Vaccini Covid, il conto resta aperto. E non è soltanto economico

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L’emergenza è finita. I contratti continuano a produrre obblighi. E le persone che hanno subìto effetti avversiaccertati continuano a chiedere risposte. La pandemia ha lasciato aperti due conti distinti: quello degliacquisti pubblici e quello delle conseguenze individuali. L’errore sarebbe sommarli per alimentare unoscandalo indistinto. L’obbligo, invece, è ricostruire ciascuno con documenti, cifre e responsabilità.Il primo conto è già arrivato in tribunale. Il 1° aprile 2026 un giudice di Bruxelles ha ordinato a Polonia eRomania di rispettare impegni per circa 1,9 miliardi di euro verso Pfizer-BioNTech: nell’ordine di 1,3 miliardiper Varsavia e 600 milioni per Bucarest. Per la Polonia si parla di circa 64 milioni di dosi non ritirate. È unadecisione di primo grado: Varsavia ha presentato appello il 3 agosto. Non è la dimostrazione di un illecito neicontratti europei; è la prova che gli accordi dell’emergenza possono gravare sui bilanci anche quando ladomanda sanitaria è radicalmente cambiata.La Corte dei conti europea aveva ricostruito nel 2022 un portafoglio di contratti fino a 71 miliardi di euro e unmassimo di 4,6 miliardi di dosi. Non si tratta di 71 miliardi già pagati né di 4,6 miliardi di dosi effettivamenteconsegnate: sono valori massimi che comprendono opzioni e impegni negoziali. Ma è proprio la scala diquelle obbligazioni a rendere decisiva la qualità delle clausole su quantità, scadenze, revisione dei fabbisogni eassunzione del rischio.L’accordo Pfizer-BioNTech del 19 maggio 2021 prevedeva 900 milioni di dosi e un’opzione per altre 900milioni. Gli auditor europei rilevarono una particolarità: nella fase preliminare il gruppo negoziale comunenon era stato coinvolto come negli altri contratti. Alla richiesta di documenti sui contatti e sulle condizioninegoziate non ottennero tutto il materiale necessario. Intanto, secondo i documenti citati dal Financial Timesnell’agosto 2021, il prezzo unitario di nuove forniture Pfizer era passato da 15,50 a 19,50 euro. Un prezzomaggiore può avere spiegazioni industriali; un negoziato pubblico non dovrebbe però diventare impossibileda verificare.Nel maggio 2023 l’Unione rinegoziò con Pfizer-BioNTech riduzioni e rinvii delle forniture fino al 2026. Nonbastò a chiudere le controversie. Nel dicembre 2023 un’inchiesta di Politico, fondata sui dati disponibili per19 Paesi, stimò almeno 215 milioni di dosi eliminate, per un valore di circa 4 miliardi di euro. È una stimagiornalistica riferita a quel periodo, non il consuntivo finale europeo. Indica però un problema contabileconcreto: senza separare dosi acquistate, consegnate, utilizzate, donate, scadute e distrutte, lo spreco resta piùfacile da denunciare che da misurare.Il secondo conto riguarda le persone. I vaccini hanno prodotto grandi benefici di sanità pubblica, ma nonsono stati privi di rischi. Nell’aprile 2021 l’Agenzia europea per i medicinali riconobbe per il vaccinoAstraZeneca una possibile associazione con una rara sindrome di trombosi accompagnata da piastrinopenia,potenzialmente fatale. L’EMA ha riconosciuto anche casi molto rari di miocardite e pericardite dopo vaccini amRNA, soprattutto nei maschi giovani. Questi effetti non vanno negati né trasformati nella prova che l’interacampagna fosse dannosa. La loro rarità non cancella il diritto di chi ne è stato colpito a diagnosi, assistenza etutela.Un passaggio del video circolato in rete merita una precisazione decisiva. AstraZeneca ha cessato lacommercializzazione europea di Vaxzevria: la Commissione ne ha ritirato l’autorizzazione il 27 marzo 2024,su richiesta dell’azienda, che ha indicato motivi commerciali. La cessazione delle vendite non equivale a unritiro imposto dall’autorità per sopravvenuta dimostrazione di pericolosità. Il raro rischio trombotico, delDOSSIER / EUROPA · SALUTE PUBBLICA · RESPONSABILITÀMARCO ZANA • DOCUMENTO DI LAVORO • 1 NOVEMBRE 2026resto, era già stato riconosciuto e comunicato anni prima. Distinguere i due fatti è essenziale, soprattuttoquando si analizzano i contenziosi sui danni.In Italia il quattordicesimo rapporto AIFA offre un esempio di quanto facilmente un numero possa esserefrainteso. Per il biennio 2020-2022 registra 140.595 segnalazioni di sospetti eventi avversi su oltre 144milioni di dosi, con il 18,7% delle segnalazioni classificate come gravi. Riporta anche 971 segnalazioni conesito fatale, ma non 971 morti causate dal vaccino. Fra le 812 segnalazioni di decesso allora valutate percausalità, 29 risultarono correlabili alla vaccinazione secondo il metodo OMS. Sono risultati riferiti a quelladata, non un bilancio definitivo. La farmacovigilanza serve proprio a separare la successione temporale dalnesso causale; oscurare questa distinzione è scorretto tanto quanto ignorare i casi riconosciuti.L’elemento più recente viene dal Regno Unito. Il 16 aprile 2026 la Covid-19 Inquiry ha pubblicato il rapportosu vaccini e terapie. Il 16 ottobre il governo britannico, rispondendo ufficialmente, ha accettato la necessità diriformare il Vaccine Damage Payment Scheme. La commissione indipendente aveva chiesto di aggiornare ilpagamento forfettario di 120 mila sterline, introdurre più livelli proporzionati al danno e correggere i ritardiche gravano sui richiedenti. Londra riconosce sia il successo complessivo della campagna sia la necessità diassistere chi ha subìto, in casi rari, conseguenze gravi. Sono due affermazioni compatibili.Anche l’Italia ha riconosciuto il diritto all’indennizzo per menomazioni permanenti causate da vaccinazionianti-SARS-CoV-2 raccomandate. L’articolo 20 del decreto-legge 4/2022 ha esteso la legge 210/1992 eprevisto oneri stimati in 50 milioni per il 2022 e 100 milioni annui dal 2023. Attenzione: non significa chequelle somme siano state effettivamente versate ai danneggiati. Si tratta di previsioni e stanziamenti, non diun consuntivo dei beneficiari.C’è, anzi, un dato che merita una vera indagine giornalistica. Nel dossier del Servizio Bilancio della Cameradel 10 settembre 2026, relativo al capitolo 2407 del Ministero della Salute, si legge che nel 2024, a fronte dicirca 48,9 milioni di previsioni definitive, gli impegni risultarono pari a 400 mila euro; nel 2025, a fronte di48 milioni, gli impegni furono 1,4 milioni e le economie 46,6 milioni. Gli impegni di bilancio non coincidononecessariamente con i pagamenti effettivi. E lo scarto non prova, da solo, che domande legittime siano staterespinte. Impone però di conoscere quanti cittadini abbiano presentato richiesta, quanti abbiano ottenutol’indennizzo, quanti attendano, con quali tempi e con quale ripartizione fra Stato e Regioni.C’è poi la questione politica della comunicazione. Il 22 luglio 2021 Mario Draghi presentò il Green pass comeuna «garanzia di ritrovarsi tra persone che non sono contagiose». Era una formulazione assoluta: ancheallora la protezione dal contagio non equivaleva a impossibilità di trasmettere il virus. Il 10 ottobre 2022,davanti a una commissione del Parlamento europeo, una dirigente Pfizer spiegò che lo studio registrativoiniziale non aveva verificato specificamente la prevenzione della trasmissione. Questa circostanza nondimostra che la vaccinazione fosse inefficace: gli studi misuravano altri esiti clinici. Dimostra quanto unmessaggio politico possa promettere più di quanto una prova scientifica consenta.Nell’Italia del dopo-emergenza la contraddizione si è spostata anche sulle sanzioni. La legge 15/2025 hacancellato i procedimenti e le multe da 100 euro per l’inadempimento degli obblighi vaccinali introdottidurante la pandemia. Chi aveva già pagato, tuttavia, non ha ricevuto una restituzione automatica: la legge halasciato quelle somme al bilancio dello Stato. È una scelta legislativa, non una pronuncia sull’efficacia deivaccini. Resta un precedente eloquente sul modo in cui l’emergenza modifica diritti, obblighi e trattamentodei cittadini.Sul fronte europeo il capitolo della trasparenza non si è chiuso. Il 14 maggio 2025 il Tribunale dell’Unione haannullato il rifiuto della Commissione di dare accesso ai messaggi tra Ursula von der Leyen e Albert Bourla,ritenendo insufficienti le spiegazioni sulla loro indisponibilità. Non ha accertato corruzione. Il 28 ottobre2026 Politico ha riferito, citando una fonte coinvolta nell’indagine, che la presidente non aveva ancora resouna dichiarazione personale alla Procura europea. Bruxelles ha risposto di aver collaborato ampiamente con imagistrati. Una notizia sullo stato dell’indagine non è una sentenza di colpevolezza: ma neppure sostituisce ildovere di conservare i documenti di una trattativa pubblica.DOSSIER / EUROPA · SALUTE PUBBLICA · RESPONSABILITÀMARCO ZANA • DOCUMENTO DI LAVORO • 1 NOVEMBRE 2026Il beneficio sanitario resta parte della verità. Una ricerca pubblicata nel 2024, richiamata dall’OMS Europa,stima oltre 1,6 milioni di decessi evitati grazie ai vaccini nella regione europea tra il dicembre 2020 e il marzo2023. È una stima epidemiologica, non un conteggio individuale, ma segnala un risultato di grande rilievo.Non assolve automaticamente ogni clausola contrattuale; allo stesso modo, un danno individuale riconosciutonon cancella il beneficio collettivo.La chiusura dei conti richiede allora due registri pubblici, distinti e controllabili. Il primo deve dire quanto èstato contrattato, pagato, consegnato e distrutto, e a carico di chi siano rimasti gli obblighi. Il secondo devericostruire richieste di indennizzo, valutazioni del nesso causale, esiti, importi impegnati e pagati, tempi diattesa. La pandemia ha richiesto decisioni rapide. Non può diventare il motivo per cui, cinque anni dopo,quelle decisioni siano ancora sottratte a una contabilità comprensibile