WASHINGTON — «Se vincono i democratici, questo Paese andrà all’inferno». Donald Trump ha chiuso così, lunedì sera, la campagna per le elezioni di metà mandato, davanti alla vasca del Lincoln Memorial a Washington, in un discorso trasmesso in diretta nazionale. Da stamattina gli americani votano: i primi seggi hanno aperto in Vermont alle 5 ora locale (le 11 in Italia), gli ultimi chiuderanno in California alle 23 della costa orientale (le 5 di domani in Italia).In palio ci sono tutti i 435 seggi della Camera dei rappresentanti, 35 dei 100 del Senato e 36 governatori. Il Senato uscente è repubblicano, 53 a 47: ai democratici serve un guadagno netto di 4 seggi, perché a quota 50 il vicepresidente JD Vance rompe la parità con il suo voto. Le ultime rilevazioni danno il Senato in bilico e la Camera in mano ai democratici; il modello di Nate Silver, l’analista che ha reso popolari le medie dei sondaggi, definisce la maggioranza democratica alla Camera «quasi certa».Nello stesso comizio il presidente ha descritto un Paese «in pieno boom» sotto la guida repubblicana e ha lodato i cantieri aperti dal suo governo nella capitale. «Se eleggete una Camera e un Senato repubblicani, continueremo a mettere l’America al primo posto ogni singolo giorno», ha ripetuto per settimane. I sondaggi sulla sua popolarità dicono altro: l’approvazione è al 38 per cento nella media di Silver e il rilevamento Reuters/Ipsos la colloca vicino al minimo storico. Sul voto pesano l’inflazione e la guerra con l’Iran, impopolare in tutte le rilevazioni.La partita del Senato si gioca in una manciata di Stati. Alaska, Iowa, Maine, South Carolina e Texas sono considerati alla pari; i democratici difendono con fatica Michigan, Minnesota e New Hampshire. Il caso più seguito è il Texas, roccaforte repubblicana, dove il sondaggio del New York Times con il Siena College dà il democratico James Talarico al 50 per cento contro il 43 del procuratore generale repubblicano Ken Paxton.Le schede della CaliforniaSulla giornata pesa una decisione arrivata lunedì dalla Corte Suprema. In poche ore i giudici hanno respinto la richiesta d’urgenza del Dipartimento di Giustizia di accantonare le schede postali di oltre 20.000 elettori californiani indicati dal governo come «probabili non cittadini». L’ordinanza è di una riga, non firmata e senza dissensi annotati; la Corte non ha nemmeno chiesto una memoria alla California, riferiscono Reuters e la Cbs.Il Dipartimento aveva sostenuto che «una volta che la California mescola le schede contestate con quelle legittime, non c’è modo di recuperarle». Prima della Corte Suprema avevano detto no un giudice federale della California, David Carter, secondo cui il metodo usato per individuare i presunti non cittadini era «pieno di incertezze ed errori», e venerdì la Corte d’appello del Nono Circuito. Sabato un altro giudice federale ha ordinato al Dipartimento di smettere di minacciare incriminazioni ai funzionari elettorali dello Stato. A settembre la stessa Corte Suprema aveva bocciato il tentativo di Trump di limitare il voto postale in tutto il Paese.Il governatore democratico Gavin Newsom ha esultato: «La più alta corte del Paese ha schiaffeggiato con fermezza l’attacco infondato del Dipartimento di Giustizia di Trump al processo elettorale della California». Il procuratore generale dello Stato, Rob Bonta, ha detto che la decisione «dovrebbe mettere fine ai tentativi dell’amministrazione di disturbare le elezioni californiane a colpi di ordinanze d’urgenza». Né il Dipartimento di Giustizia né la Casa Bianca hanno commentato.La California è anche uno degli Stati che hanno riscritto i collegi a metà decennio: la Proposition 50, approvata dagli elettori un anno fa, ha sostituito la mappa della commissione indipendente con una di impianto legislativo, in risposta ai ridisegni repubblicani in Texas, North Carolina, Florida e Tennessee. È su queste mappe nuove che oggi si misura quanto ciascuna parte abbia guadagnato riscrivendo le regole prima di contare i voti.Insieme ai candidati, gli elettori si pronunciano su 145 referendum statali, dall’aborto all’obbligo di documento d’identità ai seggi. I primi risultati arriveranno dall’Arkansas, dove le urne chiudono alle 20.30 della costa orientale (le 2.30 di notte in Italia). Nel comizio di lunedì Trump ha rivolto un invito alla deputata democratica del Michigan Haley Stevens: passare con i repubblicani.