New Delhi, decine di migliaia sfilano con il leader dell’opposizione Rahul Gandhi: «Cancellati 130 milioni di elettori»

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NEW DELHI — Nandita, 46 anni, è arrivata domenica al Ramlila Maidan con il documento in tasca e un nome che nei registri non risulta più. «Sono elettrice da quando avevo 18 anni e ora mi ritrovo cancellata dalla lista», ha detto all’AFP, in mezzo alle bandiere tricolori e a quelle del Congresso. Ha dato solo il nome.Come lei, decine di migliaia di persone hanno sfilato dal centro di New Delhi fino allo storico spiazzo dei grandi comizi della capitale per chiedere le dimissioni di Gyanesh Kumar, capo della Commissione elettorale indiana. L’accusa dell’opposizione guidata da Rahul Gandhi, leader del Congresso, è che la revisione delle liste abbia cancellato oltre 130 milioni di nomi, colpendo soprattutto musulmani e altre minoranze poco inclini a votare per il Bjp, il partito nazionalista indù del premier Narendra Modi.Il Congresso aveva promesso un milione di persone. Il Guardian, dal posto, conta «decine di migliaia» e registra i vuoti sugli spalti; l’opposizione replica che molti dei suoi autobus sono stati fermati dalle barricate della polizia alle porte della città. Attorno all’arena centinaia di agenti con scudi e manganelli, mezzi antisommossa, traffico deviato fin dal mattino. I leader sono arrivati su una jeep scoperta, preceduti da uno striscione lungo un chilometro con i nomi dei cancellati.Dal palco Gandhi ha puntato su Kumar, che ha «commesso il più grande crimine. Ha cercato di mettere a tacere la voce del popolo, di strangolare il nostro Paese». Poi si è rivolto a Modi: «Non puoi scappare da nessuna parte». L’alleanza di opposizione, che si chiama India, non permetterà che «la democrazia venga finita nel Paese», ha detto.La Commissione elettorale nega di favorire chiunque. La revisione, chiamata Special Intensive Revision, serve secondo l’autorità a togliere dalle liste i doppioni, i defunti e le iscrizioni fraudolente; chi è stato cancellato per errore può chiedere di essere reinserito. Il Bjp va oltre. Il ministro della Salute Jagat Prakash Nadda, che del partito è presidente, ha parlato di un «dramma accuratamente orchestrato»: «Quel che accade oggi al Ramlila Maidan non è un atto di rispetto per la democrazia. È una cospirazione calcolata per gettare la nazione nell’anarchia». Il raduno, ha aggiunto, sarà «il chiodo nella bara» dell’opposizione. Esponenti del Bjp sostengono da tempo che migranti irregolari dal Bangladesh, in gran parte musulmani, siano finiti nei registri.Le obiezioni dei viceLa crisi è nata dentro la Commissione, quando è emerso che i due vice di Kumar avevano sollevato obiezioni sulla revisione, sulle procedure di registrazione e sui sistemi digitali. Da fine settembre a Delhi si manifesta quasi ogni giorno: partiti, organizzazioni studentesche e il movimento giovanile che si è battezzato «Scarafaggi», nato in estate e capace di far dimettere un ministro del governo Modi. Il 12 ottobre l’opposizione ha marciato fino alla Corte Suprema per depositare un ricorso, dopo che la polizia aveva fermato migliaia di attivisti e chiuso sei stazioni della metropolitana.Domenica gli «Scarafaggi» hanno appoggiato il corteo senza parteciparvi: verso i partiti tradizionali la diffidenza resta. La stessa sfumatura si ritrova tra la folla. Shalini, ristoratrice arrivata da Goa, ha spiegato di essere in piazza «non per l’opposizione ma perché sono contro il Bjp». Una militante studentesca del Congresso ha raccontato di quattro familiari cancellati per una falsa registrazione di trasferimento.Le prossime elezioni generali sono previste nel 2029 e l’opposizione guidata da Gandhi ha perso le ultime tre. La partita, a tre anni dal voto, si gioca su chi tiene il registro degli elettori prima ancora che sulle urne. Human Rights Watch ha scritto questa settimana che le accuse sollevano «serie domande sulla correttezza delle future elezioni indiane».Nandita ha scandito con gli altri lo slogan che da settembre risuona a Delhi: «Ladro di voti, lascia il tuo posto». Dal palco il presidente del Congresso, Mallikarjun Kharge, ha fissato la condizione: «Finché Gyanesh Kumar non se ne va, continueremo a lottare».