In Italia la legge elettorale non si scrive nell’interesse degli elettori, ma secondo gli interessi di bottega dei partiti che, di volta in volta, hanno la forza per metterci le mani. Il fatto che quasi a ogni fine legislatura si cambino le regole della partita è già gravissimo. Ma in questo eterno valzer c’è una regola che resiste a tutto: rendere impossibile l’ingresso a chi è fuori.La raccolta obbligatoria delle firme è una vera barriera all’accesso alla competizione politica. Favorisce chi possiede gruppi parlamentari, strutture, soldi e apparati e penalizza proprio le nuove formazioni indipendenti. Un nuovo partito senza un leader miliardario, una celebrità nazionale o una gigantesca esposizione mediatica può avere idee, persone e consenso potenziale, ma non riuscirà ad arrivare sulla scheda elettorale.E qui sta la truffa: prima ancora della soglia di sbarramento per entrare in Parlamento, esiste uno sbarramento per poter chiedere agli italiani di entrarci. Altro che democrazia! È protezionismo politico allo stato puro: gli stessi partiti che occupano il mercato elettorale stabiliscono le barriere all’ingresso dei loro concorrenti, poi si fanno le modifiche per determinare alleanze forzate o escludere possibili competitor indipendenti.Cambiano leggi, collegi e alleanze. Ma quando c’è da proteggere il proprio oligopolio, destra, sinistra e centro ritrovano miracolosamente l’unità nazionale. La partitocrazia può dividersi su tutto. Tranne che sulla concorrenza e la libertà politica.Andrea Bernaudo, 1° settembre 2026L'articolo Legge elettorale, vince sempre la partitocrazia proviene da Nicolaporro.it.