La “siccità logistica” annienta il Reno e Panama

Wait 5 sec.

Il livello del Reno ha raggiunto valori eccezionalmente bassi. Nel punto critico di Kaub la navigazione commerciale è stata fortemente limitata e molte chiatte hanno dovuto ridurre drasticamente il proprio carico, mentre alcune tipologie di imbarcazioni hanno sospeso i collegamenti. A miglia di distanza un altro asse strategico della logistica mondiale e dell’interscambio commerciale via mare, soffre dello stesso male: la persistente siccità ha costretto l’Autorità del Canale di Panama a ridimensionare drasticamente il numero dei transiti di navi specie di grandi dimensioni. Gli effetti climatici stanno diventando un fattore in grado di provocare un terremoto e di condizionare quello che è diventato l’elemento determinante per la competitività di interi sistemi economici: la logistica.Ma dietro agli effetti evidenti della siccità (denunciati dal Presidente di Federlogistica, Davide Falteri) forse,, anche se tutti si rifiutano di dirlo a gran voce, si celano anche fattori distorsivi che nulla hanno a che vedere con il clima e che del clima sfruttano le opportunità. In Svizzera sono molti ad affermare che il blocco del Reno, nulla ha a che fare con i Nibelunghi, ma con alcune scelte geo-economiche della Germania che da anni non effettua i dragaggi, ovvero le rimozione di sabbia e terra dal letto del fiume; con il porto svizzero di Basilea praticamente bloccato e con le chiatte che sono costrette a viaggiare con un terzo del carico normale, alcuni prodotti strategiche se non intere filiere di produzione svizzera non riescono ad arrivare sul mercato dei concorrenti tedeschi: in particolare i prodotti farmaceutici o i prodotti chimici.Dietro alle notizie che riguardano il Reno si celano almeno quattro considerazioni drammaticamente sottovalutate: 1) i fattori climatici e quelli relativi alla sicurezza di assi di mobilità (Panama in secca consente il passaggio di un numero limitato di navi ne è ulteriore esempio) sono in grado di sconvolgere assetti logistici consolidati; 2) dietro a crisi come quella del Reno si potrebbero celare anche scelte di mercato: secondo molti la Germania ha tutto l’interesse, e i dragaggi non effettuati lo confermerebbero, a che alcuni prodotti in particolare fatichino a lasciare Basilea e la nazione di produzione, la Svizzera; 3) una guerra “fra i poveri” nel continente europeo è in atto e le armi per combatterla sono tutte lecite; 4) si schiude per la portualità mediterranea una potente e irripetibile occasione di recuperare traffico che oggi gravita sui porti nord europei, ma ciò comporta decisioni coraggiose e veloci, ma specialmente la piena consapevolezza che proprio i transiti fra il centro Europa e i porti dell’alto Tirreno e dell’Alto Adriatico sono condizionati da un congestionamento che spinge ormai verso il collasso i collegamenti ferroviari e autostradali nelle regioni alpine”. Ma anche di questo, con oltre il 60% dei prodotti italiani che dovrebbero raggiungere i mercati comunitari, governi, istituzioni e persino le imprese sembrano disinteressarsi.Eppure – come conferma Falteri- , le variabili climatiche, quelle geopolitiche che incorporano anche quelle climatiche, “non sono più un’emergenza, sono uno scenario sul quale la logistica che significa competitività per le imprese produttrici,  è costretta endemicamente a muoversi e assumere decisioni traumatiche”.Per il Presidente di Federlogistica, gli aumenti costanti nel costo del trasporto avrebbero dovuto far scattare da tempo tutti i segnali di allarme; “ma – prosegue Falteri – ciò non è accaduto e per quanto riguarda l’Italia le capacità del sistema logistico-infrastrutturale di reazione a crisi cronicizzate, hanno ancora i tempi delle locomotive a vapore. E questo vale per le Istituzioni, ma anche per una forte componente del mondo delle imprese, quello che si era abituato a considerare l’opzione fra porti del nord Europa, a mille e più chilometri di distanza) e porti mediterranei alla stregua di una variabile indipendente”.Per l’Italia questa crisi deve trasformarsi in una domanda strategica gestita in tempi non burocratici per offrire davvero alle imprese svizzere ed europee un’alternativa meridionale credibL'articolo La “siccità logistica” annienta il Reno e Panama proviene da Nicolaporro.it.