Franceschini e la malattia di Parkinson: 25% casi sotto i 50 anni, novità dalla ricerca

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“Tra le malattie neurodegenerative il Parkinson è quella che è aumentata di più: i casi sono raddoppiati negli ultimi 15 anni e si stima un ulteriore aumento entro i prossimi 15 anni. Un fenomeno che non è collegato all’allungamento della vita media: a crescere infatti sono i casi in pazienti giovani, tra i 40 e i 50 anni. La buona notizia su questo fronte è che sono molte le novità in arrivo dalla ricerca”. A dirlo a LaSalute di LaPresse è Fabrizio Stocchi, Responsabile del Centro Parkinson, parkinsonismi e disturbi del movimento dell’Irccs San Raffaele di Roma e ordinario di Neurologia all’Università Telematica San Raffaele Roma, in un focus sul Parkinson in Italia dopo il racconto al ‘Corriere della Sera’ del senatore del Pd Dario Franceschini, che convive con la malattia dal 2020.L’identikit dei pazienti e i numeri del Parkinson in ItaliaTendiamo a pensare al Parkinson come a una malattia della vecchiaia, ma “un paziente su quattro ha un esordio al di sotto dei 50 anni. Siamo intorno ai 400mila casi in Italia, ma a mio parere si tratta di una stima al ribasso”, aggiunge il neurologo. Parliamo di una patologia che, secondo le ultime stime, costa nel nostro Paese circa 8 miliardi e mezzo di euro l’anno. La triade dei sintomi spia Se il tremore è il sintomo più conosciuto di questa patologia, lo stesso Dario Franceschini ha sottolineato che a insospettire nel suo caso era stato il movimento di mani e piedi. “Il sintomo tipico della malattia di Parkinson è la bradicinesia, il rallentamento motorio. La triade di sintomi è composta da bradicinesia, rigidità muscolare e tremore, ma il 27% dei pazienti non trema. Per la diagnosi devono essere presenti due sintomi su tre”, precisa Stocchi.I farmaci e le novità in arrivoSul fronte del trattamento “abbiamo terapie sintomatiche come la ben nota levodopa: entro la fine dell’anno ne arriverà una con formulazione a lento rilascio. Se oggi i farmaci sintomatici funzionano piuttosto bene, a un certo punto possono comparire complicanze come i fenomeni on-off, cioè pazienti che stanno bene e male alternativamente durante la giornata, o i movimenti involontari. Questo è dovuto alla progressione della malattia. Oltre a nuovi farmaci sintomatici, la ricerca sta sviluppando terapie per rallentare o bloccare il decorso del Parkinson”. “Tra queste il più avanzato è un anticorpo monoclonale che – dice lo specialista – agisce sulla proteina infettante che causa la malattia, l’alfa-sinucleina. Questa proteina penetra nel neurone dopaminergico e lo ‘soffoca’, passando poi da una cellula all’altra. L’anticorpo monoclonale ha la capacità di bloccare o rallentare il processo“. A che punto siamo? “Lo studio di fase III ha terminato l’arruolamento l’altro ieri di 950 pazienti circa: i risultati dovrebbero arrivare tra un anno e mezzo”, afferma il neurologo, che è responsabile per l’Italia del trial.Inoltre c’è la terapia con la stimolazione DBS (Deep Brain Stimulation): un intervento chirurgico con introduzione di elettrodi. “Si tratta di un approccio rivolto ai sintomi di Parkinson riservato a pazienti che hanno complicanze sia on-off che discinesie: può dare buoni risultati, ma è non è per tutti. Insomma, i pazienti vanno selezionati molto bene. Infine è partito uno studio sul trapianto di staminali autologhe e ci sono altri due farmaci in sperimentazione per bloccare o rallentare il decorso”, ricorda Stocchi.Insomma, “il messaggio ai pazienti italiani è quello di non sottovalutare i sintomi, per arrivare a una diagnosi il più possibile precoce di Parkinson. Ma dobbiamo anche dire che stanno arrivando interessanti novità dalla ricerca”, conclude lo specialista. Frutto anche dell’impegno di medici italiani.Questo articolo Franceschini e la malattia di Parkinson: 25% casi sotto i 50 anni, novità dalla ricerca proviene da LaPresse