Crescendo nelle sezioni del Partito Liberale Italiano negli anni Ottanta una cosa era certa: quando sentivi parlare di spesa pubblica, privilegi e sprechi, sapevi che Raffaele Costa era da quelle parti. Per questo, leggendo Le Casse du siècle di Sarah Knafo (Fayard), ho avuto una strana sensazione di déjà-vu. Mentre a Parigi la trentenne eurodeputata di Reconquête, ex magistrato della Cour des comptes, portava in libreria il 2 settembre scorso la sua inchiesta sulla “rapina del secolo” colpevole dell’attuale collasso politico francese, a Mondovì, l’11 settembre 2026, si spegneva a novant’anni Raffaele Costa. L’ultimo vero segretario del PLI, l’uomo della valigetta di cuoio, il fustigatore degli sprechi e dei burocrati. Nove giorni di distanza. Nessun nesso causale, certo, ma un segnale preciso: se ne va l’artefice liberale della lotta al mostro burocratico proprio mentre in Francia una giovane deputata europea riprende gli stessi argomenti con lo stile di un moderno heist novel.Knafo costruisce il libro come un fascicolo giudiziario, tirando i fili di un’indagine sulla rapina vissuta prima come magistrato contabile e poi come politica: «È una rapina legale, validata dal Parlamento e pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale, ma è mille volte più grossa di ogni rapina criminale che abbiamo conosciuto. Questa si calcola in migliaia di miliardi di euro… ed è ancora in corso».Come in tutte le inchieste c’è una vittima (il lavoratore medio, Nicolas Durand, il Mario Rossi francese), una scena del crimine (la sua busta paga) e dei colpevoli ben precisi: burocrazia, proliferazione normativa, spesa pubblica fuori controllo, enti inutili, clientelismo e tutto il resto che ben conosciamo. E mentre la cronaca racconta con sdegno i furti subiti dagli anziani, la Knafo ci fa notare che la rapina del secolo va oltre e non si ferma neanche di fronte alla morte, con una tassa di successione che, introdotta in Francia da Talleyrand in piena rivoluzione all’1%, oggi arriva al 45%.Ma noi questa storia l’abbiamo già letta. Costa faceva qualcosa di simile, senza i social e senza la struttura da poliziesco. Entrava negli ospedali alle tre del mattino, contava gli assenteisti, pubblicava dossier feroci su enti fantasma, auto blu, forniture gonfiate, poltrone e uffici con il direttore ma senza dipendenti. I suoi libri – da L’Italia degli sprechi a L’Italia dei privilegi, fino a Il dottore è fuori stanza – erano l’equivalente italico della “rapina” francese. Perché, come ci ricorda efficacemente la Knafo, a ogni latitudine “i contribuenti sono la sola risorsa dello Stato. Il denaro pubblico non esiste: è semplicemente il denaro dei cittadini che viene confiscato legalmente per alimentare una macchina che non restituisce servizi in proporzione, ma garantisce la sopravvivenza di una classe burocratica bulimica” e “il potere d’acquisto non è rappresentato dal denaro che lo Stato vi distribuisce, ma da quello che non vi prende”.Sarah Knafo è radicalmente liberale, cita Friedman e Milei, vuole rimpicciolire lo Stato per via chirurgica tramite il taglio dei dipendenti pubblici, ma chiede in particolare un forte ridimensionamento della classe burocratica: “Perché è formata da un immenso esercito di funzionari servili, che non esiteranno mai a commettere le peggiori azioni autorizzati dai loro capi e protetti dalle leggi, pur di difendere la macchina infernale che li nutre”.La sanità, la scuola e la sicurezza sono i tre settori simbolo di questa rapina. Le spese dello Stato per queste tre voci sono aumentate con costanza negli ultimi decenni, rappresentando una parte rilevante della violenza subita dal povero Durand. Eppure, in Francia come in Italia, ci si lamenta di liste d’attesa infinite, scuole che cadono a pezzi e paura a uscire di casa. Il risultato? I gilet gialli bloccano le strade, gli studenti protestano nelle città e gli anziani hanno paura di uscire la sera.Il successo del libro in Francia, con centinaia di migliaia di copie vendute in poche settimane, un tour costellato di successi di pubblico e violente contestazioni, dimostra che il nervo scoperto della pressione fiscale e dello squilibrio tra tasse e servizi è ormai scoperto. Emblematica un’intervista su Franceinfo, rimbalzata su ogni social, dove due “giornalisti”, immagini perfette di un determinato milieu politico-culturale garantito da stipendi pubblici, si accaniscono sulle tesi della Knafo, evidentemente senza aver letto il libro e senza essere capaci di replicarvi nel merito.Leggere Le Casse du siècle ricordando la lezione di Costa serve anche ad immaginare un programma politico liberale ma non conservatore, perché affamare la bestia è la più vecchia e nobile delle battaglie liberali ma anche la più difficile. Sappiamo bene che la tasca rapinata è sempre quella del contribuente ma senza la capacità politica di rendere lo scontento maggioranza di governo, la rapina del secolo continuerà in pieno giorno e con il voto entusiasta di qualsiasi Parlamento. Con il paradosso che, mentre subiamo prelievi colossali, il debito dello Stato esplode ipotecando, questo sì, il futuro dei giovani che in piazza si preoccupano degli affitti, del caro vita e del diritto allo studio.Antonio de Filippi, 2 novembre 2026L'articolo Spesa pubblica: è questa la più grande rapina del secolo proviene da Nicolaporro.it.