Il capo ceceno in esilio Zakayev da Firenze ricorda all’Europa la lezione di Grozny

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All’evento, promosso da Ichkeria.net, Europa Radicale e dalla rappresentanza in Italia della Repubblica Cecena di Ichkeria, hanno partecipato l’eurodeputata Pina Picierno (vicepresidente del Parlamento europeo), Adriano Sofri (scrittore e giornalista), Igor Boni (presidente di Europa Radicale), Oles Horodetskyy (presidente Associazione Cristiana Ucraini in Italia).Per ricostruire il contesto di quanto affermato a Firenze da Akhmed Zakayev, bisogna fare un passo indietro e partire dalla Legione internazionale ucraina con i battaglioni ceceni che combattono contro l’esercito russo.La Legione internazionale per la difesa dell’Ucraina è nata dopo l’invasione russa del febbraio 2022, quando il presidente Zelensky lanciò un appello ai cittadini stranieri disposti a partecipare alla difesa militare di Kiev. In quattro anni di guerra russo-ucraina le strutture originarie della Legione hanno subito diverse riorganizzazioni. Alcune unità sono state integrate nelle forze armate ucraine, ma non si tratta di un esercito autonomo, né di una forza militare della Nato (del cui ruolo parleremo tra poco), bensì di una Legione inserita nel sistema di difesa ucraino che opera sotto l’autorità delle istituzioni militari di Kiev. Al suo interno sono confluiti militari e volontari con esperienza di combattimento, ma anche cittadini comuni senza una precedente carriera militare, provenienti da Europa, Stati Uniti, Canada, Bielorussia, Georgia caucasica e Cecenia. Le loro motivazioni ufficiali sono eterogenee, dall’opposizione all’aggressione russa in Ucraina alla volontà di partecipare direttamente alla resistenza contro Mosca per convinzioni politiche.La Nato sostiene l’Ucraina in varie forme, dal coordinamento logistico alla formazione dei militari, fino al supporto per modernizzare le forze armate ucraine. Nel dicembre 2024 è diventato operativo a Wiesbaden, in Germania, il comando NSATU, incaricato di coordinare l’assistenza e l’addestramento dei corpi militari di Kiev. A questo si aggiunge il centro congiunto NATO-Ucraina JATEC, inaugurato in Polonia nel febbraio 2025, che lavora sull’analisi delle esperienze maturate sul campo, sulle nuove tecnologie militari e sull’interoperabilità tra le forze ucraine e quelle dei Paesi alleati.La partecipazione cecena alla guerra in Ucraina però non inizia dal 2022. Le prime formazioni di volontari ceceni si erano già organizzate nel 2014, dopo l’annessione russa della Crimea e l’inizio del conflitto nel Donbass. Tra i gruppi più conosciuti figuravano il battaglione Džokhar Dudaev e il battaglione Sheikh Mansur, ai quali si sono affiancati nel corso del tempo altri gruppi volontari.La presenza dei ceceni contro Mosca riflette una realtà politica complessa, perché non esiste un’unica motivazione comune a tutti i combattenti ceceni. Una parte di loro considera la guerra contro Mosca una prosecuzione della lotta indipendentista cecena, iniziata dopo la dissoluzione dell’Unione Sovietica. Altri sono soprattutto oppositori di Putin o volontari internazionalisti che hanno scelto di difendere l’Ucraina.La questione è diventata ancora più significativa con il coinvolgimento di strutture politiche legate al governo ceceno della Repubblica di Ichkeria in esilio guidato dal presidente Zakayev, riparato con la famiglia a Londra dove il governo britannico gli riconosce lo status di rifugiato e l’asilo politico. Il suo obiettivo dichiarato è trasformare l’esperienza maturata sul fronte ucraino in una base per la ricostruzione delle future istituzioni militari di una Cecenia indipendente.Bisogna sottolineare però che esiste una significativa presenza cecena nelle forze armate russe, legata a dinamiche diverse: servizio militare, arruolamento volontario o forzato, pressioni sociali con incentivi economici o inserimento nelle strutture paramilitari controllate da Ramzan Kadyrov.Alcuni ceceni hanno maturato una posizione contraria alla guerra e hanno deciso di abbandonare le forze russe in cui erano stati arruolati. Altri invece sono stati catturati dalle forze ucraine, diventando prigionieri di guerra, se risparmiati durante la cattura.Per regolamentare questo contesto, Kiev ha istituito nel settembre 2022 il programma «Хочу жить» (Voglio vivere), destinato ai militari russi che intendano arrendersi. La prassi della “defezione” consente di comunicare la propria intenzione di deporre le armi e di avviare le procedure previste dalle autorità ucraine. I militari che si arrendono vengono identificati e trattati secondo le norme del diritto internazionale umanitario. È fondamentale, però, non confondere la resa con l’arruolamento. Un prigioniero di guerra che si arrende non può essere costretto a combattere per il Paese che lo ha catturato. L’eventuale adesione successiva a ricevere una formazione militare dagli ucraini dovrebbe essere realmente volontaria e rispettare determinate garanzie giuridiche. Inoltre, non tutti i ceceni che abbandonano l’esercito russo scelgono di unirsi automaticamente alle formazioni indipendentiste.Nell’intervista che a fine ottobre ha rilasciato al giornalista Saken Aymurzaev per l’emittente ucraina FREEДОМ, Akhmed Zakayev ha parlato della formazione di un esercito ceceno, del reclutamento dei volontari e della collaborazione con le autorità ucraine. Ha poi dichiarato che le unità cecene vengono organizzate all’interno di strutture militari ucraine, mantenendo contemporaneamente una propria identità nazionale e un legame politico con il governo della Repubblica cecena di Ichkeria in esilio. Zakayev ha parlato anche della possibilità di ampliare il reclutamento e di formare una struttura militare composta da migliaia di persone, indicando una capacità potenziale fino a 10mila combattenti in Ucraina. Ma il progetto sembra avere una dimensione sovrastimata, in quanto supererebbe la partecipazione dei ceceni alla guerra attuale.L’esperienza acquisita dai volontari, la formazione degli ufficiali, la costruzione di strutture organizzative e i rapporti con le autorità ucraine sono stati presentati da Zakayev come elementi utili per una futura transizione politica in Cecenia, ma non si tratta di un obiettivo immediatamente realizzabile, né della prova che esista già una forza in grado di conquistare il territorio ceceno.La posizione di Zakayev s’inserisce quindi in un dibattito di più lungo periodo sul futuro della Federazione Russa. La sua critica non riguarda soltanto Vladimir Putin, ma anche la struttura centralizzata dello Stato russo e il rapporto tra Mosca e le numerose nazionalità che compongono la Federazione. In questo senso, Zakayev prende le distanze da una parte dell’opposizione russa in esilio, accusata di voler sostituire Putin senza mettere in discussione l’impianto territoriale e politico dello Stato. Per il leader ceceno in esilio, la fine del putinismo non sarebbe sufficiente se dovesse lasciare intatto il sistema di subordinazione delle diverse nazionalità al potere centrale di Mosca. Il tema è particolarmente delicato perché coinvolge non soltanto la Cecenia, ma anche il Tatarstan, il Bashkortostan, il Daghestan e altre regioni caratterizzate da identità nazionali e storiche distinte, ma ora come ora non è possibile prevedere se un indebolimento del potere centrale russo porterebbe effettivamente a una disgregazione della Federazione, data la sua estrema complessità.Nell’intervista a FREEДОМ, Zakayev richiama spesso una frase attribuita a Džokhar Dudaev, il primo presidente della Cecenia indipendente: «Da quel momento l’Europa è diventata una questione interna della Russia». Il riferimento è all’ingresso di Mosca nel Consiglio d’Europa, mentre era in corso la prima guerra cecena. Zakayev ha ricordato che quell’avvertimento rimase inascoltato e, a suo giudizio, l’Europa ha sottovalutato le conseguenze delle guerre russe in Cecenia e delle successive operazioni militari contro i Paesi vicini. Nel suo ragionamento, la guerra in Georgia del 2008, l’annessione della Crimea nel 2014 e l’invasione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022 sono manifestazioni di una stessa politica di potenza.Alla conferenza di Firenze il 1° novembre, quindi, Zakayev ha sostenuto che se non si ferma Putin in Ucraina, le sue mire imperiali ed espansionistiche finiranno per minacciare direttamente il resto del continente europeo, perché la strategia di aggressione usata oggi da Mosca in Ucraina è esattamente la stessa sperimentata e attuata trent’anni fa con la distruzione di Grozny in Cecenia nel 1996.