MOSCA — Un attestato incorniciato tra le mani, un caccia grigio alle spalle sulla pista dell’aeroporto di Zhukovsky, alle porte di Mosca. Così il primo ministro etiope Abiy Ahmed si è fatto fotografare mercoledì, nel giorno in cui ha annunciato su X che l’Etiopia ha ricevuto 12 caccia russi Su-35 e acquisterà quattro batterie di missili antiaerei S-400. Gli aerei, ha scritto, sono arrivati con un anno di anticipo rispetto a un accordo già firmato con il Cremlino, e il premier ha ringraziato Vladimir Putin per aver accelerato la consegna.L’annuncio arriva dal terzo vertice Russia-Africa, aperto mercoledì a Mosca con 22 capi di Stato, e cade mentre l’esercito etiope combatte nel Tigray e il confine con l’Eritrea è tornato una linea di guerra. I nuovi caccia, ha detto Abiy, serviranno a «dissuadere preventivamente l’aggressione». Per gli S-400 non c’è una data. Rosoboronexport, la società di Stato che vende le armi russe all’estero, ha confermato la consegna del primo lotto; la cerimonia per i primi due velivoli si è tenuta proprio a Zhukovsky.Gli Su-35 sostituiscono i Su-27 di fabbricazione sovietica, da decenni il nucleo dell’aeronautica di Addis Abeba. Secondo l’istituto svedese Sipri, che censisce il commercio mondiale di armi, la Russia ha coperto il 15 per cento delle importazioni africane di armamenti maggiori tra il 2021 e il 2025, terzo fornitore del continente, riferisce Al Jazeera.In sala plenaria, poco prima, Putin aveva stretto la mano al presidente del Burundi Évariste Ndayishimiye, presidente di turno dell’Unione Africana e copresidente del vertice. Delegazioni di 48 Paesi su 54, due giorni di lavori, bilaterali su commercio, sicurezza, armi e grano. Il presidente russo ha accusato un Occidente «coloniale» di sfruttare le risorse africane e di usare il debito per frenare lo sviluppo del continente, e ha chiesto più peso per l’Africa nel Fondo monetario internazionale e nella Banca Mondiale.«L’era in cui i destini di interi continenti venivano decisi da un ristretto blocco di Stati sta finendo in modo irreversibile», ha detto Putin. Mosca ha promesso grano e fertilizzanti oltre ai 40 Paesi africani già riforniti: 13 milioni di tonnellate di prodotti agricoli nei primi nove mesi del 2026. Reuters ricorda che nel continente restano operativi i paramilitari dell’Africa Corps, la struttura che ha raccolto l’eredità del gruppo Wagner. Davanti a 22 capi di Stato, la consegna anticipata ad Abiy è la dimostrazione pratica di quel che Putin promette dal palco: che la Russia le armi le consegna, e in fretta.Il fronte del TigrayIl calendario spiega la fretta di Addis Abeba. Il 4 ottobre le forze federali hanno ripreso Mekelle, capoluogo del Tigray, dopo il ritiro del Fronte popolare di liberazione del Tigray; una settimana fa negozi e banche avevano riaperto, con i residenti in attesa di capire quanto durerà. Nella regione di Amhara l’esercito combatte una rivolta separata. Al confine meridionale, la polizia keniana ha registrato il passaggio di centinaia di etiopi dalla città di frontiera di Moyale.Il nodo più pesante è l’Eritrea. Il 7 ottobre Asmara ha rotto le relazioni diplomatiche dopo la chiusura dell’ambasciata etiope e l’espulsione di dieci diplomatici eritrei. Due giorni dopo Addis Abeba ha scritto al Consiglio di Sicurezza dell’Onu denunciando un’«invasione su vasta scala» fino a 60 chilometri dentro il Tigray; testimoni hanno raccontato a Reuters di aver visto decine di soldati eritrei attraversare su due camion la cittadina di Adigrat, a 25 chilometri dal confine.Asmara nega qualsiasi incursione. Il ministro degli Esteri eritreo Osman Saleh ha replicato all’Onu che le accuse servono a giustificare «una guerra d’aggressione» etiope e ha chiesto al Palazzo di Vetro «misure deterrenti». Il segretario generale António Guterres si è detto «gravemente preoccupato» e ha chiesto a entrambi di tornare all’Accordo di Pretoria del 2022, che chiuse la guerra del Tigray. Sull’annuncio dei caccia, da Asmara non è arrivato finora alcun commento, e nemmeno dalle capitali occidentali.Il 13 ottobre, mentre i diplomatici provavano ancora a evitare la guerra, le truppe etiopi erano già avanzate fino a Zalambessa, l’ultimo abitato prima del confine eritreo.