di Enrico Oliari – È salito ad almeno 37 morti e 42 feriti il bilancio dell’attacco russo che ha colpito un deposito nel centro abitato di Myla, nel distretto di Bucha, nella regione di Kiev. L’impatto di un drone ha provocato una violenta detonazione delle munizioni custodite nella struttura, seguita da un vasto incendio e da una serie di esplosioni secondarie che hanno investito anche gli edifici circostanti.Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha confermato che il primo obiettivo colpito era un deposito utilizzato dalle forze di difesa e che all’interno erano presenti proiettili, mine, altre munizioni e droni. Il capo dello Stato ha però duramente criticato la decisione di conservare materiale esplosivo così vicino alle abitazioni, parlando di una «terribile negligenza» e annunciando provvedimenti nei confronti dei responsabili.«Esistono regolamenti: le munizioni non possono essere immagazzinate vicino alle case o ad altre aree residenziali», ha affermato Zelensky. La Polizia nazionale e il Servizio di sicurezza ucraino hanno aperto un procedimento penale per accertare eventuali responsabilità per negligenza. La Procura sta inoltre verificando la legittimità dello stoccaggio di esplosivi all’interno della struttura e le autorizzazioni concesse ai responsabili.Tra le vittime figura Taras Didych, responsabile della comunità di Dmytrivka, morto mentre partecipava alle operazioni di soccorso. Almeno 381 persone, tra cui 59 bambini, sono state evacuate dalla zona. Circa 50 edifici residenziali sono stati danneggiati e le esplosioni hanno interessato anche una struttura destinata all’assistenza di anziani e persone con disabilità. Il 30 agosto è stato proclamato giorno di lutto nella regione di Kiev.Il premier ucraino Sergii Koretskyi ha parlato apertamente di «negligenza criminale», ricordando un episodio analogo verificatosi a luglio a Vyshneve, sempre nella regione di Kiev, dove un attacco russo aveva provocato la detonazione di un deposito di munizioni vicino ad aree abitate. Secondo Koretskyi, dopo quell’episodio la ripetizione dello stesso errore non può essere considerata accettabile e i responsabili dovranno essere individuati e puniti.L’attacco a Myla faceva parte di una più ampia operazione russa contro infrastrutture militari e logistiche della regione di Kiev. Il ministero della Difesa di Mosca sostiene che nel deposito di Myla fossero conservati componenti e booster di lancio destinati ai droni ucraini a lungo raggio FP-1 e FP-2.Nella stessa operazione sarebbe stato colpito anche il centro logistico «FIM Service» di Chaiky, sempre nel distretto di Bucha. Secondo Mosca, la struttura veniva utilizzata per immagazzinare componenti destinati ai missili da crociera ucraini a lungo raggio Flamingo. Un ulteriore attacco avrebbe interessato un centro logistico a Kalynivka, dove si trova un terminal doganale che, secondo il ministero russo, sarebbe stato utilizzato per distribuire materiale militare proveniente dai Paesi occidentali.