Qui al bar pensiamo di aver capito che cosa c’è in ballo, in questa inquietante saldatura tra la sinistra e l’islam politico, che si sta verificando un po’ ovunque nel Vecchio continente. Emblematico l’episodio dell’aspirante sindaca di Berlino, Elif Eralp, che con la sua Linke ha sbancato alle elezioni anche grazie al voto degli immigrati di fede musulmana, ovviamente pro Pal, ma che ora ha paura di potenziali ritorsioni da parte di un estremista di Hamas, qualora dovesse apertamente dissociarsene.In piccolo, lì c’è già disegnata la parabola che attende i progressisti: loro si appoggiano a quel pezzo di società “separata” in chiave elettorale; la usano come una forza funzionale a scalzare la destra, che si basa invece su un consenso “indigeno”; ma una volta che i loro alleati avranno raggiunto la massa critica (e in certi Paesi europei sono molto vicini all’obiettivo), costoro scenderanno dal taxi e pretenderanno di comandare. Voi ce li vedete gli islamici che sfilano sui carri dei gay pride? Che sostengono le femministe? Che nei Parlamenti votano a favore dell’aborto o delle adozioni omosessuali?La convergenza è strumentale: a entrambe le parti – la sinistra e l’islam politico – serve l’altra. Ora. Ma chi ha il vento in poppa non sono i laicisti; chi ha la propulsione demografica non sono i nuovi radicali, che mescolano socialismo e woke. Un giorno, probabilmente non lontano, gli equilibri si altereranno. È la “sottomissione” che già anni fa aveva intravisto Michel Houellbecqu. Qui al bar saremo pessimisti o complottisti, ma questo scenario ci preoccupa. Il vero caffè avvelenato rischia di trangugiarlo l’Europa intera.Il Barista, 3 novembre 2026L'articolo L’islam politico fa fessa la sinistra proviene da Nicolaporro.it.