L’osteogenesi imperfetta non ha impedito a Chiara Bersani di diventare una danzatrice-coreografa pluripremiata. Anzi, è stata il volano che le ha consentito di abbattere più di un tabù culturale del nostro teatro. “Vorrei che si uscisse dal pensiero narrativo-naturalistico per cui uno spettacolo contenente un attore appartenente a una qualsiasi minoranza debba necessariamente affrontare tematiche relative ad essa”, affermò orgogliosa ritirando il Premio Ubu nel 2018 al Piccolo Teatro di Milano.Da allora, Bersani ha modellato in modo incisivo e originale, sul proprio corpo non conforme, la sua teoria sul “corpo politico”: un approccio che guarda alla disabilità come metodo da cui aprirsi al mondo e costruire un nuovo modo di intendere la scena. Al festival Gender Bender di Bologna la performer lodigiana, classe 1984, sarà al centro di due appuntamenti, venerdì 6 novembre, nella Sala conferenze del MAMbo, in dialogo con la ricercatrice Flavia Dalila D’Amico: il primo è il laboratorio gratuito Appunti clandestini per un’autobiografia collettiva, in cui movimento e scrittura diventano tracce di desideri e frizioni per immaginare narrazioni del sé capaci di superare la poetica della catastrofe. Nel secondo appuntamento, Bersani, D’Amico e la dramaturg e manager Giulia Traversi presenteranno il libro Prima di ogni cosa. Per un futuro Crip, con Mauro Meneghelli e interpretariato in LIS: il volume ripercorre i processi creativi di due produzioni di Chiara, Michel – The Animals I Am e Left Behind e mette in relazione i temi dell’abilismo, dell’accessibilità e della precarietà nelle arti performative con il mito dell’autonomia, il culto della produttività e la retorica dell’efficienza. In particolare, in Michel – The Animals I Am (il cui titolo rende omaggio al geniale pianista jazz francese Michel Petrucciani, anch’egli segnato da osteogenesi imperfetta) Bersani insiste sul superamento dell’idea dell’artista disabile come “eccezione” isolata, mentre nel progetto Left Behind l’artista indaga il sentimento della paura come forza catalizzatrice di un processo collettivo e generativo. Il festival internazionale Gender Bender, prodotto da Il Cassero LGBTQIA+ Center e diretto da Mauro Meneghelli, in corso a Bologna fino al 7 novembre, offre sguardi diversi sulla disabilità: come il film A quiet love di Garry Keane (Irlanda, 96’), tre storie d’amore di coppie sorde raccontate in lingua dei segni irlandese. Il documentario è il primo lungometraggio girato in lingua dei segni irlandese ed è stato realizzato da una squadra mista di persone sorde e udenti.