L’Algeria manda l’esercito in Niger per la prima volta dal 1973: il primo convoglio ad Arlit, città dell’uranio

Wait 5 sec.

ALGERI — L’esercito che per 53 anni non aveva mai varcato un confine è entrato in Niger per difendere un governo nato da un colpo di Stato che Algeri aveva condannato. Il primo convoglio di soldati algerini è arrivato ad Arlit, città mineraria dell’uranio nel nord-ovest del Niger, riferisce Reuters, che ha raccolto la testimonianza di dieci persone sul posto. È la prima missione militare all’estero dal 1973, quando l’Algeria mandò reparti in Egitto durante la guerra arabo-israeliana.Il dispiegamento, autorizzato dal Parlamento domenica 25 ottobre e annunciato dalla presidenza il giorno dopo, è motivato ufficialmente dalla «richiesta delle autorità nigerine» e dalla protezione di «interessi energetici ed economici comuni». Algeri non ha detto quanti uomini manda né per quanto tempo. Il comunicato parlamentare indica come base Madama, avamposto nel nord del Niger vicino al confine libico, già usato dai francesi dell’operazione Barkhane.Il 26 luglio 2023 il generale Abdourahamane Tiani depose il presidente eletto Mohamed Bazoum, tuttora detenuto, e l’Algeria fu tra i Paesi che condannarono il golpe. Oggi è quello stesso generale a chiedere i soldati algerini, e Algeri glieli manda. In mezzo c’è un riavvicinamento rapido: Tiani ad Algeri a febbraio, poi il ministro della Difesa e il primo ministro nigerini in agosto. Tiani, nei testi disponibili, non ha commentato pubblicamente l’arrivo del convoglio.La Costituzione lo consentiva a fatica. L’articolo 91, nella versione rivista nel 2020, richiede i due terzi di ciascuna camera per mandare truppe oltre confine, e quella soglia non era mai stata usata. Il Consiglio della Nazione ha votato a porte chiuse, 148 sì su 174 senatori presenti; l’Assemblea popolare nazionale ha parlato di «maggioranza assoluta». Il senatore Belkacem Boulghiti ha spiegato che le truppe servono «a proteggere gli interessi economici e strategici dell’Algeria, in particolare gli impianti petroliferi in Niger».I pozzi di KafraGli impianti hanno un nome. Sonatrach, la compagnia petrolifera di Stato, sviluppa il giacimento di Kafra, a circa 85 chilometri dal confine algerino, con un accordo di condivisione della produzione firmato nel 2022: due pozzi esplorativi con riserve provate di 168 e 100 milioni di barili. Dal Niger dovrebbe passare anche il gasdotto transahariano, il tubo che dalla Nigeria porterebbe il gas in Algeria e da lì in Europa, concorrente del progetto atlantico Nigeria-Marocco. Dietro i pozzi c’è il corridoio: chi tiene il Niger decide quale tubo porterà il gas dell’Africa occidentale in Europa.Il precedente più vicino è di fine agosto. Il 28 e 29 un ammutinamento nella base aerea 101 di Niamey, dove hanno sede i russi dell’Africa Corps e il comando dell’Alleanza degli Stati del Sahel, fu soffocato con l’appoggio di Mosca. Il giorno dopo l’Algeria inviò quattro caccia Su-30, un aereo da trasporto e un rifornitore; Niamey parlò di «sostegno strategico». A inizio ottobre il presidente Abdelmadjid Tebboune disse ai media nazionali: «Proteggeremo il Niger qualunque cosa accada», accusando Paesi non nominati di aver «cospirato» contro Niamey.Per Abdellah Akir, ricercatore di relazioni internazionali sentito dall’AFP, la decisione «segna una rottura storica con la dottrina algerina di non intervento nei conflitti militari oltre i propri confini» ed è «un segnale forte agli attori concorrenti, Marocco ed Emirati compresi». Algeri ha rotto le relazioni diplomatiche con Abu Dhabi a settembre. La stampa marocchina legge il dispiegamento come un messaggio a Rabat; l’analista Jalel Harchaoui ribatte che «l’Algeria non prende le sue decisioni in funzione del Marocco».Nel Paese ospite l’Algeria non è sola. I circa 1.500 soldati francesi se ne sono andati dopo il golpe, gli americani nel 2024, e ad aprile dello stesso anno un centinaio di militari russi dell’Africa Corps si sono installati a Niamey. Mosca non ha reagito all’arrivo degli algerini. Un analista interpellato dall’AFP osserva che gli Stati Uniti «restano preoccupati dalla traiettoria del Sahel ma non hanno più la presenza per monitorarlo da vicino», e che la presenza algerina consolida Tiani dopo l’ammutinamento di agosto.L’Algeria arriva con il primo bilancio militare del continente, oltre 25 miliardi di dollari nel 2025 secondo l’istituto svedese Sipri. Il prossimo passo è atteso ad Algeri: il generale maliano Assimi Goïta, che nell’aprile 2025 richiamò l’ambasciatore dopo l’abbattimento di un drone di Bamako da parte della contraerea algerina, è atteso in visita «nelle prossime settimane».