“Lei chiama Ginevra…”. Perché è ignobile il palestinese che tira il ballo la figlia di Meloni

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Abbiamo aspettato tutto il weekend che qualcuno dal Movimento 5 stelle se ne distaccasse. Ma abbiamo atteso invano. Al discussissimo incontro arabo-palestinese promosso dalla deputata del Movimento 5 Stelle, Stefania Ascari, si è oltrepassato il limite: venerdì 30 ottobre, nella Sala Stampa della Camera dei Deputati, alla conferenza dal titolo “Libertà per il dottor Abu Safiya” ha partecipato, tra gli altri, Elyas Abu Safiya, figlio del medico palestinese direttore dell’ospedale Kamal Adwan di Gaza, arrestato da Israele con l’accusa di essere un membro di altissimo livello di Hamas.Durante il suo intervento, recitato rigorosamente in arabo, ha raggiunto un punto bassissimo: rivolgendosi direttamente al presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha tirato in ballo la figlia minorenne, Ginevra, in un gioco semantico senza senso che collegava il nome proprio di persona alla Convenzioni internazionali di diritto umanitario che portano il nome della città svizzera presso cui vennero sottoscritte: “Signora, vorrei dirle questo: quando torna a casa e chiama sua figlia Ginevra, vorrei ricordarle le Convenzioni di Ginevra, che prevedono la protezione del personale sanitario”. Che poi cosa c’entrano le convenzioni di Ginevra? Starà forse ammettendo che trattasi, in effetti, di combattenti stranieri? Ha poi aggiunto che, come la premier ama e desidera vedere ogni giorno la propria figlia, lui sente la mancanza del padre.L’identificazione del bersaglio è studiata a tavolino dato che nelle ore successive sulle pagine social propal è vergognosamente circolato in rete un video – rilanciato anche da Europe Palestine Network e dalla pagina Nur Resilienza dell’imam di Torino Brahim Baya, tanto per darne misura della rivendicazione d’appartenenza politica – che mostra una foto di Giorgia Meloni con in braccio la figlia. Elyas Abu Safiya queste parole assurde le ha pronunciate proprio accanto alla parlamentare grillina che lo ha invitato. Lei annuiva, e a fine incontro anziché prendere le distanze dall’obbrobrio andato in scena al suo fianco, ha ritenuto soltanto di dichiarare quanto segue: “Accogliere Elyas Abu Safiya alla Camera dei deputati è un onore e un dovere. A lui e a suo padre voglio dire che siamo al loro fianco”. E nelle ore successive, davanti allo sdegno diffuso che la circostanza ha sollevato, il gruppo parlamentare ha deciso di respingere tutte le accuse parlando di “strumentalizzazione”. Che coraggio. Giuseppe Conte avrà il buon gusto di dire qualcosa? Avrà il tatto istituzionale di rammentare che le posizioni politiche, anche le più controverse, non possono prescindere dalla ferma condanna del terrorismo e del rispetto della dignità umana (di un minore, almeno)? Della Ascari non sappiamo, dato che in passato ha partecipato ad altre iniziative discutibili in tema “Palestina” finite nell’occhio degli inquirenti in relazione ad indagini per finanziamenti ad Hamas.L’episodio è di una gravità inaudita: è inaccettabile che durante un sermone in arabo il figlio di un presunto terrorista venga nelle istituzioni italiane ad utilizzare l’immagine di un minore, una bambina, per assurde considerazioni di natura politica. Nelle democrazie liberali occidentali esiste un confine di civiltà. Non è scritto in nessun codice ma costituisce la base su cui si fonda il quieto vivere e la pace sociale. E di certo, i minori, non entrano nel discorso. Tanto più se utilizzati come forma di intimidazione indiretta, messi sul piatto per utilizzarli come esche, martiri o scudi umani come fanno ad altre latitudini. Questa roba da terzo mondo non esiste nel mondo civilizzato; in caso contrario, non sarebbe civilizzato.Francesco Catera, 2 novembre 2026Clicca qui per vedere il videoL'articolo “Lei chiama Ginevra…”. Perché è ignobile il palestinese che tira il ballo la figlia di Meloni proviene da Nicolaporro.it.