Israele, Netanyahu esclude i partiti arabi dal governo e resta fermo a 53 seggi su 120

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GERUSALEMME — Benjamin Netanyahu ha scritto lunedì sera, su X e sul canale Telegram del Likud, di volere «un ampio governo nazionale» con «ogni partito che desideri farlo e non sostenga il terrorismo». La domanda che la frase lascia aperta è una sola: con chi? Sei giorni dopo le elezioni del 27 ottobre il primo ministro ha 53 seggi su 120, otto meno della maggioranza, e i 19 deputati delle liste arabe, che ha appena escluso, sono i soli che possono darli a un campo o all’altro.Il blocco di Netanyahu somma i 27 seggi del Likud, i partiti religiosi e l’estrema destra di Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich. L’opposizione guidata dall’ex capo di stato maggiore Gadi Eisenkot ne ha 48. Le liste arabe, con quasi 840.000 voti e un’affluenza raddoppiata, hanno eletto 11 deputati con la Lista Unita e 8 con Ra’am, il miglior risultato della loro storia secondo i dati finali della Commissione elettorale. Sommati all’opposizione farebbero 67. Nessuno dei due blocchi governa senza di loro, e nessuno dei due finora dice di volerli.Netanyahu li respinge in blocco: «Il pubblico in Israele non vuole un governo che dipenda da Ra’am e dalla Lista Unita, partiti che sostengono il terrorismo e negano l’esistenza dello Stato ebraico». Una «chiara maggioranza del pubblico ebraico», ha aggiunto, ha scelto il Likud e lui come premier, e la mano tesa vale a una condizione: che resti lui alla guida. Nei giorni scorsi il Likud ha parlato di brogli e di finanziamenti stranieri alle liste arabe senza produrre prove e ha definito «pericolosa per Israele» ogni cooperazione dei partiti sionisti con loro.I due partiti arabi respingono l’accusa di sostenere il terrorismo. «Le nostre posizioni si fondano sui diritti umani e sono sostenute dal diritto internazionale», ha detto all’AFP Yousef Jabareen, leader della Lista Unita: «Possono essere definite estremiste solo se chi lancia l’accusa è lui stesso un estremista». Sui sospetti di compravendita di voti, tre attivisti arrestati e uno già rilasciato da un tribunale, il presidente della Commissione elettorale, il giudice Noam Sohlberg, ha detto che anche se fossero fondati «non comprometterebbero l’integrità del processo elettorale né i risultati nel loro complesso».Eisenkot li vuole? Non lo ha detto. Non ha escluso una coalizione con gli arabi, ma ha espresso riserve, e il suo blocco ha posto tre condizioni: riconoscere Israele come Stato ebraico, sostenere la coscrizione, definire Hamas organizzazione terroristica. Jabareen ha risposto con le sue, un percorso verso lo Stato palestinese, fondi contro la criminalità nei comuni arabi, stop alle demolizioni di case, e al Guardian ha detto che «finché continua l’occupazione in Cisgiordania non possiamo far parte di un governo»: al massimo un appoggio esterno a un esecutivo di minoranza, come fece Yitzhak Rabin negli anni Novanta.Le consultazioni da HerzogDentro l’opposizione le posizioni divergono. Avigdor Liberman, leader di Yisrael Beytenu, ha annunciato lunedì che raccomanderà Eisenkot al presidente ma ha escluso un governo di minoranza sostenuto dagli arabi. «Abbiamo fallito, 48 mandati sono molto meno di quanto ci aspettavamo», ha detto della campagna. Yair Golan, leader dei Democratici, è il solo del campo ebraico a chiedere apertamente l’intesa con le liste arabe e vedrà Jabareen martedì. Mansour Abbas, capo di Ra’am, l’unico partito arabo mai entrato in un governo israeliano, nel 2021, si dice fiducioso di tornarci e chiede il ministero della Sicurezza interna.Martedì i quattro partiti del blocco Eisenkot si incontrano per la prima volta dal voto. Il loro no a Netanyahu poggia sui fallimenti di sicurezza del 7 ottobre 2023 e sul processo per corruzione in corso. Con le liste arabe hanno già i numeri per eleggere il presidente della Knesset e controllare l’agenda parlamentare, una carta che Liberman ha giocato chiedendo Yair Lapid per quella poltrona: è la leva che il blocco può muovere senza sciogliere il nodo della coalizione.Il calendario lo detta il presidente Isaac Herzog, che riceve mercoledì i risultati ufficiali e in due giorni ascolta le fazioni; la nuova Knesset giura il 10 novembre e chi avrà l’incarico avrà 28 giorni per formare il governo. Secondo i conteggi della stampa israeliana Eisenkot può contare su 60 raccomandazioni contro le 46 di Netanyahu. «Spero che i rappresentanti vengano con la mente aperta, e oggi aggiungo: con il cuore aperto», ha detto Herzog domenica, per evitare un nuovo voto.Domenica davanti alla casa di Eisenkot a Herzliya, a nord di Tel Aviv, un presidio chiedeva di non allearsi con gli arabi; a Tel Aviv, il 29 ottobre, un corteo chiedeva un governo arabo-ebraico. Se nessuno arriva a 61, Israele torna alle urne. «Adesso viene la parte difficile», ha detto Lapid dopo il conteggio finale.