Pacchi cinesi. La tassa Ue convince l’Italia, addio alla stretta in manovra

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Laddove non arriva l’Italia, arriva l’Europa. Anche sulla Cina. Sono mesi che Bruxelles ha intrapreso una crociata contro l’e-commerce cinese, reo di inondare il Vecchio continente con prodotti non solo dalla dubbia qualità e standard, ma anche spesso pericolosi, quando non illegali. Temu, Shein sono solo due dei nomi finiti al centro del mirino Ue in questi ultimi anni, anche per espressa volontà di alcuni Paesi membri, a cominciare dalla Francia. Un approccio a cui si era anche allineata l’Italia, prevedendo nella manovra appena approdata in Parlamento una tassa tricolore, 2 euro, sui piccoli pacchi provenienti dai Paesi al di fuori dell’Unione europea, il grosso dei quali dalla Cina.Tutto però spedito in soffitta. La misura sarebbe dovuta scattare con l’inizio del nuovo anno, dopo vari slittamenti: adesso, invece, si seguirà il nuovo Codice doganale Ue. La tassa italiana, che avrebbe dovuto interessare soprattutto gli acquisti sui colossi cinesi dell’e-commerce, come i citati Shein e Temu, rimanderà insomma a quella di fabbricazione europea. La quale, e questa è la notizia, comincia a dare i propri frutti. Scattata lo scorso 1 novembre, il meccanismo prevede un contributo di 2 euro sui pacchi spediti direttamente ai consumatori da Paesi extra Ue, indipendentemente dal valore della merce. La misura punta a contenere il flusso di piccoli invii, soprattutto dalla Cina, e a compensare i costi sostenuti dalle autorità doganali. Attenzione, l’esborso per la Cina è maggiore dei 2 euro poc’anzi menzionati. Il contributo, infatti, si aggiunge al dazio di 3 euro già introdotto a luglio sui pacchi di valore inferiore a 150 euro.La tariffa si applica a ciascuna tipologia di articolo contenuta nella spedizione: per esempio, un pacco con dieci magliette sarà soggetto a un contributo di 2 euro, mentre uno con magliette e cappelli pagherà 4 euro. Secondo la Commissione europea, il costo non dovrebbe ricadere sui consumatori, ma venditori e piattaforme potranno aggiungerlo al prezzo prima dell’acquisto. La misura arriva dopo che lo scorso anno sono entrati nell’Ue quasi 6 miliardi di piccoli pacchi, il 93% dei quali provenienti dalla Cina. E, non un dettaglio, il contributo di 2 euro è permanente e il suo importo sarà riesaminato ogni due anni. Il dazio di 3 euro resterà invece in vigore, come misura temporanea, fino al primo luglio 2028.Va bene, ma quanto ci guadagna l’Europa? Ebbene, le tariffe dell’Unione sui pacchetti di e-commerce a basso costo che entrano nel blocco, potrebbero generare 6 miliardi di euro all’anno per il bilancio dell’Ue dal 2028 al 2034, secondo un documento della Commissione visionato da Reuters. La stima, finora inedita, mostra la portata della stretta europea sull’ondata di importazioni a basso costo provenienti dall’e-commerce, che, a quanto pare, provengono principalmente dalla Cina. Più nel dettaglio, Dirk Gotink, il parlamentare europeo a capo delle riforme doganali del blocco Ue, ha affermato che la nuova tariffa di 2 euro è stata introdotta per contrastare “un modello di business altamente tossico, basato su importazioni di e-commerce non conformi e di basso valore provenienti dalla Cina”. E “le nuove entrate generate ci offrono l’opportunità e i mezzi per invertire decenni di sottoinvestimenti e per fornire alle autorità doganali europee le risorse necessarie per proteggere efficacemente il nostro mercato unico”.