Rodrigo Diamanti è un giovane attivisti italo-venezuelano, che per più di 12 anni ha vissuto in esilio negli Stati Uniti. Ora ha deciso di tornare nel suo Paese del cuore, il Venezuela, per continuare la lotta per la libertà che da sempre ha motivato il suo spirito e la sua carriera professionale. La sua prima partecipazione in una protesta contro il regime venezuelano di Hugo Chávez risale al 2001. È presidente fondatore dell’ong “Un mundo sin mordaza”, che si batte per la difesa dei diritti umani e documenta e denuncia gli episodi di aggressione contro la libertà di espressione in Venezuela.Ad ottobre, Diamanti ha deciso di lasciare la sua quieta vita negli Usa per tornare sul fronte della battaglia contro la dittatura venezuelana. E nonostante ci sia una peculiare e incerta “finestra” di uscita da quando Nicolás Maduro è stato arrestato dalle autorità americane il 3 gennaio a Caracas, il sistema repressivo del regime è rimasto intatto, pronto all’uso, come ha spiegato l’attivista all’emittente britannica Bbc.In un’intervista esclusiva con Formiche.net, Diamanti ha invece raccontato il ritorno in Venezuela della leader dell’opposizione venezuelana, e premio Nobel per la Pace 2025, Maria Corina Machado, di cui è amico e alleato. Secondo il giovane attivista, la presenza di Machado in territorio venezuelano è una grande notizia per la speranza democratica del Paese perché accelera tutti i tempi della transizione. In merito, anche il segretario di Stato americano, Marco Rubio, ha sottolineato la necessità di nuove elezioni democratiche nel Paese.Il ritorno della politica e premio Nobel è stato storico, sottolinea Diamanti. “Non si tratta solo del ritorno di Maria Corina, ma anche della forma in cui è stata ricevuta. Più di 15.000 persone sono uscite per strada in maniera del tutto spontanea per cercare di incrociarla e salutarla. Questo non era mai accaduto nella storia del Venezuela. Un evento spontaneo, massiccio, solo per riuscire a vedere una persona. È stato qualcosa di impressionante. Questo cambia tutti i tempi e le posizioni del tavolo di negoziazioni”.Il tentativo più recente di dialogo tra il regime e l’opposizione venezuelana, con la partecipazione attiva degli Stati Uniti, metteva in risalto il fatto che Maria Corina Machado era ancora all’estero e per questo era difficile il suo coinvolgimento. “Con la leader di nuovo in Venezuela, torna ad essere lei l’epicentro della forza del Paese, perché è la figura che sostengono i venezuelani”, dichiara Diamanti.L’arrivo trionfale di Machado in territorio venezuelano si è concretizzato dopo otto viaggi falliti. Diamanti non saprebbe dire cosa è cambiato in questo nono tentativo: “Sicuramente la leader ha comunicato agli Usa che sarebbe entrata in Venezuela in qualsiasi modo. Con il loro sostegno o senza. E sapendo che è un personaggio che fa quello che promette, gli Usa non hanno avuto altra opzione che aiutarla ad entrare. Qualsiasi limitazione o esigenza da parte di Delcy Rodriguez è stata annullata. Maria Corina aveva cercato di entrare atraverso canali regolari, ma vedendo che non riusciva, ha provato altre vie, rischiando anche la propria vita. Così gli Stati Uniti non hanno avuto altra alternativa che accelerare il lavoro diplomatico necessario per garantire l’ingresso”.Un altro tema importante riguarda l’unità delle diverse forze di opposizione al regime socialista venezuelano. Secondo Diamanti, con la presenza di Machado in Venezuela, l’opposizione sarà più unita che mai, “specialmente dopo il sostegno popolare, senza precedenti nella storia del Paese. Nessun membro dell’opposizione oserà mettere in dubbio la leadership di Maria Corina, una leadership che si è guadagnata in più di 27 anni di lotta per la libertà del Venezuela”.L’attivista ricorda gli inizi della leader, nell’organizzazione della società civile, per poi diventare deputata e subite l’inabilitazione da parte del regime che ha impedito la sua vittoria nelle primarie dell’opposizione: “Maria Corina ha superato tutti gli ostacoli per arrivare qui, è il personaggio con più popolarità negli ultimi 30 anni in Venezuela, questo realmente spinge a una convergenza verso la sua figura politica. Ma questo non significa che ci sarà una struttura unica, qui c’è spazio per tutte le voci e tutti i partiti, grazie al disegno politico che lei porta avanti”. Diamanti sottolinea che nella lotta per il ripristino della democrazia venezuelana non ci sono solo partiti politici di differenti tendenze, ma anche leader sindacali, professori, studenti e rappresentanti della società civile.Sulle elezioni, Diamanti non alcun dubbio: saranno nel 2027: “Soltanto in uno scenario che ignoro, una persona come Maria Corina accetterebbe il primo trimestre del 2028, non oltre. Ma dubito succederà. Un personaggio con la sua popolarità è capace di far sedere tutte le parti attorno a un tavolo, gli Usa e il regime, per fare capire che il Paese non può attendere oltre. Le elezioni devono svolgersi nel 2027. Sono sicuro che farà il possibile perché sia così”.La ragione, conclude Diamanti, è che “i venezuelani soffrono le calamità della contrazione economica, la mancanza di elettricità, acqua, benzina. Lo stipendio minimo è di due dollari al mese, con la spesa del paniere alimentare e prodotti di prima necessità sui 600 dollari. Qui la gente continua a soffrire, molto più che in un’economia di guerra. I venezuelani hanno bisogno di un cambiamento e accadrà solo con un nuovo presidente”.