Usa, poche chances dei Repubblicani alle elezioni di medio termine

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Se in un futuro vicino o lontano i cittadini statunitensi dovessero ricordare che il “sogno americano” un brutto giorno si era trasformato in un incubo non dovremmo stupircene molto. Sarà il giorno in cui la celebrata intelligenza artificiale potrà prevedere i rialzi e i ribassi della Borsa e poche grandi major sapranno esattamente come operare per tesaurizzare a proprio vantaggio le scoperte della scienza a danno di chi questo margine di precisione previsionale non lo avrà, non disponendo degli immensi capitali che occorrono per dirigere una società sempre più stratificata? Le dimensioni del sogno americano si ridurranno al mettere da parte il denaro per avere alla fine della carriera una pensione appena sufficiente per sopravvivere, sperando di non essere colpiti da una di quelle malattie che solo i ricchi possono curare sdraiati ai bordi delle piscine di Miami. Si ricorderanno anche che il Presidente Trump è stato se non il protagonista, almeno uno dei protagonisti principali di questa brutta storia.Come rileva il politologo statunitense Robert Putnam le diseguaglianze economiche che colpiscono gli Usa come mai era avvenuto prima non costituiscono solo un problema di morale civica o di buon governo, ma hanno come inevitabile conseguenza una polarizzazione politica sempre più marcata, proprio nel Paese in cui si era riusciti a far convivere pacificamente orientamenti ideologici assolutamente differenti praticando correttamente l’alternanza dei due partiti al potere. I trionfi economici di cui Trump si fa scudo esibendo spesso il 4% di innalzamento del Pil non convincono più gli americani della classe media che sanno bene in quali casse vanno a finire questi avanzamenti della ricchezza nazionale. La concentrazione è fin troppo evidente e non potrebbe essere diversamente, date le colossali cifre che la ricerca tecnologica in mano ai privati richiede. E comunque per chi fosse di opinione diversa, basta guardare all’enorme debito pubblico che prima o poi diverrà insostenibile se continua a crescere. L’ex presidente Obama, che non ricopre alcuna carica istituzionale neanche all’interno del suo Partito, gode di un consenso che si avvicina al 60% dell’elettorato, un consenso che fa perno sul principio che anche le politiche meno generose nei confronti dei deboli, devono avere principi morali validi per progettare il futuro. Per questa ragione ci è utile riprendere il suo discorso di Clevelan in Ohio a pochi giorni dal voto e dopo un silenzio decennale.Un discorso in cui in cui con il rigore che gli è proprio ha elencato gli errori commessi dall’amministrazione Trump in questi ultimi due anni e soprattutto le promesse mancate di cui, per altro, gli americani sono coscienti. Parlando in primo luogo della guerra dei dazi l’ex presidente ha spiegato che in un mondo interconnesso come quello in cui viviamo tale guerra non poteva che innalzare il costo della vita per gli americani e non solo per loro. Era evitabile anche l’altra guerra, l’attuale conflitto con l’Iran determinato dal ritiro nel 2018 degli Usa dall’accordo del 2015 con l’Iran, denominato P5+1 (Stati Uniti, Russia, Cina, Francia, Regno Unito e Germania). Esso prevedeva con Teheran un programma di ispezione e verifica dell’arricchimento dell’uranio periodico e esercitato da ispettori di diverse nazioni. Conseguenza: chiusura dello stretto di Hormuz, con inevitabile innalzamento del prezzo del petrolio e impiego massiccio di costosi sistemi d’arma Usa per fronteggiare la situazione. Il deficit dello Stato adesso sfiora i 40 trilioni di dollari, ma i tagli di tasse per i ricchi e di servizi sanitari per i poveri completano con una certa approssimazione il bilancio dell’attuale amministrazione, senza voler citare i numerosi episodi di corruzione che si sono verificati nel suo ambito e le frequenti sostituzioni di leader governativi entrati in conflitto con il Presidente.Obama ha poi concluso osservando che qualche volta per andare avanti bisogna tornare indietro e riabilitare pienamente quei principi morali e quello spirito comunitario sui quali si basa la Costituzione degli Stati Uniti e che sembrano disciogliersi come neve al sole per essere sostituiti dall’ingordigia di pochi e nella sofferenza di molti.