Binance riapre i prelievi dopo il furto attribuito alla Corea del Nord: in 9 ore escono 3,6 miliardi

Wait 5 sec.

WASHINGTON — Binance ha riaperto i prelievi. Domenica 1° novembre, tre giorni dopo il furto più grande nella storia delle criptovalute, il primo exchange al mondo ha rimesso i suoi 335 milioni di clienti registrati in condizione di ritirare i fondi. Tra le 7 e le 16.30 italiane sono usciti 4,65 miliardi di dollari e ne sono entrati 1,01, riferisce Reuters: un deflusso netto di 3,64 miliardi, il 2,1% dei 171 miliardi in gestione.È una tenuta, non ancora la fine della crisi. Il colpo da 6,36 miliardi è stato coperto per il 95% con fondi societari, contro il 90% di sabato; il 5% che manca sono token meno liquidi, più difficili da ricomprare sul mercato. Binance ha accantonato oltre 6,34 miliardi e promette di «coprire per intero l’impatto finanziario». I prelievi, dice la società, sono «in stabilizzazione» dopo il picco iniziale, con gran parte delle uscite concentrate nelle prime due ore. Changpeng Zhao, cofondatore ed ex amministratore delegato, che lasciò la guida nel 2023, ha scritto su X: «Il 98% sceglie di restare!».I mercati hanno letto la riapertura come un sollievo. Il bitcoin, venerdì ai minimi da sei settimane, è risalito lunedì sopra i 78.000 dollari; l’ether, al minimo da due mesi, è tornato a 2.287. Venerdì il bitcoin aveva perso il 5%, l’ether il 6% e il BNB, la moneta di Binance, il 10%. I fondi quotati sul bitcoin hanno registrato 643 milioni di deflussi, il massimo di ottobre, e oltre 1,3 miliardi di posizioni a leva sono state liquidate. «Capisco perché, per gli investitori istituzionali più prudenti, tutto questo sia inquietante», ha detto Ari Redbord, responsabile delle politiche pubbliche della società di analisi TRM Labs. «Un attacco a un exchange è una rapina in banca alla velocità di internet».Venti minuti, dieci blockchainPer capire bisogna tornare alla notte di giovedì 29 ottobre. In circa venti minuti un attaccante ha spostato 6,36 miliardi dai portafogli di Binance su dieci blockchain diverse, secondo la ricostruzione di TRM Labs; la concorrente Elliptic ne conta undici e allunga l’operazione a circa tre ore, con i trasferimenti successivi. Il record precedente erano gli 1,5 miliardi sottratti a Bybit nel febbraio 2025. Circa 3 miliardi sono stati congelati nelle ore seguenti.Richard Teng, co-amministratore delegato di Binance, parla di «un attacco complesso», con più punti di accesso e non il solo computer portatile compromesso di un ingegnere, come si era detto all’inizio. L’attaccante ha usato un meccanismo di autodistruzione che ha cancellato strumenti e tracce, e una delega tecnica su un portafoglio connesso a internet che, ammette Teng, «non è passata dai nostri normali controlli di approvazione».Sabato 31 ottobre l’Fbi ha messo un nome sul colpo: la Corea del Nord «è responsabile del furto di oltre 6 miliardi di dollari in asset virtuali» da Binance. L’unità indicata è TraderTraitor, la stessa del caso Bybit, ritenuta parte del Lazarus Group, il collettivo controllato dal principale ufficio di intelligence di Pyongyang, sanzionato dal Tesoro americano nel 2019 e noto dal 2014 per l’attacco a Sony Pictures. Gli hacker, scrive l’Fbi, stanno già convertendo il bottino in ether e lo laveranno attraverso piattaforme decentralizzate; il settore privato è invitato a bloccare gli indirizzi segnalati. TRM Labs condivide l’attribuzione «con alta confidenza», Chainalysis stima il furto a 6,4 miliardi.Pyongyang non ha commentato, e nega sistematicamente ogni coinvolgimento in attacchi informatici. Il dubbio, stavolta, arriva anche dalla Casa Bianca: «Non sappiamo se sia la Corea del Nord», ha detto Donald Trump ai cronisti, secondo l’Afp, prendendo le distanze dal comunicato della propria polizia federale. Per gli esperti citati da Al Jazeera i furti di criptovalute sono ormai una fonte stabile di valuta estera per un Paese sotto sanzioni Onu e finanziano il programma nucleare: l’anno scorso, conta TRM Labs, sono stati rubati 2,9 miliardi in quasi 150 episodi.La riapertura dei prelievi non chiude i conti. Metà del bottino resta nelle mani degli autori, il 5% dei rimborsi è legato a token difficili da reperire e l’attribuzione alla Corea del Nord è contestata dal presidente degli Stati Uniti nello stesso fine settimana in cui l’Fbi l’ha firmata. L’exchange, intanto, ha completato solo la prima fase della riapertura: le altre reti seguiranno, ha scritto la società, «a scaglioni».