Onorando l’attitudine alle baruffe chiozzotte estive, allestite sotto l’afa carogna in mancanza di argomenti più freschi, si è svolto lo scambio di cortesie tra Bonaccini, l’alto dignitario del Pd che conobbe le gioie delle primarie aperte rimettendoci la segreteria nazionale dopo essere stato eletto dagli iscritti, e la presidentessa del Consiglio. Il tema: “chi vota la destra è culturalmente più carente”.Detta così è apparsa come la solita sprezzatura di una certa aristocrazia giacobina, avvezza alla pratica radical scic.Ovviamente la risposta è stata piccata e netta da parte della Meloni, con le argomentazioni prevedibili intorno all’arroganza della sinistra e alla democrazia che poggia sul suffragio universale. Non è mancata anche una stoccata all’incapacità dei suoi avversari di prendere voti tra i ceti popolari.Bonaccini si è difeso criticando lo stravolgimento della sua battuta, estrapolata da un contesto che diceva “altro”.In sovrappiù ha aggiunto che la polemica meloniana fa parte delle “armi di distrazione di massa” messe in campo dalla destra per non pagare pegno sulla difficoltà delle famiglie italiane di fronte al caro benzina.Peccato che l’esponente democrat abbia fatto ricorso ad una frettolosa postura di difesa, perché, in realtà se avesse aggiustato un po’ il tiro argomentando intorno alla dilagante inconsapevolezza con cui parti sempre più larghe del corpo elettorale giungono al voto, forse si sarebbe potuto aprire un dibattito meno banale sul tema della sovranità popolare e della rappresentanza nell’era dell’egemonia del digitale.Anche perché quest’anno si celebra il decennio dall’uscita di un libro del saggista e filosofo americano Brennan, tradotto in Italia col titolo “Contro la democrazia” (Luiss University Press), che seguiva proprio il filo del ragionamento a monte della battuta di Bonaccini.In sostanza Brennan constatava che, nella stagione in cui la comunicazione- specie quella digitale- ha preso il posto dei contenuti politici, i cittadini sono portati ad assumere le scelte elettorali su una base meramente emozionale o ispirata da pregiudizi studiatamente orientati.Tutto questo avviene spesso con il velo dell’ignoranza sulle istituzioni, sull’ordinamento costituzionale epersino sui nomi dei leader e dei programmi da loro proposti, quando si va oltre gli slogan rimbalzati sui social. Secondo Brennan in questo contesto in cui è egemone la comunicazione governata dal digitale, la platea elettorale è in massima parte irrazionale, sospinta da istinti di rabbia, alterata da bias cognitivi.Da ciò il professore americano faceva discendere alcune conseguenze e organizzava alcune proposte che sfociavano nella scelta epistocratica, che mette il potere nelle mani dei competenti e dei motivati. Perseguendo l’ideale di una democrazia in cui le scelte poggino sulla consapevolezza e sulla partecipazione responsabile dei cittadini.Su quella linea di pensiero troviamo nell’antichità Platone, con la sua critica alla democrazia e gli Illuministi che distinguevano tra eguaglianza naturale e morale tra gli esseri umani.L’ho fatta breve, e me ne scuso con i lettori che amano la filosofia, ma forse andava ricordato che il pensiero epistocratico parte da lontano.Orbene, non sappiamo quale grado di consapevolezza di ciò si sia impegnato da parte di Bonaccini nella sua polemica sull’incompetenza degli elettori di destra.Non c’è dubbio, però, che il vento populista che soffia a destra (parecchio) come a sinistra (pure), aiuti a rimettere in campo la domanda a cui dieci anni fa aveva tentato di dare risposta lo studioso americano.Quando ancora l’AI non era diventata protagonista della politica e della nostra irrealtà. Certo, a seguire fino in fondo la pista, si rischia di cadere nella trappola vannacciana del voto diseguale, peraltro incostituzionale.Ma non c’è dubbio che il problema dell’inquinamento del processo elettorale e della rappresentanza oggi sia ancora più forte di ieri, mettendo in crisi la forma stessa della democrazia.Il rimedio?Forse è quello che va all’incontrario della suggestione epistocratica: se a votare vanno in tanti e non solo quelli orientati dai social, si rimette in equilibrio la democrazia che poggia sulla sovranità popolare.A quel punto, però, occorrerebbe che anche le proposte politiche offerte dal mercato elettorale e le leggi che ne regolano il processo fossero adeguate. Me questo è un altro e complicato capitolo, che in questa piccola puntata non ci sta.