PARIGI — Cinque ministri, un testo, nessuna cifra. La ministra francese delle Forze armate Catherine Vautrin ha riunito oggi a Parigi i colleghi di Germania, Italia, Polonia e Regno Unito, il gruppo che le cancellerie chiamano E5, e con loro ha firmato una dichiarazione comune, pubblicata anche come intervento su Le Monde. La frase chiave, riferisce l’AFP, è una sola: «L’Europa deve assumersi una parte maggiore di responsabilità per la propria sicurezza».È una dichiarazione d’intenti, non ancora un piano. Il documento non contiene nuovi ordini di armamenti, non fissa una somma, non indica una data e non dice chi paga che cosa. L’unico appuntamento scritto è il prossimo vertice del gruppo, a Roma, nel marzo 2027.Il testo definisce la Russia «la minaccia più acuta e di lungo termine» per la sicurezza euro-atlantica e cita le violazioni dello spazio aereo alleato, i sabotaggi e gli attacchi ibridi degli ultimi mesi. Chiede più peso politico e militare europeo dentro la Nato, più cooperazione fra le industrie della difesa e il contrasto alla «flotta ombra» di petroliere con cui Mosca aggira le sanzioni. Sulla difesa dell’Unione europea la formula è prudente: deve completare l’Alleanza, non duplicarla, e restare aperta a chi nella Ue non sta, come Londra.Accanto a Vautrin, in conferenza stampa, sedevano il tedesco Boris Pistorius, l’italiano Guido Crosetto, il polacco Władysław Kosiniak-Kamysz e il britannico Wes Streeting. L’obiettivo, ha detto la ministra francese, è «un’Europa più forte in una Nato altrettanto forte», con un piano coordinato in «piena trasparenza» con Washington. La dichiarazione lo ripete per iscritto: gli Stati Uniti «sono e resteranno un alleato indispensabile».Per capire il tono bisogna tornare a maggio. Allora il Pentagono annunciò una riduzione della presenza militare americana in Europa, da attuare in sei-dodici mesi, senza avvertire gli alleati. Il testo di oggi parla a Washington almeno quanto a Mosca: i cinque mettono nero su bianco che l’America resta necessaria, e insieme promettono di non lasciarle il conto intero.Kallas: «Un inverno brutale»Al vertice hanno partecipato anche l’alta rappresentante Ue per la politica estera Kaja Kallas e il commissario europeo per la Difesa e lo Spazio Andrius Kubilius. Kallas, scrive Politico Europe, ha previsto per Kiev «un inverno brutale» e «nessuna speranza di pace imminente»: «la nuova spinta diplomatica c’è, ma è anche chiaro che le azioni di Putin raccontano un’altra storia». L’Ucraina, ha aggiunto, va aiutata a «resistere agli attacchi e aumentare il costo per la Russia».Pistorius è stato più netto: «Non c’è alcun segnale che Putin cerchi la pace», e negoziare con lui «non porta a nulla». Streeting ha scelto un registro diverso: «Nessuno di noi cerca lo scontro con la Russia, ma dobbiamo essere consapevoli della minaccia».Mosca non ha reagito al vertice di Parigi. Nei giorni scorsi il portavoce del Cremlino Dmitrij Peskov, citato dall’agenzia di Stato Tass, aveva escluso una tregua energetica, «alla Russia serve la pace, non un cessate il fuoco», e aveva liquidato le posizioni europee come «difficilmente un contributo costruttivo a una soluzione».Domenica il consigliere di Putin Jurij Ušakov, ex ambasciatore a Washington, ha ammesso alla tv di Stato Vesti che la via americana si è inceppata: «Dopo Anchorage sembrava che l’amministrazione potesse costringere Kiev a obbedire. Finora non ha funzionato». Ora, ha detto, bisogna «parlare con tutta l’Europa, che sostiene pienamente Kiev».Il punto che la dichiarazione di Parigi non scioglie è proprio questo. Le garanzie di sicurezza «solide e credibili» della Coalizione dei volenterosi scattano, per il testo, solo dopo un cessate il fuoco o un accordo, e nessuno dei firmatari lo vede vicino. Ušakov ha indicato un incontro a tre fra Stati Uniti, Ucraina e Russia negli Emirati, a novembre, e lo ha già definito «forse interlocutorio».