Cateno De Luca, leader di Sud chiama Nord, ha da poco siglato un’intesa con Giorgia Meloni e la coalizione di centrodestra in vista delle prossime elezioni politiche. Un passaggio chiave che unisce la rete civica e territoriale del movimento alla compagine di governo, con l’obiettivo di intercettare il voto degli amministratori locali e rafforzare il fronte maggioritario. Formcihe.net ha intervistato il primo cittadino di Taormina per analizzare le ragioni di questo accordo, le prospettive in Sicilia e gli scenari di governo.Cateno De Luca, per settimane si è parlato di interazioni e dialoghi aperti con le forze del centrosinistra, poi la svolta con la firma dell’accordo elettorale con Giorgia Meloni e il centrodestra. Quali sono state le ragioni politiche e programmatiche decisive che l’hanno spinta a scegliere il centrodestra e a chiudere ogni trattativa con il campo largo?Il cosiddetto “campo largo”, che ormai si è trasformato in un vero e proprio “campo santo”, pretendeva da noi un amore clandestino. Ci chiedevano sostanzialmente di rinnegare decenni di vero civismo, radicato sui territori e tra i cittadini, per piegarci a formule annacquate come quelle proposte da Onorato. Noi non siamo abituati alle trattative nelle stanze segrete né ai compromessi al ribasso: facciamo politica alla luce del sole, mettendoci la faccia. Quando abbiamo constatato l’assenza totale di una visione programmatica seria e il rifiuto di mettere al centro i sindaci e gli enti locali, abbiamo detto un no fermo e senza appello. Con Giorgia Meloni e il centrodestra, al contrario, c’è stato un confronto schietto e trasparente su punti concreti che valorizzano le autonomie territoriali e l’efficienza amministrativa. Quindi abbiamo accettato di mettere a disposizione le nostre competenze nel centrodestra. La coalizione ha accettato la nostra “diversità”, e le parole della premier Meloni e del presidente La Russa lo hanno confermato. Durante la nostra convention hanno fatto riferimento a un movimento testardo che rispecchia il mio carattere che non deve snaturarsi. Il centrodestra ha deciso di valorizzare la nostra identità, e siamo a tutti gli effetti una componente civica a dispozione della coalizione guidata dalla premier Meloni.L’intesa siglata rappresenta un patto strutturale destinato a riflettersi anche sugli equilibri locali? In particolare, l’accordo si estende già alle prossime elezioni regionali in Sicilia?Bisogna chiarirlo in modo inequivocabile: l’intesa riguarda la dimensione nazionale ed è stata sottoscritta con la condizione che la mia figura e Sud chiama Nord abbiamo le mani libere in Sicilia. Noi eravamo, siamo e rimarremo all’opposizione del governo Schifani, un’esperienza politica fallimentare che stiamo contrastando giorno dopo giorno. La nostra presenza sul territorio mira proprio a destrutturare le logiche in atto a destra e a sinistra che nell’isola si sono alimentate a vicenda per decenni. Questo percorso di rottura non si ferma, ma anzi trae ulteriore forza politica dal livello nazionale per guidarci dritti verso la costituzione di un Governo di Liberazione, l’unica vera alternativa per rilanciare e riscattare la Regione Siciliana.A proposito di Sicilia: il suo obiettivo dichiarato è sempre stato la candidatura alla presidenza della Regione. Alla luce di questo nuovo quadro di alleanza con il centrodestra — dove Forza Italia e le altre forze di coalizione rivendicano un ruolo centrale — l’ambizione a Palazzo d’Orléans resta incrollabile o Sud chiama Nord potrebbe valutare scenari differenti, come la presidenza dell’ARS o la guida di assessorati chiave in una giunta di coalizione?Non c’è alcun margine di trattativa o di compensazione su questo punto: il mio unico ed esclusivo obiettivo politico resta quello di guidare la Sicilia attraverso un Governo di Liberazione che spezzi le catene dell’assistenzialismo e del malgoverno. Le poltrone dell’Assemblea Regionale Siciliana o gli assessorati in giunte di compromesso non mi interessano e non sono mai stati la moneta di scambio del nostro movimento. Io ho rifiutato di fare il vicepresidente di Schifani. Stiamo continuando un’opera chirurgica di scardinamento dei due blocchi tradizionali, intercettando la voglia di riscatto dei cittadini siciliani. Non cerchiamo postazioni di sottogoverno o carriere personali, ma la rottura definitiva di un sistema politico fossilizzato.Attualmente i sondaggi vi attestano attorno all’1%, ma il vostro forte radicamento in Sicilia vi permette di puntare realisticamente al 2% sull’isola. Raggiungere in autonomia lo sbarramento con la lista “Sud chiama Nord – Sindaci d’Italia” è davvero un obiettivo alla vostra portata?Noi oggi abbiamo 1/1,5 su base nazionale solo con i voti della Sicilia, dove a livello regionale viaggiamo su cifre intorno al 15%. I sondaggi tradizionali spesso faticano a fotografare la reale portata dei movimenti territoriali e innovativi come il nostro. Noi non siamo una forza virtuale che vive solo nei salotti televisivi, ma una realtà presente e capillare sui territori. Non abbiamo nessuna voglia di scendere in campo per fare il miglior perdente. L’intesa con “Sindaci d’Italia” nasce proprio per dare forma e voce a una rete nazionale di amministratori che vivono quotidianamente le sfide dei comuni. L’obiettivo del 3% su base nazionale è ampiamente alla nostra portata: porteremo in Parlamento e nelle stanze del governo una rappresentanza autentica dei territori, spezzando l’egemonia delle burocrazie di partito.La forza di Sud chiama Nord risiede in una strutturazione capillare comune per comune sul territorio siciliano. Ritiene che questo modello organizzativo sia replicabile con lo stesso successo nelle altre regioni del Mezzogiorno, trasformando definitivamente il vostro movimento nella prima vera forza meridionalista a rilevanza nazionale?Il modello organizzativo di Sud chiama Nord è certamente replicabile nel Mezzogiorno e in tutta Italia. È un metodo amministrativo fondato su risultati, presenza costante e difesa dei diritti delle comunità locali. Attraverso la sinergia con la rete di Sindaci d’Italia, stiamo aggregando realtà civiche virtuose, amministratori delusi dai partiti tradizionali e forze territoriali in ogni regioni d’Italia. Il malcontento verso la centralizzazione e la cattiva gestione dei servizi è identico da Nord a Sud. A breve darò il via a un intenso tour in tutto il Paese per incontrare i cittadini e spiegare le ragioni della nostra battaglia, dimostrando che il civismo non è basato sull’assistenzialismo ma sulla capacità di buon governo.Nel caso in cui il contributo elettorale di Sud chiama Nord si rivelasse decisivo per scavalcare le soglie e blindare il premio di maggioranza per il centrodestra, quale ruolo immagina per sé al governo? Vista la vocazione del vostro movimento, non sarebbe naturale per lei rivendicare la guida del ministero per il Mezzogiorno, così da dare risposte concrete ai territori del Sud e dare forza alle vostre istanze?Non si tratta di ipotesi: la presenza della lista “Sindaci d’Italia – Sud chiama Nord” sarà la componente aritmeticamente e politicamente determinante per la vittoria della coalizione di centrodestra alle prossime elezioni politiche. Per quanto riguarda la mia posizione personale, lo ripeto con chiarezza: non ho alcuna aspirazione a ricoprire incarichi ministeriali o ruoli nell’esecutivo nazionale, perché la mia priorità assoluta e il mio impegno solenne restano legati al futuro della Sicilia e alla conquista della presidenza della Regione. Tuttavia, la nostra presenza nella maggioranza di governo ci consentirà di incidere concretamente su ogni singolo provvedimento legislativo riguardante gli enti locali, le infrastrutture del Sud e il riparto delle risorse. Abbiamo già tracciato questo solco nel dialogo diretto con la premier Meloni, portando sul tavolo dell’esecutivo le istanze e le emergenze reali dei nostri territori.