Kimi Antonelli campione del mondo, il trionfo di un italiano 73 anni dopo Ascari

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Era l’anno 1953 e la Regina Elisabetta saliva sul trono d’Inghilterra, nasceva l’Eni, veniva scoperta la struttura ad elica del dna e c’era chi come il neozelandese Edmund Hillary scalava per la prima volta l’Everest. L’Italia si stava rimettendo in movimento in modo straordinario, aumentando il passo verso quello che sarebbe stato ricordato come il ‘boom economico’. E Alberto Ascari, ammantato di gloria con una corona d’alloro sulle spalle, diventava alla guida di una Ferrari 500 il simbolo di quella accelerata verso il futuro.Alberto Ascari (Foto archivio LaPresse)Sembrava l’inizio di una epoca d’oro ed invece ci sono volute quasi tre generazioni di piloti, 73 lunghi anni fatti di sogni, illusioni e talenti brillanti ma sfortunati (da Patrese a Fisichella, da Alboreto e Trulli a Zanardi e De Angelis), per rivedere un driver italiano campione del mondo di F1. Ci ha pensato un ragazzo-fenomeno di appena vent’anni come Kimi Antonelli, volto autentico della generazione Z, a riportare il tricolore sul pennone più alto distinguendosi per una maturità psicologica fuori dal comune. Se non altro perché fedele ad un principio secondo il quale il miglioramento non risiede nella pura velocità ma nel controllo della propria mente.Le tappe della carriera di Kimi AntonelliPreso in custodia da una lungimirante Mercedes che lo ha tenuto a battesimo fin dalle gare di minikart riconoscendone il valore e la classe innata, il bolognese ha stracciato primati ad ogni ‘accelerata’ a partire da quello sulla sua precocità (iride a 20 anni e 68 giorni, ‘stracciato’ Sebastian Vettel che era stato il più giovane pilota a laurearsi nel 2010 su Red Bull, a 23 anni e 134 giorni). E ha collezionato in questo anno da sogno nove vittorie e sette pole position oltre ad una serie di sorpassi da fuoriclasse (come quello confezionato a Singapore), mostrando una maturità e una costanza straordinarie che legittimano la sua superiorità rispetto al compagno di scuderia George Russell, incapace di tenergli testa (come certificano gli oltre 100 punti di vantaggio nella generale). 20 anni e 68 giorniDopo un anno di apprendistato in cui è migliorato sbagliando, andando a muro facendo testacoda e manovre azzardate che lo hanno forgiato nel carattere e nell’autostima nonostante le critiche che ad inizio 2025 gli sono piovute addosso, Antonelli ha subito messo in pratica il meglio del suo repertorio facendo tesoro dei suoi errori assorbendo tutto all’istante e calibrando la stagione in base anche alla tenuta della sua Mercedes formidabile all’inizio e più vulnerabile nella seconda parte dell’anno (per il ritorno di Red Bull e McLaren), dove il bolognese ha fatto di necessità virtù facendo pesare classe e strategia, costanza e opportunismo, guidando a volte anche di… rimessa. Senza rischiare ma portando a casa più punti possibili.Kimi Antonelli sul podio dopo aver vinto il Gran Premio di Monza 2026 (AP Photo/Luca Bruno)La stagione del trionfoNella prima parte della stagione ha fatto un filotto di cinque successi di fila (Cina, Giappone, Miami, Canada e Monaco), ipotecando fin da subito la testa del mondiale, a giugno  è diventato il più giovane pilota di sempre a scattare davanti a tutti nel Principato di Monaco, stampando quello che lui stesso ha definito “un giro magico” e a settembre ha fatto esplodere l’Autodromo di Monza vincendo il Gran Premio d’Italia con una rimonta clamorosa dall’11/ma fila (19/ma posizione in griglia a causa di una penalità), interrompendo un digiuno di vittorie italiane sul circuito brianzolo che durava dal 1966. Non solo, in questa annata c’è il successo a Madrid dove ha firmato la prima storica vittoria nel nuovissimo circuito cittadino della capitale spagnola.La popolarità in tutto il mondoL’incredibile impatto sul mondo del motorsport è stato certificato anche fuori dalla pista: la prestigiosa rivista americana ‘Time’ lo ha inserito tra le 100 personalità più influenti dello sport nel 2026, accostando i suoi numeri d’esordio a miti assoluti quali Michael Schumacher e Ayrton Senna. Un successo nato anche dalla capacità del giovane pilota di gestire le aspettative, trasformando la pressione in motivazione per esaltarsi nei momenti più critici della corsa al titolo.Tifosi di Kimi Antonelli al Gran Premio del Belgio (Foto di Hoch Zwei-HZ/picture-alliance/dpa/AP Images)Il suo è un coraggio ‘leggero’ perché nutrito da quella capacità di affrontare le difficoltà, i cambiamenti o le incertezze della vita senza farsi schiacciare dal peso dell’ansia, del perfezionamento o del giudizio altrui. Per questo è andato oltre, rispondendo a chi ha tentato di ridimensionare la sua annata magica giustificandola con il fatto che era alla guida della sua vettura più performante e più veloce del ‘circus’. La storia di questo sport è piena di monoposto fulminee che non sono riuscite a conquistare il titolo a causa di una serie di variabili cruciali. Kimi a 20 anni ha guidato da veterano riuscendo a non disperdere il potenziale della sua monoposto usando gli ingredienti che fanno di un pilota un campione del mondo, ovvero affidabilità, strategia, mentalità, gestione delle gomme e sviluppo. Antonelli è un raro mix di maturità precoce, umiltà e puro istinto esplosivo. Per questo è un ‘number one’ tricolore, 73 anni dopo.Questo articolo Kimi Antonelli campione del mondo, il trionfo di un italiano 73 anni dopo Ascari proviene da LaPresse