Trump toglie a Sudafrica e Ruanda l’accesso senza dazi al mercato Usa dal 1° gennaio 2027

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WASHINGTON — Il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Jamieson Greer ha annunciato lunedì che Washington sospenderà Sudafrica e Ruanda dall’African Growth and Opportunity Act, il programma che dal 2000 consente a oltre 30 Paesi africani di esportare negli Usa senza dazi. La decisione scatta il 1° gennaio 2027. Non è un atto isolato: chiude mesi di contenzioso tra l’amministrazione Trump e Pretoria, aperto sul trattamento dei bianchi afrikaner e sulla causa per genocidio contro Israele, e si somma alla pressione economica che Washington esercita da tempo su Kigali.Il colpo più pesante lo prende il Sudafrica, primo beneficiario del programma: nel 2025 ha esportato negli Stati Uniti circa 1,7 miliardi di dollari di merci in esenzione, riferisce Reuters. Il programma copre più di 1.800 prodotti; per Pretoria vale soprattutto automobili e componentistica, agrumi, metalli e tessile. Il presidente Donald Trump ha notificato la scelta al Congresso e ai due governi, come richiede la legge, con 60 giorni di preavviso.Greer ha spiegato che Trump «ha riscontrato che i governi di Ruanda e Sudafrica adottano pratiche incoerenti con i criteri di ammissibilità». Il comunicato parla di «pratiche preoccupanti e pervasive» che comprendono «barriere che minano il commercio e gli investimenti americani» e «una minaccia per la sicurezza nazionale e gli interessi di politica estera degli Stati Uniti nella regione». Nessun esempio concreto, osserva l’Associated Press: né di barriere né di questioni di sicurezza.Per il Sudafrica Washington elenca barriere agli scambi, corruzione e minacce agli interessi americani. Sullo sfondo c’è la campagna di Trump contro quella che definisce la persecuzione dei bianchi sudafricani, accusa che il governo di Pretoria respinge come una falsità diffusa da gruppi marginali, e il fastidio per il ricorso sudafricano alla Corte internazionale di giustizia contro Israele. L’Agoa diventa così la leva commerciale di una disputa che finora era rimasta sul piano diplomatico.Il Ruanda era già stato sospeso una prima volta nel 2018. Stavolta Washington cita barriere commerciali, stato di diritto e diritti umani. Da mesi, scrive l’Afp, l’amministrazione americana stringe la morsa economica su Kigali.Il silenzio di PretoriaNessuno dei due governi ha risposto nelle ore successive all’annuncio. Il ministero del Commercio sudafricano aveva detto la settimana scorsa di essere pronto a un esito negativo e di restare aperto al dialogo. Il ministro Parks Tau, parlando ai giornalisti a Johannesburg, aveva assicurato che l’economia sarebbe rimasta stabile cercando altri mercati. Secondo i calcoli del ministero, l’export coperto dall’Agoa vale circa il 10 per cento delle vendite verso gli Stati Uniti e l’1 per cento dell’export totale del Paese.Il presidente Cyril Ramaphosa aveva preparato il terreno il 19 ottobre. «Non dobbiamo andare a buttarci giù dai grattacieli e pensare che sia la fine del mondo», aveva detto in conferenza stampa. «Non siamo il primo né l’unico Paese a essere escluso dall’Agoa. E credo che non saremo l’ultimo». Nelle stesse settimane ha però definito «devastante» per i posti di lavoro la perdita del programma e ha rivendicato la ricerca di nuovi sbocchi, a cominciare dagli accordi firmati con la Cina.Sul costo effettivo i conti li ha fatti Wandile Sihlobo, economista agrario e inviato presidenziale per agricoltura e terra. Senza l’Agoa le merci sudafricane pagheranno il dazio ordinario, circa 3,4 punti in più rispetto al 12,5 per cento già applicato. L’aliquota salirà così attorno al 15,9 per cento, comunque sotto il 30 per cento imposto da Trump nel 2025. Per Sihlobo è una «graduation» dal programma, non una catastrofe: il mercato americano resta aperto, a prezzo più alto.Greer aveva già definito il Sudafrica un «problema unico» durante la discussione sul rinnovo dell’Agoa, chiedendo a Pretoria di abbassare dazi e barriere non tariffarie sui prodotti americani. Il programma è stato prorogato fino alla fine del 2028 ma viene rivisto ogni anno, e l’interscambio tra i due Paesi, beni e servizi, ha toccato nel 2025 circa 28,8 miliardi di dollari. Dal 1° gennaio le arance e le auto sudafricane entreranno negli Stati Uniti pagando la tariffa piena.