L’aumento delle arbovirosi in Italia “e la teoria del caos”

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West Nile, Dengue, Chikungunya, Zika. Quella del 2026 è l’estate del grande caldo, ma anche delle arbovirosi. L’aumento dei casi di malattie un tempo esotiche in Italia viene collegato ai cambiamenti climatici, alla luce della teoria del caos. “Il legame tra la teoria del caos e l’aumento dei casi di arbovirosi, malattie virali trasmesse da vettori come zanzare e zecche, risiede nella natura intrinsecamente complessa e non lineare dei sistemi biologici, climatici e antropici“, dice a LaSalute di LaPresse l’epidemiologo del Campus Bio-Medico Massimo Ciccozzi.“L’epidemiologia moderna non interpreta più la diffusione di queste malattie attraverso semplici modelli lineari di causa-effetto, ma la analizza come un sistema dinamico caotico, fortemente sensibile alle variazioni dei parametri ambientali”.Ma in che modo i principi della teoria del caos potrebbero spiegare l’esplosione e l’imprevedibilità delle arbovirosi? “Nella teoria del caos una minima variazione nelle condizioni iniziali può stravolgere l’evoluzione dell’intero sistema (il celebre ‘effetto farfalla’). Nelle arbovirosi variazioni impercettibili si traducono in picchi epidemici”, dice l’epidemiologo.L’effetto caldo sulle arbovirosi“Studi dell’Istituto Superiore di Sanità e di altri enti – aggiunge – dimostrano che nella fascia tra i 23°C e i 32°C, ogni singolo grado centigrado in più aumenta la trasmissibilità dei virus di oltre il 20%. Quel singolo grado sembra possa accelerare drasticamente il tempo di replicazione del virus dentro la zanzara (periodo di incubazione estrinseco) e ridurre i tempi di sviluppo delle larve. Una fluttuazione minima del termometro genera un’esplosione geometrica della popolazione di vettori”, chiarisce Ciccozzi.I tre fattori chiaveMa la diffusione di un arbovirus “non dipende da un solo fattore, quanto dall’interazione di tre sistemi dinamici complessi e autonomi, ognuno dei quali è già caotico di per sé. Il sistema meteo-climatico ad esempio, insieme ai comportamenti riproduttivi delle zanzare e agli spostamenti degli uccelli migratori (che fungono da serbatoi virali). Ma anche il sistema antropico-globale, ovvero l’urbanizzazione incontrollata, con fittissime reti di trasporti internazionali e flussi turistici che spostano persone in poche ore da un continente all’altro”.Uomini, clima e comportamenti di zanzare e uccelli. “Quando questi sistemi si intersecano, piccoli cambiamenti scatenano comportamenti emergenti improvvisi, come la nascita di focolai autoctoni di arbovirosi in aree storicamente temperate come l’Italia”, continua Ciccozzi.Inoltre “le curve epidemiche stagionali delle arbovirosi agiscono come attrattori complessi: mostrano traiettorie che sembrano disordinate su base settimanale, ma che replicano strutture ricorrenti su base pluriennale, rendendo le epidemie globalmente circoscrivibili ma localmente impossibili da prevedere nel giorno esatto”, chiarisce l’esperto.La lezione per l’epidemiologiaLa consapevolezza che le arbovirosi seguano le leggi della teoria del caos “ha ridefinito anche in qualche modo  le strategie dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) e dei sistemi sanitari nazionali. Non si tenta più di prevedere la data esatta di un’epidemia, ma si calcolano indici di vulnerabilità probabilistica”, dice Ciccozzi, convinto che la soluzione debba essere One Health, con interventi simultanei e coordinati sulla salute umana, animale e ambientale “per perturbare i punti critici del sistema caotico prima che si attivino i cicli della trasmissione”.“È fondamentale una sorveglianza entomologica precoce, cioè il monitoraggio costante delle larve, con disinfestazioni mirate nei tombini e nelle acque stagnanti, agendo tempestivamente sulle condizioni iniziali per evitare che la metaforica farfalla (questa volta forse è meglio parlare di zanzara, ndr) causi una tempesta epidemiologica molto reale”, conclude lo specialista.Questo articolo L’aumento delle arbovirosi in Italia “e la teoria del caos” proviene da LaPresse