A Venezia, la comunità bengalese (di religione musulmana) protesta da giorni, minacciando di bloccare la città e di scioperare ad oltranza fino al momento in cui non le verrà concessa la possibilità di costruire una moschea in un’area acquistata di recente proprio dagli islamici, ove prima sorgeva una segheria. Il nutrito gruppo etnico cita la Costituzione italiana, sostenendo di avere tutto il diritto di edificare un luogo di preghiera proprio perché in Italia vige la libertà di culto e dichiarando di voler scrivere persino al Presidente della Repubblica.A questi signori andrebbe rammentato che sì, in Italia esiste davvero la libertà di culto… E difatti nessuno gliela nega: i bengalesi, così come tutti gli altri islamici, i buddisti, gli induisti, gli sciamani e chi più ne ha più ne metta in questo Paese sono liberi di pregare chi gli pare, dove gli pare, quando gli pare. Non esiste invece (né sulla Costituzione né in nessun’altra norma) un’ulteriore libertà che i bengalesi millantano di avere: quella di costruire degli edifici pubblici e adibirli a luoghi di culto.Eppure, a ben guardare, il punto dirimente della questione non diventa neanche più questo, quanto piuttosto il fatto che per la prima volta nella storia della Repubblica qualcuno minaccia uno sciopero generale e sindacale per motivi religiosi. E chi sono gli autori di questo sciopero? Citando e rivisitando Cruciani: “I cattolici? Nooooo!! Gli evangelici? Noooooo!! I monaci tibetani? Noooooo!! E allora chi? I fedeli islamici, chiaramente!”. C’è poco da ridere però, perché questa è la dimostrazione plastica del fatto che ancora oggi, persino in Occidente, gli islamici faticano a scindere la sfera spirituale dalla sfera sociale e professionale: per la maggioranza dei musulmani, la religione islamica si intreccia con qualsiasi altro aspetto della vita.Vista questa insistenza, andrebbe dunque ricordato alla comunità bengalese che è giusto mettere in pausa qualsiasi piano di costruzione di qualsivoglia moschea, fino a quando non avverrà la firma di un accordo scritto fra Islam e Repubblica Italiana. Infatti, vale la pena rammentare che la religione islamica è una religione che, nonostante la sua diffusione sul territorio nazionale, non ha ancora un’intesa ratificata con il nostro Stato. Formalmente perché non esiste una figura leader spirituale in grado di firmarla; sostanzialmente per un motivo ben diverso e più grave: per i membri della religione musulmana, la Sharia (la legge islamica) vale più della Costituzione e della legge dello Stato. E finché ci sarà questa mentalità, qualsiasi accordo sarà impossibile. E di conseguenza, se qualsiasi accordo sarà impossibile, è giusto impedire la costruzione di luoghi di culto islamici che servirebbero soltanto a fare ulteriore proselitismo religioso anteponendo Allah alle nostre leggi.Infine, un’ulteriore tesi a favore del no alla costruzione di una moschea oggi deriva dal fatto che la comunità bengalese di Mestre minaccia a tutto spiano anziché aprirsi al dialogo. Nessuno dei leader di questa nutrita minoranza ha palesato la volontà di scendere a compromessi, di sedersi a un tavolo e di mediare, cercando davvero di dimostrare una voglia di integrazione.No, questi signori puntano i piedi per terra e basta: urlano di smettere di lavorare, di bloccare Fincantieri e di recarsi a pregare di fronte al comune bloccando così i lavori dell’amministrazione. Insomma, l’ennesima dimostrazione di una minoranza islamica ospite nel nostro territorio che anziché adattarsi chiede al popolo e alla città che l’ha accolta di adattarsi per lei. Ma se i presupposti sono questi, che protestino pure: avanti tutta col no alla moschea!Alessandro Bonelli, 29 agosto 2026L'articolo Moschea Venezia, resistere al ricatto islamico proviene da Nicolaporro.it.