Iran, un raid Usa sull’isola di Qeshm distrugge un lanciatore di missili: Teheran rivendica 3 droni abbattuti

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QESHM — «La palla è nel campo dell’America per evitare la guerra», ha detto martedì mattina in televisione Mohammad Bagher Ghalibaf, presidente del Parlamento iraniano e capo negoziatore, poche ore dopo il raid americano su Qeshm, la più grande isola del Golfo Persico, a una ventina di chilometri dal porto di Bandar Abbas. Gli elementi della ricostruzione sono tre: un lanciatore di missili terra-aria, un velivolo americano preso di mira, cinque esplosioni in rapida successione nella tarda serata di lunedì (la prima serata in Italia).A rivelare l’attacco è stato il Wall Street Journal, secondo cui è l’ultimo di una serie di «colpi limitati» condotti in segreto nelle ultime settimane e tenuti riservati per non segnalare la ripresa della campagna maggiore. Tre funzionari americani hanno parlato di azione «difensiva», a protezione di assetti Usa: non è il ritorno alle grandi operazioni di combattimento, nell’ottavo mese di guerra con l’Iran, mentre a Doha circola una bozza d’intesa sulla riapertura dello stretto di Hormuz.La versione americana, ricostruita da NBC News, è questa: i Pasdaran, le Guardie della rivoluzione, hanno lanciato un missile terra-aria da Qeshm contro un velivolo Usa, e il raid ha distrutto il lanciatore. «Una misura difensiva contro iraniani che usano missili terra-aria contro assetti americani», ha detto un terzo funzionario. Il comando Usa per il Medio Oriente non ha risposto alle richieste di commento; il Pentagono ha rinviato a quel comando.L’agenzia di Stato IRNA ha riferito cinque esplosioni in rapida successione sull’isola e residenti che raccontano di due velivoli in cielo; i boati, secondo l’agenzia Fars, vicina allo Stato, sono stati uditi anche a Hengam e a Bandar Abbas. I Pasdaran rivendicano l’abbattimento di un drone MQ-9 e di due RQ-170, velivoli senza pilota da sorveglianza: un funzionario americano definisce la rivendicazione falsa. Il portavoce militare israeliano, interpellato su un coinvolgimento del suo Paese, ha risposto con una sola parola: «No».Restano i conti che non tornano: uno o due velivoli in cielo, tre droni abbattuti per Teheran e nessuno per Washington, e soprattutto quanti raid «segreti» abbiano preceduto questo, e contro quali obiettivi.La bozza di DohaGhalibaf ha detto che l’Iran, «con il dito sul grilletto», ha dato una risposta «potente e razionale», e che un nuovo «errore strategico» aprirebbe «un nuovo campo di guerra». Il ministro degli Esteri Abbas Araghchi ha aggiunto, sempre a IRNA: «Se gli Stati Uniti accettano le nostre condizioni, lo stretto di Hormuz sarà riaperto». Le consultazioni, ha detto, sono «molto intense» e passano anche da Qatar e Pakistan.I negoziatori iraniani hanno lasciato Doha domenica dopo tre giorni di colloqui; un funzionario informato parla di una bozza, negoziata da otto giorni, che mediatori qatarini hanno portato a Teheran lunedì notte. L’offerta sul tavolo: riapertura di Hormuz in due giorni in cambio della fine del blocco navale americano, deroghe petrolifere e revoca delle sanzioni. Il portavoce degli Esteri Esmaeil Baghaei ha ribadito che la base resta il piano in sette punti di settembre e che senza la fine del blocco lo stretto non riapre.Donald Trump ha scritto su Truth Social che l’accordo «potrebbe avvenire» e che «l’Iran vuole una soluzione il prima possibile»; a Fox News, lunedì sera, non ha commentato i raid. Il vicepresidente JD Vance ha parlato di «buone conversazioni» e si è detto ottimista su una «soluzione negoziata». Sabato la Guida suprema Mojtaba Khamenei aveva promesso una risposta «senza limiti geografici».Il raid e la bozza corrono così sullo stesso tavolo, nelle stesse ore, il giorno in cui gli americani votano per il rinnovo del Congresso. Prima della guerra da Hormuz passavano 20 milioni di barili al giorno; lunedì il petrolio è sceso sui segnali d’intesa, mentre nello stretto una nave è stata colpita da un «proiettile sconosciuto», con l’equipaggio illeso. Di quanti raid prima di Qeshm, e contro che cosa, Washington non ha ancora detto nulla.