WASHINGTON — D. John Sauer, l’avvocato dello Stato americano davanti alla Corte suprema e nel 2024 difensore di Donald Trump nella causa sull’immunità presidenziale, ha depositato lunedì mattina (nel primo pomeriggio in Italia) un ricorso d’emergenza per obbligare la California a tenere separate le schede postali di circa 20.000 elettori che il Dipartimento di Giustizia definisce «probabilmente» non cittadini. Lo riferisce la Cnn. Manca un giorno al voto di metà mandato, con il controllo del Congresso in palio.Il ricorso arriva dopo due sconfitte in tribunale e porta la Corte suprema, a maggioranza conservatrice di sei giudici contro tre, dentro un’elezione già in corso: in California tutti i circa 23 milioni di iscritti ricevono la scheda per posta e oltre 6 milioni l’hanno già restituita. In tutto il Paese hanno già votato più di 54 milioni di americani.Sauer chiede quello che definisce un «rimedio modesto»: non annullare, ma accantonare. Le schede dei non cittadini, scrive, non devono «svilire o diluire i voti validi», e «una volta che la California mescola le schede contestate con quelle legittime, non c’è modo di recuperarle». Separare le schede, aggiunge, «è un rimedio di routine quando la legittimità dei voti è in discussione».I giudici dei gradi precedenti non l’hanno vista così. Venerdì la Corte d’appello del Nono Circuito, con due voti contro uno, ha respinto la richiesta: «Se gli Stati Uniti ritengono necessarie procedure diverse per il voto postale, dovrebbero portare la proposta al Congresso, non ai tribunali», hanno scritto i giudici Mark Bennett, nominato da Trump, e Gabriel Sanchez, nominato da Joe Biden, che vedono un «rischio concreto» di togliere il voto a elettori legittimi. Il terzo giudice, Patrick Bumatay, anche lui scelto da Trump, ha dissentito: il governo federale «non dovrebbe restare con le mani in mano mentre uno Stato permette la violazione della legge federale».Prima ancora il giudice distrettuale David O. Carter, nominato da Bill Clinton, aveva avvertito che mettere da parte le schede avrebbe «seminato il caos»: «Se l’esecutivo può scartare voti e minacciare un’elezione in corso sulla base di accuse non provate, allora la nostra democrazia è in pericolo», ha scritto, secondo l’Associated Press. È la frase che Sauer ora liquida come una «profezia apocalittica».Il turno di KaganL’istanza finisce sul tavolo di Elena Kagan, la giudice di turno per il Nono Circuito, che può decidere da sola o chiedere prima una risposta alla California, un passaggio che richiede giorni. Pesa anche il cosiddetto principio Purcell, la regola con cui la Corte evita di cambiare le norme elettorali a ridosso del voto. Quest’anno la Corte ha già toccato il tema due volte: a settembre ha bocciato un piano del servizio postale sul voto per corrispondenza e ha lasciato al Dipartimento per la Sicurezza interna la possibilità di fornire agli Stati dati sulla cittadinanza.La California respinge l’intera impostazione. Il procuratore generale dello Stato, il democratico Rob Bonta, accusa l’amministrazione di preparare «le scuse per la sconfitta post-elettorale, piantando semi in tutto il Paese per seminare sfiducia». Il suo ufficio sostiene che in udienza il governo non ha saputo spiegare da dove venga la lista dei 20.000 né come sia stata compilata, che la Costituzione affida «agli Stati e al Congresso, non al presidente» tempi, luoghi e modalità delle elezioni, e che verificare la cittadinanza a voto in corso è impossibile. Secondo i funzionari di contea, molti nomi della lista risultano cittadini e il numero realmente in gioco è molto inferiore.La California non è sola: il Dipartimento di Giustizia ha chiesto anche allo Stato di Washington di accantonare le schede di oltre 400 persone, mentre in Nevada un’indagine statale ha smentito accuse analoghe. Con 20.000 schede su milioni, la posta non è il risultato californiano ma il precedente: un governo federale che ottiene di far accantonare voti a urne aperte sulla base di una propria lista.Trump chiude la campagna lunedì pomeriggio (in serata in Italia) al Reflecting Pool del Lincoln Memorial, la vasca di Washington appena restaurata: «Solo per mostrare quanto è bella», ha detto ai cronisti, «non funzionava dal 1922». La decisione di Kagan, o dell’intera Corte, può arrivare prima dell’apertura dei seggi di martedì oppure dopo, quando le schede contestate saranno già mescolate alle altre.