Dritto e rovescio della moda italiana. L’inviato speciale Mirko Tondi: «Senza nuovi artigiani rischiamo di perdere competitività sui mercati mondiali»

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Laddove si addensano i nodi, l’estremità dei fili sbrigliati e peregrini, le linee spesse delle giunture: lì, sul rovescio di un abito troverete la trama nascosta che, anche se resa invisibile e considerata invedibile, è la più vera. È il risultato della fatica di dita nodose o gracili, comunque rapide, che maneggiano strumenti minuti, introvabili in un pagliaio, o pesanti, taglienti, pericolosi.Consulente, collaboratore parlamentare e del vicepremier Tajani, segretario generale del premio De Sanctis, ma soprattutto figlio di mamma sarta, nipote di nonna e bisnonno sarto, Mirko Tondi è l’inviato speciale della Farnesina per la promozione del sistema moda italiano nel mondo e conosce bene il mestiere del «bottegaio» – dice proprio così con il piglio di chi conosce qualcosa per averlo visto fare innumerevoli volte – insieme al peso specifico della creazione sartoriale, in una geografia in cui la produzione italiana sul tessile e l’abbigliamento non ha eguali in Europa.«Il mio ruolo – racconta direttamente a Notizie Geopolitiche, impeccabile e inaffettato da capo a piedi – riguarda la promozione e la tutela della moda italiana nel mondo, cercando di incrementare l’internazionalizzazione, aiutare le imprese e aumentare il turismo».La nomina a inviato speciale è giunta a luglio: «È sorta la necessità di dare più voce alle iniziative del ministero nel comparto moda – spiega – all’interno di una strategia più ampia del ministro di mettere a disposizione la rete diplomatica e consolare nei settori strategici del nostro export». Nel 2025 le esportazioni italiane di merci hanno raggiunto quasi 650 miliardi di euro. «Ora l’obiettivo è arrivare a quota 700 miliardi entro il 2027».  «Dopo il grande boom post Covid, ora l’export tessile-abbigliamento è in leggera flessione», spiega. «Incide l’attuale situazione geopolitica, fra conflitti e caro energia, che ha causato un generale rallentamento dei mercati. Il distretto calzaturiero, ad esempio, giova dei paesi russofoni. Inoltre, ha subìto battute di arresto l’esplorazione di paesi in via di sviluppo, come il Medio Oriente. Tutto questo, unitamente alla crisi del lusso fra i consumatori, ha portato il già fragilissimo comparto moda a un’ulteriore flessione».Dalle commistioni bizzarre fra Karl Lagerfeld, il papa della moda, ed H&M, il gigante svedese del fast fashion a tutta birra, alla caduta dell’impero di Re Giorgio (pace all’anima sua, Tondi fa un uso spirituale del blu, del marrone e del greige di armaniana memoria), la moda di lusso sta vivendo la sua era più difficile. Lo scorso agosto, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha inflitto una multa di 3,5 milioni di euro alle società Giorgio Armani spa e GA Operations spa per pratica commerciale ingannevole. Prima ancora, nel 2024, il Tribunale di Milano aveva disposto l’amministrazione giudiziaria per società collegate a marchi di primo piano, come Alviero Martini e Dior, per non aver impedito lo sfruttamento nella catena di subappalto.Nel caso Dior gli investigatori avevano trovato in un laboratorio 22 lavoratori irregolari, 17 cinesi e 5 filippini, con orari molto superiori a quelli contrattuali, uffici trasformati abusivamente in dormitori e dispositivi di sicurezza rimossi dai macchinari. Il marchio pagava al laboratorio tra 53 e 56 euro a borsa, con un prezzo al pubblico di 2.600 euro. «Situazioni spiacevoli che hanno un impatto sull’immagine (e sull’immaginario, ndr) della moda italiana, ma che devono essere perimetrate», afferma Tondi.Ha recentemente dichiarato che «il problema riguarda il reperimento di manodopera» e che «nel breve termine possiamo reperirla anche attraverso le risorse straniere, ed è un’opportunità fondamentale». È davvero un problema di manodopera o di salari troppo bassi?«Non lascerei che quanto avvenuto in determinati luoghi, dai quali ci aspettavamo più attenzione, getti ombra su tante altre realtà in cui tutto avviene in maniera legale e rispettosa. Sì, il problema resta la mancanza di manodopera. Per anni non abbiamo formato forza lavoro, rischiando l’interruzione della tradizione manifatturiera, insieme all’integrazione di innovazioni».Perché per anni non abbiamo formato?«Distratti dalla globalizzazione forsennata, abbiamo dimenticato come custodire i mestieri d’eccellenza del paese che ci hanno permesso di far scuola nel mondo. Fra le linee di lavoro, abbiamo il miglioramento degli standard di formazione delle accademie e degli istituti, che oggi consistono in iniziative private e autonome».E accessibili a pochi. «L’obiettivo è una politica mirata alla formazione artigianale, che permetta alle nuove generazioni di formarsi adeguatamente e rinfoltire le fila del settore».Intanto, i cugini francesi possiedono il vocabolario, l’haute couture, che è una qualifica regolata dallo Stato dal 1945, e le leve fiscali sul mecenatismo, con una legge apposita che regola le sponsorizzazioni culturali e consente detrazioni significative. «I francesi sono più avanti di noi – ammette l’inviato speciale – grazie a investimenti precedenti e duraturi sull’artigianato. Noi abbiamo avuto un gap di vent’anni, ma siamo sulla buona strada. Abbiamo cominciato a colmare questo ritardo con una maggiore tutela della denominazione Made in Italy, il riconoscimento dei percorsi di formazione accademica e la valorizzazione delle produzioni artigianali. Ora dobbiamo fare un passo ulteriore: dare piena dignità al sapere tecnico, riconoscere le competenze di chi lavora nelle botteghe e costruire le condizioni perché questi mestieri tornino a essere una prospettiva».«A differenza della Francia – aggiunge – abbiamo delle particolarità da valorizzare, come l’unicità di ogni distretto. Il tessuto di Biella è diverso da quello di Putignano. La tecnica sartoriale napoletana è diversa da quella milanese. Il Made in Italy prende forma in distretti produttivi, le cui competenze sono da custodire e tramandare».In procinto di partire per la Georgia in occasione dell’inaugurazione della mostra Fashion Frames all’ambasciata di Tsibilisi, Tondi accetta un’ultima insidia di diplomazia domestica.Al primo appuntamento, gonna lunga o gonna corta?«A discrezione della donna».