WASHINGTON — L’amministrazione Trump spinge per far tornare il gas russo in Europa attraverso i gasdotti che attraversano l’Ucraina, dentro un negoziato per una «tregua energetica» prima dell’inverno. La vendita passerebbe da un intermediario americano, per aggirare le sanzioni europee. I ricavi finirebbero su un conto vincolato in un Paese terzo, perché il Cremlino non li usi per finanziare la guerra. Lo rivela il Wall Street Journal, citando funzionari americani, europei e ucraini; Reuters e Bloomberg confermano.È una proposta, non un piano. Il Cremlino, a poche ore dalla pubblicazione, ha frenato. «Francamente, la situazione sul terreno dice fin troppo chiaramente che piani di questo tipo sono impossibili da realizzare adesso. Quanto al futuro, vedremo», ha detto il portavoce Dmitry Peskov nel briefing di lunedì, rispondendo a una domanda dell’agenzia di Stato Tass. Eventuali forniture, ha aggiunto, dipenderanno «dalla volontà dei compratori, dalla volontà dei venditori e dalla capacità dei venditori».Anche Bruxelles è contraria. I funzionari europei sentiti dal Journal respingono nel complesso un ritorno del gas di Mosca: la normativa in vigore prevede lo stop totale agli acquisti entro la fine del 2027, con il divieto sul gas liquefatto già dal 2027. I capi di governo dei maggiori Paesi dell’Unione hanno ripetuto di non voler tornare a dipendere dal Paese che considerano la principale minaccia strategica. La Commissione non ha commentato.L’idea nasce nei viaggi di settembre a Mosca e a Kyiv di Jared Kushner e Steve Witkoff, gli inviati del presidente Donald Trump. Il Journal la descrive come «un’occasione lucrosa per gli investitori americani»; per Kyiv il transito varrebbe i diritti di passaggio. Il piano era stato accantonato il mese scorso, quando l’Ucraina, su pressione di Trump, aveva sospeso per quasi due settimane i raid sulle raffinerie russe mentre Mosca continuava a colpire centrali e reti ucraine. Ripresi gli attacchi di Kyiv, la proposta è tornata sul tavolo in vista di colloqui a tre previsti per metà novembre.Il gas a 97 euroI numeri spiegano la fretta. Lunedì 26 ottobre il prezzo del gas sul mercato di riferimento europeo, il TTF di Amsterdam, ha superato i 97 euro al megawattora per la prima volta dal 2022. Gli stoccaggi dell’Unione sono al 74,6%, secondo Gas Infrastructure Europe, contro una media decennale vicina al 90%: il livello più basso in questa stagione da quando esistono le serie, nel 2011.Pesa soprattutto il Golfo. Con la navigazione nello Stretto di Hormuz interrotta, i carichi di gas liquefatto dal Qatar e dai vicini, quasi un quinto dell’offerta mondiale, sono crollati di circa l’80% in un anno, e quelli che arrivano se li contendono i compratori asiatici. L’agenzia europea dei regolatori dell’energia stima un extra-costo tra 18 e 33 miliardi di euro per le importazioni della sola estate 2026. Il 29 ottobre i ministri dell’Energia dei Ventisette si sono riuniti per studiare misure a tutela di famiglie e imprese.Per capire perché proprio i tubi ucraini bisogna tornare al 1° gennaio 2025. Quel giorno è scaduto il contratto quinquennale tra Gazprom e la società di Stato ucraina Naftogaz, e Kyiv ha rifiutato di rinnovarlo. Da allora il transito è fermo, ma i gasdotti sono intatti e i flussi potrebbero ripartire in fretta. Prima dell’invasione la Russia copriva circa il 45% delle importazioni europee di gas; nel 2025 la quota è scesa al 12%.Scesa, non azzerata. Nel primo trimestre del 2026 l’Unione ha importato 6,9 miliardi di metri cubi di gas russo, il 16% in più sull’anno precedente e il massimo dal 2022, secondo l’istituto americano Ieefa. I rapporti fra Washington e Kyiv, scrive Bloomberg, sono al punto più basso dall’intesa che Trump ha annunciato con Vladimir Putin il 9 ottobre: niente nuove sanzioni in cambio di volumi limitati di diesel russo sul mercato mondiale.Anche se i tubi si riaprissero, resterebbero gli stoccaggi a tre quarti, il gas liquefatto del Golfo fermo a Hormuz e una legge europea che vieta ogni acquisto dal 2027. E resterebbe il venditore. Il mercato europeo resta «premium», ha detto Peskov, ma i Paesi del Sud globale sono «centri di crescita economica» e Mosca è pronta a coprirne i bisogni.