Sono “uno o due siti”, tra cui Pickaxe Mountain, gli obiettivi di cui gli Stati Uniti dovrebbero ancora occuparsi in Iran, secondo le parole del presidente Donald Trump, pronunciate durante la festa di Halloween che si è svolta nella sua tenuta di Mar-a-Lago in Florida. “Possiamo farlo in dieci minuti”, ha assicurato, “ma non abbiamo fretta. Vogliono un accordo, staremo a vedere se lo concluderanno”. La possibile ripresa degli attacchi in Iran è stato il principale argomento di una telefonata tra Trump e Benjamin Netanyahu, rivelata da alcune testate statunitensi, secondo cui il premier israeliano starebbe esercitando pressioni sul presidente Usa perchè dia il via libera a una nuova offensiva contro Teheran immediatamente dopo le elezioni di metà mandato, in programma martedì. Ma Trump, per ora, sembrerebbe voler lasciare che i negoziati seguano il loro corso, una strategia che preoccupa Netanyahu. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha dichiarato che proseguono i negoziati iniziati tre giorni fa con i mediatori del Qatar in merito alla riapertura dello Stretto di Hormuz: “Le consultazioni sono in corso, ma non siamo ancora giunti a una conclusione definitiva, poiché questa dipende dalle risposte che l’altra parte fornirà ai nostri quesiti”, ha detto. Araghchi ha poi sottolineato che Teheran mantiene ferma la propria posizione sulle sette condizioni precedentemente enunciate e resta in attesa di una risposta da parte di Washington. Il portavoce dell’esercito Mohammad Akraminia ha però ribadito che ogni nuovo attacco da parte degli Stati Uniti “riceverà una risposta immediata e schiacciante, ancora più ampia di quelle del passato, significativamente più lunga dei conflitti passati e che non si limiterebbe alla regione dell’Asia occidentale”. Un nuovo attacco che, secondo l’opposizione in Israele, Netanyahu “non gode della fiducia pubblica necessaria per guidare. Né della legittimità morale, né tantomeno delle competenze di base”. È questa l’accusa mossa dal leader del partito dei Democratici, Yair Golan, che insieme agli alleati sta lavorando per la creazione di un governo che spodesti dal potere l’attuale premier. Dopo che la Commissione elettorale e lo Shin Bet hanno certificato la validità del voto, declassando come “false” o “ininfluenti” molte delle accuse di brogli e interferenze straniere, il presidente Isaac Herzog si prepara a iniziare le consultazioni mercoledì con tutti i partiti eletti, invitando i vari leader a presentarsi “con una mentalità aperta, pronti a impedire un altro turno elettorale”. Il principale sfidante di Netanyahu, il generale Gadi Eisenkot, sarebbe pronto ad aprire a una coalizione con i partiti arabi, dopo il loro risultato storico alle elezioni che si sono tenute martedì scorso. A loro volta, le formazioni arabe Lista Unita e Ra’am dovrebbero proporre Eisenkot per la carica di premier, così come ha annunciato che farà il partito B’Yachad dell’ex primo ministro Naftali Bennett.Questo articolo Iran, pressing di Netanyahu per nuovo attacco dopo le elezioni di midterm: Trump frena proviene da LaPresse