WASHINGTON — Lunedì il segretario di Stato americano Marco Rubio ha ricevuto al Dipartimento di Stato il ministro degli Esteri venezuelano Oliver Blanco, nominato appena una settimana fa dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez. È la prima riunione formale fra i capi delle due diplomazie dal giugno 2016, quando John Kerry incontrò a Santo Domingo la stessa Rodríguez, allora ministra degli Esteri. Nessuno dei due ha parlato ai giornalisti: tutto sta nel comunicato americano.In quel testo Rubio «ha riaffermato il piano in tre fasi del presidente per il Venezuela»: stabilizzazione, ripresa economica e riconciliazione politica, transizione democratica. I due, riferisce Reuters, hanno discusso «i progressi dei colloqui di riconciliazione guidati dai venezuelani», comprese le riforme istituzionali per «elezioni libere, eque e credibili», e Rubio ha chiesto il rilascio dei prigionieri politici ancora detenuti. Blanco ha poi visto anche il segretario al Tesoro Scott Bessent.La stretta di mano arriva dieci mesi dopo il 3 gennaio, quando forze americane catturarono a Caracas il presidente Nicolás Maduro e lo portarono negli Stati Uniti, dove è imputato per narcotraffico e, dall’8 ottobre, anche per torture. Rodríguez, la sua vicepresidente, ha assunto l’interim. Da allora ha liberato centinaia di prigionieri politici, consentito il rientro di alcuni esuli e aperto il Paese agli investimenti americani.Caracas non ha commentato il comunicato di Washington. Blanco però ha detto all’emittente NTN24 che i due Paesi hanno «molte coincidenze» su ripresa economica e trasformazione democratica.Machado fuori dal tavoloL’assente si chiama María Corina Machado. La leader dell’opposizione, 59 anni, premio Nobel per la pace 2025, è rientrata il 25 ottobre dopo circa dieci mesi di esilio, entrando dalla Colombia. Giovedì, nella prima conferenza stampa all’Università Cattolica Andrés Bello di Caracas, ha detto di non aver ricevuto alcun messaggio da Rodríguez né da Washington su un incontro e di non sedere al tavolo del dialogo. «Sono tornata per finire un compito e adempiere un mandato», ha detto.I negoziati sostenuti dall’amministrazione Trump si svolgono fra il governo e figure dell’opposizione come Dinorah Figuera, non con Vente Venezuela, il partito di Machado. Washington afferma che lei «ha tutto il diritto di essere in Venezuela», ma Trump ha elogiato Rodríguez e, il giorno del rientro, ha detto di non esserne al corrente: «Penso sia una donna molto gentile». Secondo Time, il ritorno ha irritato una parte della Casa Bianca, che teme una crisi politica.In conferenza stampa Machado ha evitato di rispondere a due frasi del presidente: che a gennaio non avesse abbastanza consenso per guidare subito il Paese, e che il Venezuela potrebbe diventare «il 51esimo Stato». Sull’accordo petrolifero di settembre è stata invece netta: «Non riflette i livelli di trasparenza che la società venezuelana vuole».Quell’accordo è una joint venture con la North American Blue Energy Partners dell’imprenditore venezuelano Alejandro Betancourt, secondo operatore privato del Paese dopo Chevron. Prevede diritti per 100 anni su 17 giacimenti. Il Pentagono avrà il 35 per cento della società e gli Stati Uniti potranno acquistare un quinto della produzione a prezzo di costo. Il 27 ottobre Trump ha esibito il petrolio venezuelano a un comizio in Texas, in vista delle elezioni di metà mandato.Il calendario lo ha dettato Rubio il 26 ottobre: l’infrastruttura elettorale va cambiata perché il voto sia valido, con un nuovo Tribunale supremo entro fine anno e, poco dopo, un nuovo Consiglio nazionale elettorale. Solo allora, sostiene, Rodríguez dovrà dichiarare la «vacanza assoluta» della presidenza. Machado ha letto in quella sequenza la promessa di presidenziali nel 2027.Rodríguez, giovedì in un discorso alla tv di Stato, ha promesso «tutte le elezioni previste dalla nostra Costituzione, organizzate da un’autorità elettorale rinnovata e con il mondo come testimone», senza una data e senza nominare la rivale: «A chi la pensa diversamente da me…». Washington costruisce la transizione con chi comanda a Caracas, che consegna prigionieri e petrolio, e non con chi ha riportato in patria il Nobel. Nessuna data per il voto, né da Washington né da Caracas.