Rivolta nel tessile in Bangladesh: "Impossibile vivere con 94 euro al mese", gli operai bl...

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AGI - Il Bangladesh ha annunciato oggi la costituzione di una commissione incaricata di rinegoziare il salario minimo dei lavoratori dell'industria tessile, nel tentativo di placare le proteste che stanno paralizzando importanti aree industriali attorno alla capitale Dacca. Migliaia di operai hanno tuttavia continuato a manifestare anche oggi, chiedendo aumenti salariali per far fronte all'inflazione e al crescente costo della vita. La commissione, composta da rappresentanti del governo, dei lavoratori e dei proprietari delle fabbriche, avrà il compito di stabilire un nuovo salario minimo per il settore."La questione della costituzione della commissione salariale è stata risolta. D'ora in poi non ci saranno più problemi", ha dichiarato il consigliere per il Lavoro e l'Occupazione, Sakhawat Hossain Chowdhury, durante una conferenza stampa. "Gli operai dovrebbero tornare al lavoro e svolgere serenamente le proprie attività", ha aggiunto.Le richieste dei sindacatiI sindacati hanno però avvertito che le rivendicazioni vanno oltre la semplice istituzione della commissione. Attualmente i lavoratori del tessile percepiscono circa 13mila taka al mese, equivalenti a 94 euro, una cifra ritenuta insufficiente a sostenere le spese familiari."Questa volta chiediamo poco più di 30mila taka, tenendo conto dell'inflazione e dell'aumento del costo della vita", ha spiegato all'AFP Kalpona Akhter, del Centro bengalese di solidarietà con i lavoratori. La richiesta corrisponde a oltre 217 euro mensili, più del doppio dell'attuale salario minimo.L'impatto sul mercato globale dell'abbigliamentoIl Bangladesh è il secondo esportatore mondiale di abbigliamento e l'industria tessile rappresenta la colonna portante dell'economia nazionale. Il settore impiega milioni di persone e genera la maggior parte delle entrate in valuta estera del Paese. Migliaia di stabilimenti producono magliette, jeans e maglioni destinati alle grandi catene commerciali europee e statunitensi.L'industria sta inoltre cercando di diversificare i mercati di esportazione per ridurre la dipendenza dai tradizionali partner occidentali. Recentemente ha ottenuto un migliore accesso al mercato giapponese e sta esplorando nuove destinazioni commerciali per fronteggiare la concorrenza di altri produttori asiatici, in particolare il Vietnam.