November SurpriseL’election day è arrivato. Si decidono oggi le midterm negli Stati Uniti, le elezioni di metà mandato per il rinnovo dei 435 seggi della Camera e di un terzo del Senato (33 seggi su 100 più due suppletive). Invece della consueta “October Surprise”, quest’anno c’è stata una “November Surprise”. Come un fulmine a ciel sereno, domenica 1° novembre la deputata democratica Haley Stevens, del Michigan, ha voltato le spalle al candidato del suo partito, Abdul El Sayed, dichiarando il suo sostegno al repubblicano Mike Rogers in una delle corse più aperte e decisive per il Senato. Vedremo tra qualche ora se il suo endorsement dell’ultimo minuto sposterà abbastanza voti, ma in ogni caso ci ricorda che in queste midterm non è in gioco solo il controllo dei due rami del Congresso. Sulla scena non c’è solo la classica rivalità tra Democratici e Repubblicani, ma anche l’Opa islamo-comunista sul Partito Democratico.Sulla scia della sorprendente vittoria di Zohran Mamdani a New York, sono molti i candidati espressione dei Democratic Socialists of America (DSA) in corsa per un seggio alla Camera o al Senato dopo aver battuto alle primarie Dem figure più moderate del partito.La rottura di Haley StevensUna di queste è proprio Haley Stevens. Superata di un solo punto percentuale da El Sayed, immigrato egiziano di seconda generazione, aveva disciplinatamente offerto il suo appoggio al vincitore, ma le sue apparizioni durante la campagna non sono mai state apprezzate, anzi spesso veniva contestata dai sostenitori di El Sayed, in particolare giovani, immigrati e musulmani, tanto che alla fine lo stesso candidato l’ha invitata a “stare alla larga”.La goccia che ha fatto traboccare il vaso uno spot elettorale anti-israeliano, prodotto dall’attivista turco-americano Cenk Uygur. Nel Michigan “non siamo fatti di odio. Ed è solo odio quello che esce dall’attuale candidato democratico”, ha detto la Stevens spiegando al pubblico la sua sofferta decisione. “Non mi piace vedere un candidato democratico al Senato fare campagna elettorale insieme a qualcuno che sostiene che l’America si sia meritata l’11 Settembre“, ha rincarato, riferendosi al podcaster Hasan Piker, nipote di Uygur, apparso al fianco di El Sayed in diversi eventi elettorali.L’ombra dei Fratelli MusulmaniL’antisionismo radicale è uno dei tratti politici di El Sayed, che dopo una condanna di rito ha di fatto giustificato l’attentato alla sinagoga di Bloomfield come un evento da inserire nello stesso “ciclo di violenza” degli attacchi israeliani. Retorica propal che ben conosciamo.Nonostante le sue tardive smentite, solo in piena campagna elettorale, su El Sayed aleggia ancora il sospetto di una sua affiliazione alla Fratellanza Musulmana, anche per il sostegno finanziario del CAIR, associazione islamica-americana nella lista nera di diversi Stati Usa, e degli Emirati Arabi Uniti, per i suoi legami con la Fratellanza.Si chiamano DSA si legge comunistiA prescindere dalla appartenenza o meno ai DSA, sempre più spesso candidati radicali vincono le competizioni interne al Partito Democratico, in particolare laddove prevale un elettorato di immigrati musulmani e giovani influenzati da ideologie anticapitaliste, se non apertamente marxiste.Non deve trarre in inganno il nome “social-democratici”, che a noi europei richiama partiti di sinistra moderati e riformisti. Dal superamento della proprietà privata all’abolizione di polizia e carcere, dallo scardinamento delle istituzioni (Presidenza e Corte Suprema) alle posizioni pro-Hamas, questi candidati sostengono piattaforme massimaliste.Nonostante El Sayed e gli altri candidati radicali abbiano il pieno sostegno dei big, come l’ex presidente Obama o l’ex speaker Pelosi, la presa di posizione della Stevens suggerisce una frattura all’interno dei Dem molto più profonda di quanto emerga – anche perché i media mainstream fanno di tutto per nascondere o edulcorare la radicalizzazione dei Democratici, presentando come estremisti solo Trump e i Repubblicani. Divisioni forse non in grado di invertire il vento a favore dei Dem in questo ciclo elettorale, ma certo non trascurabili.L’allarme di MuskGiorni fa Elon Musk ha espresso tutta la sua preoccupazione per una vittoria schiacciante dei Dem nel 2028. L’America diventerebbe uno “Stato a partito unico permanente”, sarebbe “la fine della democrazia in qualsiasi senso significativo del termine”.Ricordando le proposte di Kamala Harris, sostenute da James Talarico, candidato al Senato in Texas, ha avvertito che i Dem “renderebbero DC e Porto Rico stati per ottenere una solida maggioranza al Senato; aprirebbero i confini e legalizzerebbero gli irregolari per consolidare una maggioranza permanente; aumenterebbero il numero di membri della Corte Suprema per ottenere una maggioranza immediata”.L'articolo Midterm, in gioco non solo il Congresso: l’Opa islamo-comunista sui Dem proviene da Nicolaporro.it.