Youssef Siher libero. E io penso a Giovanni Toti

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Youssef Siher libero, ha stabilito il Giudice milanese aderente al gruppo Giuristi per Gaza: non sussistono esigenze cautelari che possano giustificare la detenzione. Il mio pensiero va in questo momento a Giovanni Toti, un giornalista stimato prestato alla politica, incensurato, tenuto in custodia cautelare per mesi fino a quando non ha accettato di dimettersi da presidente della Regione Liguria come preteso dai magistrati per evitare, così sostenevano, che ritornato libero commettesse ulteriori reati profittando della sua carica.Successivamente, Giovanni Toti, pur di uscire dal massacro giudiziario al quale veniva sottoposto, accettò di patteggiare una piccola pena per un reato che non avrebbe consentito la custodia cautelare. Fine della storia. Youssef libero e Toti in galera.Marco Baldassari, 29 ottobre 2026Cosa è successo oggi:Youssef Siher torna libero. E il caso delle violenze di Milano si trasforma in un nuovo terreno di scontro tra governo e magistratura. Il ricercatore trentenne, individuato dagli investigatori come amministratore dei canali social del Movimento 17 Ottobre, ha lasciato il carcere di San Vittore dopo che la gip Tiziana Landoni ha respinto sia la richiesta di convalida del fermo sia quella di custodia cautelare avanzata dalla Procura di Milano. Una decisione che Giorgia Meloni ha definito «vergognosa» e che ha provocato l’immediata reazione dei vertici del Tribunale.Ma attenzione. Perché il punto non è soltanto la scarcerazione. È soprattutto la distanza, piuttosto impressionante, tra la ricostruzione degli investigatori e quella del giudice. La Procura, guidata da Marcello Viola, aveva ipotizzato i reati di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo e violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche. Accuse pesanti, accompagnate dalla richiesta di mantenere Siher dietro le sbarre.La gip, però, ha letto diversamente gli elementi raccolti. Nelle 37 pagine del provvedimento, secondo quanto riferisce l’Ansa, Landoni sostiene che le dichiarazioni pubblicate sui canali del movimento, pur caratterizzate da toni durissimi contro il governo e le istituzioni, non contengano indicazioni concrete per commettere violenze. Le espressioni utilizzate dall’attivista sarebbero riconducibili alla protesta politica e alla disobbedienza civile, non all’organizzazione di azioni criminali.Ecco il nodo. Per la giudice non basta utilizzare parole incendiarie o annunciare una mobilitazione permanente per configurare un’istigazione a delinquere. Occorre dimostrare che quelle parole siano concretamente capaci di provocare la commissione di reati. Un requisito che, secondo Landoni, gli investigatori non avrebbero dimostrato.Non solo. La gip ha escluso anche l’esistenza di un concreto pericolo di fuga. Siher è nato in Italia, lavora e vive stabilmente nel Paese con la propria famiglia. Circostanze che, nella valutazione del giudice, non giustificavano il fermo disposto dalla Procura.Meloni non ci sta. La presidente del Consiglio considera la liberazione dell’attivista una mortificazione del lavoro delle forze dell’ordine e degli inquirenti. Dall’altra parte, il presidente del Tribunale di Milano Fabio Roia e la presidente della sezione Gip-Gup Vincenza Maccora respingono le critiche politiche, ricordando che le decisioni giudiziarie devono fondarsi sulle prove e non sulle aspettative del governo.La decisione della gip, comunque, non equivale alla fine della storia. Le indagini proseguono e la Procura potrà raccogliere ulteriori elementi. Per il momento, però, il giudice ha stabilito che quelli disponibili non sono sufficienti per giustificare una misura cautelare. E tra le preoccupazioni per l’ordine pubblico e le garanzie previste dalla legge, il confine continua a essere decisivo. Una cosa è certa: Siher è fuori dal carcere. La polemica, invece, è appena cominciata.L'articolo Youssef Siher libero. E io penso a Giovanni Toti proviene da Nicolaporro.it.