Ricerca clinica in Italia: Novartis punta su Catalyst, il debutto in 4 Regioni

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Il 78% degli italiani riconosce l’innovazione e la ricerca come leve per lo sviluppo dell’Italia e l’84% le ritiene importanti per il benessere della società. Ma a questo semi-plebiscito si affianca un altro dato: meno di tre persone su 10 (27,1%) si considerano molto o abbastanza informate sul tema. A dircelo è un’indagine realizzata da AstraRicerche per Novartis, che evidenzia un gap da colmare nel nostro Paese. Proprio per rafforzare l’ecosistema della ricerca clinica in Italia nasce Catalyst: un nome che racchiude la forza e la strategia di un progetto pensato per fare, insieme, la differenza.Che cos’è CatalystCatalyst è il nuovo ecosistema Novartis per rafforzare la ricerca clinica tricolore e trasformare l’innovazione in reale impatto per i pazienti. E questo attraverso iniziative pilota in quattro Regioni italiane: Lombardia, Veneto, Toscana e Campania.Il suo debutto arriva in occasione della celebrazione a Milano dei 250 anni di innovazione scientifica e dei 30 anni dalla nascita di Novartis. Innovazione nel Dna, la storia di NovartisForse non tutti sanno che l’azienda farmaceutica elvetica ha visto la luce nel 1996 (dall’unione di Ciba-Geigy e Sandoz), ma la storia di innovazione delle imprese che l’hanno preceduta è ancora più antica: risale a due secoli e mezzo fa. Radici robuste, da cui partire per rinnovare l’impegno ad andare oltre i confini della scienza, trasformando la ricerca in valore concreto per le persone. “Celebrare 250 anni di innovazione scientifica non ci rende solo orgogliosi della nostra storia, ma rinnova il nostro impegno ad assumerci la responsabilità e i rischi di continuare a innovare”, sottolinea Federico Mambretti, Country President di Novartis Italia. Perché la scienza corre e le criticità cambiano. “Oggi la sfida non è soltanto aprire nuove frontiere, ma assicurare che il valore dell’innovazione possa tradursi in un impatto concreto sulla vita delle persone. Per questo vogliamo mettere a disposizione innovazione, competenze e capacità di costruire partnership, che contribuiscano a ridurre la distanza tra ciò che la ricerca rende possibile e ciò che riesce realmente ad arrivare ai pazienti”, puntualizza Mambretti. C’è poi un altro aspetto di cui tener conto. Se su 10mila prodotti testati “in media uno o due arrivano ai pazienti,” tra curiosità e delusione, un’emozione è importante per la ricerca: la resilienza. “È la spinta a non fermarsi, a portare avanti gli studi, a cercare altri modi per arrivare all’obiettivo”, afferma Mambretti. Al centro: Federico Mambretti, Country President di Novartis ItaliaLa ricerca Novartis in ItaliaMa quali sono i numeri della ricerca Novartis? Con 924 centri clinici attivi in Italia, 200 studi clinici e oltre 2.000 pazienti coinvolti, l’azienda è da tempo al centro di un rete impegnata in studi su medicina di precisione, terapie con radioligandi, siRNA, terapie cellulari e geniche.Tutto questo senza dimenticare il valore umano. Un aspetto raccontato nell’incontro di Milano da Paolo Giordano, che ha dedicato all’evento un testo inedito. Lo scrittore della ‘Solitudine dei numeri primi’, che unisce una formazione scientifica alla vocazione letteraria – “ho studiato Fisica perché mi emozionavo di fronte all’impresa epica collettiva della scienza” – riflette sul significato della scienza e sul contributo dell’innovazione medico-scientifica per valorizzare l’unicità degli individui e migliorare concretamente la vita delle persone. “Oggi siamo davanti a un altro balzo della ricerca”, sottolinea Paolo Giordano. “Queste nuove intelligenze che competono con la nostra ci costringono a chiederci: che cos’è strettamente umano?”. Per lo scrittore lo è la ricerca sulle malattie rare e rarissime, il nostro Servizio sanitario nazionale e il fatto di guardare “non alle masse dei corpi spendibili, ma all’essere umano nella sua interezza”. Insomma, è una questione di responsabilità: “In quello dobbiamo cercare di diventare insuperabili”.Un momento dell’intervento di Paolo GiordanoOltre la scienza, strategie per avvicinare ricerca e curaL’Italia, d’altra parte, sta già pagando il prezzo di burocrazia e ostacoli organizzativi che incidono sulla capacità di attrarre nuovi studi. Pensiamo al percorso della Spagna, oggi primo Paese europeo per numero di trial, davanti a Francia e Germania. Come tenere il passo e, anzi, accelerare? Catalyst si concentra su una dimensione poco visibile, ma decisiva: l’organizzazione e la gestione della ricerca clinica negli ospedali italiani. Il progetto si propone infatti di aiutare i centri a individuare le condizioni più adatte per esprimere al meglio il proprio potenziale nella realizzazione degli studi clinici, contribuendo a trasformare più rapidamente il progresso scientifico in opportunità terapeutiche. “La ricerca è una parte fondamentale del percorso di cura e la sua gestione richiede una visione più strategica e integrata, a partire dalla standardizzazione e digitalizzazione dei processi degli studi clinici presso i centri”, commenta Paolo Petralia, direttore generale Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata (Aoui) di Verona e Vicepresidente Fiaso (Federazione Italiana Aziende Sanitarie e Ospedaliere). “L’ambizione è creare le condizioni organizzative affinché la ricerca generi benefici concreti e misurabili per i pazienti, i professionisti e il sistema, attraverso processi sempre più integrati, standardizzati e digitalizzati”, chiarisce Petralia.Per Francesco Ceci, direttore della Medicina nucleare dello Ieo di Milano e professore all’Università di Milano, il principale problema nella ricerca clinica in Italia “non sono tanto i fondi, ma la possibilità di avere accesso a questi studi. Occorre una collaborazione con le aziende che portano questi studi e credono nel valore dell’Italia, che dal canto suo ha caratteristiche diverse rispetto ad altre nazioni. L’Italia – dice lo specialista parlando con LaPresse – offre entusiasmo, passione, capacità di prendere in carico i pazienti. Dunque per migliorare il processo della ricerca clinica la chiave è sicuramente la collaborazione tra i diversi centri, fondamentale per portare davvero l’innovazione ai nostri pazienti tutti i giorni“.Quanto all’innovazione più interessante al momento, Ceci cita “i radiofarmaci nell’oncologia di precisione. Molecole che hanno la capacità di raggiungere il tumore e sconfiggerlo dall’interno, massimizzando l’efficacia e riducendo gli effetti collaterali per i nostri pazienti”.Dal canto suo Felice Bombaci, coordinatore Gruppo Pazienti LMC Ail (Associazione italiana contro leucemie, linfomi e mieloma) chiarisce il valore concreto dell’innovazione “dal punto di vista di una persona che, come me, 25 anni fa si è ritrovata con una diagnosi di leucemia mieloide cronica. Quando ho scoperto che c’era un nuovo farmaco, una nuova possibilità, questo ha cominciato a cambiarmi la vita. Ma la mia vita è cambiata radicalmente quando nel 2002 ho iniziato la terapia: prima non riuscivo più a sollevare mio figlio di 4 anni, mentre la prossima settimana andrò ad assistere alla sua specializzazione. Oggi vedo un giovane medico che si specializza in gastroenterologia. Ecco, potrò assistere a una cosa che per me era impensabile: questo è quello che fa l’innovazione nella vita di una persona”, sottolinea Bombaci.Un momento dell’incontro a MilanoL’innovazione è una responsabilità condivisaMa quali sono le leve del progetto Catalyst? Integrare ospedale, territorio e ricerca; valorizzare le professionalità dedicate; sviluppare infrastrutture come le Clinical Trial Unit; accelerare la digitalizzazione dei processi e rafforzare il coinvolgimento delle Direzioni Generali degli Ospedali. Agire su questi cinque fattori permetterà di costruire un ecosistema più preparato a fare ricerca clinica, ad accogliere l’innovazione e a trasformarla in impatto. “Perché vogliamo innovare per continuare ad allungare la vita, ma in buona salute”, sottolinea Mambretti.Certo, è essenziale la collaborazione tra istituzioni, comunità scientifica, associazioni di pazienti, strutture sanitarie e industria. Ma a questo penserà Catalyst.Questo articolo Ricerca clinica in Italia: Novartis punta su Catalyst, il debutto in 4 Regioni proviene da LaPresse