Un nuovo inquietante episodio si aggiunge alla vicenda di Pamela Genini, la modella di 29 anni uccisa il 14 ottobre 2025 a Milano dall’ex compagno Gianluca Soncin. Qualcuno potrebbe essere entrato nell’appartamento di via Iglesias 33, nel quartiere Gorla, dove si consumò il femminicidio e che si trova ancora sotto sequestro. Gli agenti avrebbero infatti trovato i sigilli manomessi e, all’interno dell’abitazione, alcuni guanti in lattice di provenienza sconosciuta e contenitori di gioielli vuoti. A rivelarlo è stata la trasmissione di Canale 5 Dentro la notizia, condotta da Gianluigi Nuzzi.Pamela Genini, la madre: “Chi è entrato nell’appartamento aveva le chiavi”A rendere ancora più inquietante la scoperta è l’assenza, secondo quanto riferito, di segni di effrazione. Un particolare sul quale si è soffermata anche Una Smirnova, madre della vittima, intervenuta durante la trasmissione televisiva. “Non saprei chi potrebbe essere entrato”, ha dichiarato la donna, aggiungendo: “Non c’erano segni di effrazione, chi è entrato aveva le chiavi”. Resta dunque da chiarire chi abbia avuto accesso all’abitazione, quando sia avvenuta la presunta intrusione e per quale motivo. Interrogativi ai quali si aggiunge quello relativo ai guanti rinvenuti nei locali e ai contenitori di gioielli trovati vuoti.Il femminicidio di Pamela Genini e le chiavi duplicate dall’exL’appartamento di via Iglesias è il luogo in cui, il 14 ottobre 2025, Pamela Genini venne uccisa con 76 coltellate dall’ex compagno Gianluca Soncin, originario di Biella e residente a Cervia. Secondo la ricostruzione degli investigatori, la relazione era stata segnata fin dall’inizio da comportamenti possessivi e violenti. Soncin avrebbe progressivamente isolato Pamela dalle amicizie, esercitando su di lei un controllo sempre più pressante. La giovane aveva deciso di interrompere il rapporto e stava organizzando la propria fuga. L’uomo, però, sarebbe riuscito a entrare nell’abitazione utilizzando alcune chiavi che aveva fatto duplicare di nascosto. Si era presentato nell’appartamento armato di due coltelli, portando a termine un delitto che, secondo gli inquirenti, sarebbe stato pianificato almeno una settimana prima. Durante il processo Soncin ha pronunciato parole di pentimento: “Comprendo il peso delle mie azioni”. Dichiarazioni che non hanno convinto la madre e la sorella della vittima, Una Smirnova e Veronica Genini, che le hanno definite “parole di plastica”.La profanazione della tomba e il mistero della testa scomparsaQuello dell’appartamento è soltanto l’ultimo episodio di una vicenda che ha assunto contorni sempre più macabri anche dopo la morte della giovane. Il 23 marzo 2026 era infatti emersa la profanazione della tomba di Pamela nel cimitero di Strozza, in provincia di Bergamo. Il corpo della 29enne era stato trafugato e decapitato, mentre la testa non è stata ancora ritrovata. Per quei fatti è indagato Francesco Dolci, un altro ex compagno, o forse soltanto un amico della giovane, accusato di vilipendio di cadavere e furto. L’uomo ha respinto le accuse.Nel corso degli accertamenti, i carabinieri hanno anche effettuato una prova nel cimitero, verificando che una sola persona avrebbe potuto estrarre il feretro dal loculo e successivamente ricollocarlo al suo interno.Adesso, a poco più di un anno dal femminicidio, l’attenzione torna sull’abitazione milanese in cui Pamela perse la vita. La possibile violazione dei sigilli apre un nuovo fronte di interrogativi, soprattutto alla luce dell’ipotesi che chi è entrato nell’appartamento potesse disporre delle chiavi. Un particolare che richiama una delle circostanze più drammatiche dell’omicidio, quando proprio le chiavi duplicate di nascosto avevano consentito a Soncin di raggiungere la giovane all’interno della sua casa. L'articolo Giallo Genini, violati i sigilli della casa in cui fu uccisa. La madre: “Chi è entrato aveva le chiavi” proviene da Nicolaporro.it.