenti, sostenere il settore logistico e rafforzare il ruolo di Amman come interlocutore economico tra il Golfo e il Levante.Il successo di questa strategia dipenderà tuttavia dalla capacità di trasformare le intese diplomatiche in progetti finanziati e concretamente operativi.I nove documenti firmati ad Amman non risolvono automaticamente queste difficoltà.Una parte significativa delle intese riguarda settori istituzionali e amministrativi, mentre i principali progetti energetici e infrastrutturali rimangono oggetto di confronto politico.Sarebbe quindi prematuro parlare della nascita di un nuovo corridoio economico già funzionante.Il risultato immediato dell’incontro consiste soprattutto nel rafforzamento del quadro di cooperazione e nella volontà dichiarata di accelerare iniziative discusse da tempo.Il valore strategico delle intese non si misurerà dunque soltanto nel numero degli accordi firmati, ma nella capacità di realizzare i progetti ancora incompiuti.Se Baghdad e Amman riusciranno ad ampliare gli scambi commerciali, ripristinare e potenziare le connessioni elettriche e sviluppare nuove infrastrutture logistiche ed energetiche, potranno contribuire alla creazione di una direttrice economica più stabile tra la Mesopotamia e il Mar Rosso.In una regione nella quale le rotte commerciali sono frequentemente condizionate dalle tensioni militari, costruire collegamenti affidabili può diventare uno strumento di autonomia economica e influenza geopolitica.