Dalle lezioni di chitarra, al corso di yoga, passando per i colloqui con gli insegnanti dei nipotini e un po’ di lavoretti in parrocchia. Se la terza età oggi si è spostata ben oltre i 60 anni, restare attivi è diventato un paradigma della longevità in salute. Ma è proprio vero che chi si ferma è perduto? A far luce sui reali benefici di una terza età molot ‘impegnata’ è uno studio coordinato da Maria Letizia Tanturri, Annalisa Donno e Marina Salierno del Dipartimento di Scienze statistiche dell’Università di Padova, con Alessandra Buja del Dipartimento di Scienze Cardio-Toracico Vascolari e Sanità Pubblica, ed Erika Borella del Dipartimento di Psicologia Generale.“Non basta suggerire agli anziani di dedicarsi ad attività utili e produttive per contribuire alla società e al tempo stesso stare bene. Il nostro studio mostra che ci sono molte attività che gli anziani svolgono e che indubbiamente hanno ricadute importanti per la società, ma solo alcune di esse danno veramente soddisfazione a chi le svolge, e con ampie differenze di genere. È importante saperlo, per non gettare sulle spalle degli anziani carichi troppo gravosi”, sottolinea Maria Letizia Tanturri.Caro diario… la ‘ricetta’ per una longevità attiva e soddisfacenteIl lavoro, pubblicato su ‘BMC Public Health’, si basa sull’Indagine Uso del Tempo dell’Istat (che chiede agli intervistati di compilare una sorta di diario giornaliero, in cui ogni componente della famiglia registra ogni 10 minuti tutte le attività svolte nelle 24 ore). L’analisi di un campione rappresentativo di oltre 10.000 italiani over 60 mostra il peso reale del tipo di attività, del tempo e, soprattutto, dal genere dei protagonisti. Per dire, il volontariato è un formidabile elisir di felicità, ma quasi esclusivamente per gli uomini, specie se svolto durante il fine settimana. Il volontariato? Questione di genereDue o tre ore nel weekend riservate ad associazioni o ad attività di quartiere regala agli uomini un forte senso di utilità, riconoscimento sociale e gratificazione emotiva. Per le donne, invece, l’effetto positivo del volontariato appare molto più sfumato e meno determinante.Le attività alleate della longevitàMa a cosa si dedicano gli anziani oggi? Dalla ricerca emerge l’evidente disparità nell’uso del tempo tra uomini e donne senior. Iniziamo col dire che, tra gli over 60 italiani, solo il 6,4% lavora ancora (occupando circa 6 ore e 40 minuti al giorno), mentre una quota minoritaria si dedica al volontariato (2,3%) o alla cura degli adulti familiari (8%). Più diffusa la cura dei nipoti: coinvolge invece il 10% degli anziani, impegnandoli in media per un’ora e mezza al giorno. Ma la gioia di fare i nonni è soprattutto delle donne. Badare ai nipoti durante la settimana aumenta in modo significativo la loro soddisfazione, a patto però di non esagerare: qualche ora insieme ai bambini dà energia e senso di continuità familiare. Ma se l’impegno diventa quotidiano o si allunga nei weekend, il beneficio svanisce lasciando il posto al sovraccarico e allo stress.Maria Letizia TanturriCaregiver senza sorrisoAccudire un adulto, invece, riduce drasticamente il benessere delle donne over 60, con un crollo della soddisfazione che diventa particolarmente acuto nei fine settimana. E proprio il weekend il punto debole del caregiver: quando l’incombenza e l’attività di cura priva del riposo e azzera svaghi e tempo libero.E il lavoro? Non sempre è un elisir di benessere e longevitàSe il lavoro retribuito può rappresentare una fonte di soddisfazione, offrendo continuità identitaria, riconoscimento sociale, relazioni interpersonali e sicurezza economica, lo studio non mostra un’associazione uniformemente positiva. In particolare, tra le donne emerge una lieve associazione positiva nei giorni feriali, ma una negativa nel fine settimana.Per Alessandra Buja “il lavoro può dare soddisfazione in età anziana, ma a seconda della sua compatibilità con il riposo, le relazioni familiari e la disponibilità di tempo libero. La possibilità di scegliere se e quanto lavorare” appare importante, “sebbene tali dimensioni non siano state misurate direttamente e il disegno trasversale non consenta conclusioni causali”.Poter scegliere per invecchiare bene Insomma, in barba alla vulgata invecchiare bene non significa semplicemente ‘restare produttivi’. Le attività sono salutari solo quando sono frutto di una libera scelta, sono socialmente riconosciute e non vanno a intaccare la libertà dei singoli.Per trasformare l’invecchiamento attivo da slogan a realtà, servono servizi di supporto alle famiglie e alle donne, affinché la cura degli altri non si trasformi in una trappola, capace di rubare il sorriso anche ai nonni sprint.Alessandra BujaQuesto articolo Longevità sana? La verità sui nonni sprint e il tallone d’Achille delle senior proviene da LaPresse