GERUSALEMME — 53 seggi su 120. Ne servono 61. Con il 93% delle schede scrutinate, il blocco di Benjamin Netanyahu si ferma a otto seggi dalla maggioranza. Quello dell’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot è a 48, e in mezzo stanno i partiti arabi, saliti a 19 deputati, quasi il doppio di prima. È il conteggio di mercoledì pomeriggio, riferisce Bloomberg, all’indomani del voto per la Knesset, il parlamento israeliano.Il Likud di Netanyahu resta il primo partito con 26 seggi, Yashar, la lista di Eisenkot, lo segue con 21. Mancano le «doppie buste», le schede di soldati, detenuti e diplomatici, fino a 480.000 secondo il Times of Israel. Il nodo è aritmetico: senza i 19 deputati arabi nessuno dei due blocchi arriva a 61, e nessuno dei due, finora, dice di volerli.La notte era cominciata in un altro modo. Il primo exit poll di Canale 12 dava al blocco di Netanyahu 68 seggi, poi il dato è sceso, proiezione dopo proiezione, fino a 52. L’affluenza ha toccato il 77,7%, la più alta dal 1977. Mercoledì la borsa di Tel Aviv ha chiuso in calo dell’1,5%, con lo shekel e i titoli di Stato in ribasso.Netanyahu ha parlato al quartier generale del Likud a Gerusalemme senza proclamare la vittoria. «La destra ha una maggioranza chiara e decisiva tra il pubblico sionista», ha detto, «serve un governo nazionale di destra forte». Impensabile, ha aggiunto, «mettere in pericolo Israele con un governo che si appoggia a partiti arabi antisionisti».Eisenkot, a Tel Aviv dopo mezzanotte, ha rivendicato il primo incarico. «Abbiamo fatto la storia! Il pubblico ha votato per il cambiamento», ha detto ai suoi; «un leader degno accetterebbe la sfiducia del popolo e annuncerebbe oggi il ritiro». Su X aveva parlato di «una totale mancanza di fiducia in Netanyahu e nel suo governo del 7 ottobre», il giorno dell’attacco di Hamas del 2023.L’accusa ai partiti arabiNel pomeriggio il Likud ha accusato i partiti arabi di aver «rubato» le elezioni con «corruzione, minacce, violenze, falsificazioni» e ha chiesto un’indagine alla polizia e allo Shin Bet, il servizio di sicurezza interno. Un funzionario del Comitato centrale elettorale ha smentito a Canale 12 l’esistenza di brogli diffusi. Ahmad Tibi, uno dei leader della Lista congiunta araba, ha teso la mano al «blocco del cambiamento».Dentro il blocco di Eisenkot, però, non tutti vogliono quei voti. Avigdor Liberman, capo del partito laico di destra Yisrael Beiteinu, 7 seggi, e l’ex premier Naftali Bennett, la cui lista ne ha presi 12, escludono un governo con i partiti arabi. Yair Golan, leader dei Democratici, 8 seggi, conta invece anche loro: «Netanyahu ha perso», e l’opposizione è a 65.I tempi li fissa la legge. Il presidente Isaac Herzog riceverà i risultati ufficiali la settimana prossima, entro il 4 novembre, poi consulterà ogni gruppo prima di affidare l’incarico: chi lo riceve ha 28 giorni per formare la coalizione, più 14 di proroga. Herzog ha chiesto ai partiti di trattare «con mente aperta» e di evitare nuove elezioni.Da Washington Donald Trump si è attribuito il merito su Truth Social: «sembra un grande pareggio in rimonta, o persino una vittoria per Netanyahu». Fonti vicine al presidente, citate dalla stampa israeliana, dicono che Trump vuole fuori dal prossimo governo Itamar Ben-Gvir, ministro della Sicurezza nazionale, e probabilmente Bezalel Smotrich, ministro delle Finanze. Un funzionario americano ha definito «false e premature» quelle preferenze: la Casa Bianca non ha deciso se intervenire.Ben-Gvir ha già accusato Netanyahu di volerlo escludere per aprire a un governo di unità nazionale.