Non soltanto un mercato nel quale investire, ma una piattaforma attraverso cui raggiungere l’Africa. È questa la prospettiva emersa oggi a Misurata, dove il Forum imprenditoriale e degli investimenti libico-italiano ha riunito nella Zona franca rappresentanti istituzionali e operatori economici dei due Paesi. Il tema è concreto: collegare porti, strade, imprese e competenze per dare una dimensione operativa alla cooperazione tra Roma e Tripoli.Secondo i numeri richiamati negli interventi istituzionali, l’iniziativa ha coinvolto circa 60 imprese italiane e 250 libiche. La missione, organizzata dalla Camera di commercio italo-libica insieme all’ambasciata d’Italia a Tripoli e a Unioncamere, con il sostegno della Misurata Free Zone, proseguirà fino al 4 novembre. Dopo Tripoli e Bengasi, l’attenzione si concentra dunque sulla città industriale libica e sul suo potenziale di collegamento tra le due sponde del Mediterraneo.La geografia diventa progetto“Misurata è destinata a diventare il principale hub di comunicazione tra Europa e Africa”. Nelle parole del presidente della Camera di commercio italo-libica, Nicola Colicchi, c’è la visione che ha accompagnato i lavori: trasformare la prossimità geografica tra Italia e Libia in una rete stabile di interessi economici.“Possiamo crescere insieme”, ha sottolineato Colicchi, indicando nella crescita delle imprese libiche un’opportunità anche per il sistema produttivo italiano. Non una collaborazione limitata ai singoli contratti, quindi, ma un rapporto capace di consolidarsi attraverso una presenza continuativa sul territorio.In questa direzione si colloca la prevista apertura di un ufficio permanente della Camera di commercio italo-libica a Misurata. Una struttura destinata ad assistere le aziende italiane e a facilitare i contatti con gli interlocutori locali, dando seguito al percorso avviato il 9 luglio a Roma con la presentazione delle opportunità della Zona franca.Il collegamento con il Piano MatteiA inserire l’appuntamento in una cornice più ampia è stato l’ambasciatore d’Italia a Tripoli, Gianluca Alberini. Nel messaggio inviato al forum, il diplomatico ha ricordato il ruolo dell’Italia come primo partner commerciale della Libia e ha indicato per Misurata la possibilità di diventare un “hub logistico trans-continentale”, capace di collegare Italia, Europa e Africa “nel pieno spirito del Piano Mattei”.Il passaggio riguarda la funzione che le infrastrutture libiche potrebbero assumere nei collegamenti con i mercati africani. In questa prospettiva, il rapporto bilaterale non si esaurisce negli scambi tra i due Paesi, ma guarda alla costruzione di itinerari commerciali più estesi.Alberini ha richiamato anche due aspetti operativi: l’impegno dell’ambasciata e del consolato generale a Bengasi per facilitare i visti agli operatori economici libici e il lavoro per estendere i collegamenti aerei diretti anche a Misurata. Accanto ai grandi progetti, restano infatti essenziali le condizioni che permettono alle imprese di incontrarsi e lavorare con continuità.La strada verso il SahelIl versante libico di questa strategia è stato illustrato dal ministro dei Trasporti, Mohammed Ashahoubi. La posizione del Paese, ha spiegato, offre la possibilità di collegare il Mediterraneo all’Africa interna, con particolare riferimento a Ciad, Niger, Mali e Burkina Faso.Al centro della prospettiva indicata dal ministro c’è la strada del Sud. Non soltanto un’infrastruttura per migliorare gli spostamenti tra città e regioni libiche, ma un asse sul quale costruire un corridoio commerciale per le merci in arrivo dai porti e dirette verso i mercati del continente.È una visione che richiede più interventi contemporaneamente. Ashahoubi ha citato l’integrazione tra trasporto marittimo e terrestre, lo sviluppo dei valichi di frontiera, l’efficienza dei servizi logistici e il coinvolgimento di imprese specializzate. La posizione geografica, in altre parole, è il punto di partenza. Per trasformarla in una funzione economica servono infrastrutture, capacità operative e partenariati.Il presidente della Misurata Free Zone, Mohsen al-Suqutri, ha insistito proprio su questa prospettiva. La Zona franca punta ad attrarre imprese italiane, favorire il contatto con partner locali e rafforzare il ruolo dello scalo come punto di transito tra l’Europa e i Paesi africani senza accesso al mare.La Sicilia nell’architettura dei collegamentiUn tassello del progetto riguarda i porti italiani. Nell’ambito della missione è prevista un’intesa di cooperazione tra la Zona franca di Misurata e l’Autorità di sistema portuale del Mare di Sicilia occidentale, guidata da Annalisa Tardino.L’obiettivo è rafforzare i rapporti con gli scali siciliani, tra cui Palermo, Termini Imerese e Trapani, e sviluppare nuovi collegamenti commerciali e logistici. Una prospettiva accolta con favore anche da Alberini, che ha ricordato le proprie visite alla Zona franca.Il dossier rende concreto il tema dell’integrazione mediterranea: mettere in relazione infrastrutture sulle due sponde per sostenere i flussi commerciali e accompagnare l’attività delle imprese. La cooperazione portuale diventa così uno dei possibili strumenti per dare continuità economica al dialogo istituzionale.Le imprese e la questione delle competenzeLa composizione della delegazione italiana restituisce l’ampiezza degli interessi coinvolti. Tra i partecipanti figurano Fincantieri, Conpat, Renco, il gruppo armatoriale Grimaldi e CY4GATE. Alla missione prende parte anche Confindustria Assafrica e Mediterraneo, accompagnata da tre imprese associate, dopo il memorandum sottoscritto a luglio con la Misurata Free Zone.Costruzioni, infrastrutture, energia, trasporti, meccanica e sanità sono alcuni dei settori rappresentati. Il forum ha inoltre presentato opportunità nell’agroalimentare, nell’industria farmaceutica e medicale, nello stoccaggio, nelle attività di trasformazione e nel recupero di rifiuti e oli.Ma gli investimenti non riguardano soltanto impianti e collegamenti. Enrico della Gatta, Vice President of Defence Market di Fincantieri, ha portato l’attenzione sulla formazione. “C’è bisogno di persone, di personale altamente specializzato”, ha osservato, richiamando gli effetti dell’intelligenza artificiale e della robotizzazione anche sul lavoro nei cantieri.Il nesso è tra innovazione e preparazione professionale: la trasformazione industriale richiede competenze adeguate e percorsi capaci di accompagnare l’evoluzione delle attività produttive. Un terreno sul quale della Gatta ha richiamato anche le opportunità legate al Piano Mattei.Dalla diplomazia ai risultatiNel videomessaggio inviato al forum, il senatore Scurria, presidente del gruppo parlamentare di amicizia Italia-Libia, ha collegato il dialogo tra le istituzioni alla capacità delle imprese di conoscersi e investire. “Qualunque amicizia si basa su fatti concreti”, ha affermato, indicando nella presenza delle aziende italiane un segnale di prospettiva per il rapporto bilaterale.È il criterio con cui sarà valutato il seguito dell’iniziativa. I contatti avviati a Misurata dovranno tradursi in collaborazioni, progetti e attività continuative, mentre restano sul tavolo le condizioni operative del mercato libico.Alla vigilia del forum, una riunione nella Zona franca presieduta dal capo del Governo di unità nazionale, Abdulhamid Dbeibah, ha affrontato prezzi, lettere di credito, tasso di cambio del dollaro, cambio doganale e procedure di importazione. Questioni che incidono sulla regolarità degli approvvigionamenti e sull’attività degli operatori.La prospettiva di Misurata si muove dunque su due piani: costruire un ruolo nei collegamenti tra Mediterraneo e Africa e rendere più efficienti le condizioni quotidiane degli scambi. È nel raccordo tra questi due livelli che la cooperazione con l’Italia potrà trovare la sua verifica concreta.