Non è solo una tempesta mediatica, ma una vera e propria resa dei conti a campo aperto quella che sta travolgendo Report. A far detonare un clima già esasperato sono state le ultime dichiarazioni dei due inviati storici, Giorgio Mottola e Paolo Mondani. Le loro interviste a Corriere della Sera e Repubblica hanno certificato il punto di non ritorno, bocciando senz’appello la gestione di Sigfrido Ranucci e bollando come «inopportuna» la sua nota «amicizia fraterna» con il faccendiere Valter Lavitola.Ma se sul piano editoriale i giornalisti difendono la bontà del lavoro svolto — assicurando all’unisono che «non è emerso alcun condizionamento di Lavitola sulla trasmissione» —, sul piano gestionale e umano la frattura si è trasformata in una guerra aperta. Un muro contro muro scoppiato già un mese fa, quando la redazione ha tentato di prendere in mano il proprio destino. E ne parla oggi Giacomo Amadori per Libero. Il tentativo di “triumvirato” e l’ira di RanucciDi fronte alla proposta dei vertici Rai di affidare la nuova conduzione al tandem formato da Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi, la maggioranza degli inviati ha cercato di fare scudo. Il 25 luglio scorso, riporta il quotidiano, la redazione aveva votato un documento interno che proponeva una sorta di «cogestione» per rispondere agli attacchi in corso e bilanciare i nuovi assetti decisi da Viale Mazzini. Questa indiscrezione emerse sui quotidiani ma fu poi fatta raffreddare dal conduttore stesso. Oggi Libero ha quei virgolettati di risposta, in un clima in cui Ranucci (sfruttando la sua profonda conoscenza dell’Antica Roma) sembra paragonarsi a Giulio Cesare. «Sembra un commissariamento»La reazione del giornalista, inviata via e-mail alla squadra, su quella proposta fu di una durezza inaspettata. Con un tono che mischia delusione personale e citazioni storiche, l’ex conduttore ha stroncato sul nascere l’iniziativa dei suoi collaboratori, leggendo la proposta come un tentativo di esautorarlo.«Pur con le sue carenze, il vostro documento ha un merito: mi ha chiarito che alcuni di voi vorrebbero ricoprire il ruolo di coautori, non come l’ho interpretato io ai tempi di Milena, ma addirittura “inter pares”, cioè “tra pari” o “tra uguali”», ha scritto furioso Ranucci nella sua missiva. «A guidare Report dovrebbe essere quindi una sorta di “triumvirato”, che ha il sapore di un commissariamento». Richiamando i suoi trascorsi da docente di Lettere, Ranucci ha poi alzato la barra della reprimenda: «Al di là del fatto che in Rai non esistono formule di questo tipo, vale la pena ricordare che non è ben augurante, visto che l’ultimo triumvirato della storia romana risale al 43 a.C. Era composto da Ottaviano, Marco Antonio e Marco Emilio Lepido, nacque con lo scopo di vendicare Giulio Cesare, ucciso dai congiurati Bruto e Cassio, ma segnò la fine della Repubblica e la nascita dell’Impero», riporta quella lettera finita oggi su Libero.L’affondo finale della lettera, ricostruisce Libero, lasciava ben poco spazio ai margini di ricucitura, tradendo una profonda amarezza per quanto consumatosi alle sue spalle: «Infine, lasciatemi esprimere la mia amarezza per le modalità con cui è stato delineato questo piano, per le strategie tessute, per le chat oblique, e per le modalità in cui è maturato il voto dell’assemblea».Lo spettro dell’addio e la strada SantoroOggi la redazione, riporta Libero, è spaccata. Da un lato c’è l’ostilità verso la nuova presunta coppia di conduttori — con Giulia Presutti finita nel mirino dei colleghi per la sua strenua difesa di Ranucci e per le frequentazioni passate al Cefalù Bistrot di Lavitola —; dall’altro c’è il blocco dei giornalisti esterni (circa tre quarti del totale) pronti a sbattere la porta. «I nostri contratti scadono a giugno 2027, ma siamo pronti a stracciarli. Ci batteremo affinché Report continui a esistere. Speriamo in Rai, altrimenti altrove», ha avvertito Mottola, seguito a ruota da Mondani: «Certo che me ne vado da Report se restano queste le condizioni». La squadra dovrebbe avere un punto con i vertici Rai questo 2 settembre. Sullo sfondo resta un’ulteriore, paradossale ironia della sorte. Agli atti dell’inchiesta sull’intimidazione a Ranucci, lo stesso Valter Lavitola aveva rivelato ai magistrati di aver suggerito in passato all’ex conduttore di percorrere la “strada Santoro”: produrre il programma con una società esterna indipendente da Viale Mazzini. L’idea di portare Report fuori dalla Rai, concepita un tempo dal faccendiere, potrebbe oggi trasformarsi nella realtà operativa scelta proprio dagli inviati in fuga.L'articolo Report, Ranucci e quella lettera ai suoi. Il paragone del «triumvirato per vendicare Giulio Cesare» e il fallimento del dialogo interno proviene da Open.