Con il FPF, Champions da 16 anni nelle mani di un’élite straniera sempre più stretta. Juventus, Milan e Atalanta vedano il bicchiere mezzo pieno di Europa e Conference League

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Il sorteggio della fase iniziale delle coppe europee, andato in scena giovedì e ieri nel Principato di Monaco, ha dato il via alla stagione internazionale per i club. Da martedì 8 settembre sino a fine di gennaio quindi i gironi unici delle tre manifestazioni continentali terranno compagnia agli sportivi intersecandosi con i vari campionati nazionali. Per quanto concerne l’Italia e partendo dalla Champions League non v’è che da ripetere quanto sottolineato la settimana scorsa in questo stesso spazio editoriale: da 16 anni, ovvero dal trionfo dell’Inter di José Mourinho e, particolare più significativo, dall’introduzione delle norme su Fair Play Finanziario (e questo probabilmente sarebbe meritevole di un esame più approfondito), il successo nella coppa più importante è stato sempre appannaggio di un club appartenente a quel cerchio ristretto che include le dieci società più importanti della Premier League inglese e quattro sodalizi sul continente: Real Madrid, PSG, Bayern Monaco e Barcellona. Certamente in questi 16 anni vi sono state squadre al di fuori di questa élite che sono giunte sino alla finale (la Juventus, l’Inter e l’Atletico Madrid per due volte, lo stesso Borussia Dortmund in due occasioni nel 2013 e nel 2024), però poi la coppa non è mai uscita da quella succitata cerchia. I cui membri ormai non hanno problemi nel mettere sul piatto o avvicinare la soglia dei 100 milioni per un acquisto anche di prospettiva. Uno su tutti quello di Ayyoub Bouaddi che ha visto il Manchester City sborsare 95 milioni di euro più bonus nelle casse del Lille. Per questo motivo e visto il divario tra i monte ingaggi in Serie A e quello delle big europee, è necessaria quantomeno grande cautela quando in Italia si parla di squadre che possono ambire al trofeo più importante. Per fortuna però, sia per la disgraziata stagione di alcune delle squadre di cui sopra (uno su tutti il Tottenham Hotspur) sia per via delle norme UEFA (che impongono un numero limitato di squadre per nazione) non tutte le top inglesi saranno presenti nella prossima edizione. Quest’anno, dopo le sei della stagione precedente, saranno cinque le squadre di Premier impegnate nella massima competizione europea grazie al successo dell’Aston Villa in Europa League. Ovvero: Arsenal Manchester City Manchester United Liverpool Aston Villa E questo apre un po’ il campo per le squadre della fascia immediatamente sottostante. Una fascia cui possono appartenere Inter, Atletico Madrid o anche il Napoli se dovesse cambiare marcia in Europa dopo la pessima prestazione dello scorso anno (30esimo su 36 squadre nel girone). I partenopei possono contare su un calendario tutto sommato agevole, mentre per l’Inter – al netto dei due big match contro Liverpool e Real Madrid – qualche insidia arriva da trasferte come quella di Dortmund, in casa del Borussia. Invece per quanto concerne la Roma (che come l’Inter sfiderà il suo passato affrontando il Real di Mourinho), che torna in Champions dopo sette anni e il Como (non la più fortunata delle italiane, con gare di livello assoluto contro PSG e Barcellona), al suo esordio assoluto, bisognerà capire quanto peserà questa sorta di noviziato su giallorossi e lariani.  Insomma, con l’élite ridotta da 14 a 9 squadre, la possibilità per le squadre italiane di inserirsi tra le prime otto al termine del girone non è da escludere. E questo sarebbe un traguardo importante per qualsiasi club sia dal punto di vista sportivo sia da quello economico. LA CHAMPIONS LEAGUE E L’IMPORTANZA DELLA TOP 8Su lato prettamente sportivo terminare il girone nelle prime otto posizioni significa qualificarsi direttamente agli ottavi di finali saltando le due partite dei play off. E questo è di per sé un vantaggio di non poco conto visto il numero elevatissimo di gare che si giocano in una stagione con il conseguente rischio infortuni. Soprattutto però, c’è una secondo vantaggio ancora più importante. Dato che è presumibile che tutte e quattro le squadre italiane a febbraio stiano lottando per obiettivi importanti in campionato, non avere due gare in più (da giocare alla morte) da sostenere in Europa, sarebbe sicuramente un altro grande elemento di vantaggio. L’Inter per esempio lo scorso anno nei play off si trovò ad affrontare il mercoledì il Bodo Glimt in trasferta e il sabato in campionato il Lecce in Puglia. Chivu scelse il campionato schierando in Scandinavia sei non titolari. I nerazzurri persero 3-1 in Norvegia e poi non riuscirono a ribaltare il risultato a San Siro. Oltre al lato sportivo c’è poi un coté economico collegato non certo meno importante. In primo luogo, perché qualificarsi entro le prime otto garantisce un premio UEFA che è comunque superiore a quello assegnato per chi disputa i play off sommato ai ricavi da stadio legati al disputare una gara in più tra le mure amiche (parliamo di 11 milioni, contro 1 milione per gli spareggi a cui aggiungere un incasso da stadio sicuramente non tra i più elevati della stagione). Inoltre, cosa più importante, classificarsi tra le prime otto significa essere direttamente agli ottavi di finale e quindi avere maggiori speranze di proseguire il cammino. E con la nuova formula ogni turno superato ha un peso economico enorme in termini di premi incassati (oltre ovviamente al vantaggio di disputare più gare interne con i conseguenti ricavi da matchday). Per dare un’idea, basti pensare che nel bilancio 2024/25 l’Inter registrò entrate per un totale di 567 milioni, invece in quello 2025/26 secondo le stime di Calcio e Finanza sono calate a 505 milioni.  Un divario di 62 milioni che si spiega soprattutto con il differente cammino in Champions League visto che: in campionato San Siro è stato sempre praticamente tutto esaurito nelle ultime stagioni che nelle due annate Lautaro e compagni sono sempre andati in fondo alla Coppa Italia e che i ricavi commerciali dovrebbero palesare un gap di 12 milioni circa  I PREMI RIDOTTI DI EUROPA LEAGUE E CONFERENCE Il discorso è invece diverso per quanto concerne Europa e Conference League, dove sono impegnate Juventus e Milan nella prima e l’Atalanta nella seconda. Bianconeri e rossoneri hanno trovato un calendario alla portata, ma con qualche sfida di buon livello (la Real Sociedad e il Rennes per la Juventus, Benfica e Bournemouth per il Milan), mentre la Dea avrà nell’Ajax l’unico vero avversario in grado di tenerle testa in questa prima fase. In entrambe questi tornei i premi UEFA sono sicuramente inferiori rispetto alla competizione maggiore e per dare un’idea si pensi che nella stagione 2022/23 l’Inter raggiunse la finale di Champions League, la Roma quella di Europa League e la Fiorentina quella di Conference League. Poi venendo tutte sconfitte nel match conclusivo. Ebbene i premi UEFA incassati dalle tre squadre italiane al termine di quella stagione furono i seguenti: Inter – 101 milioni Roma – 30 milioni Fiorentina – 16 milioni Il gap che era già significativo quattro estati or sono, lo è ancora di più oggi, dato che la nuova formula delle coppe (quella del girone unico iniziale) ha aumentato in maniera proporzionale i premi per la Champions, ma in termini assoluti il divario è inevitabilmente aumentato. Questo detto, per quanto inferiori a quelli delle competizioni maggiore, soprattutto i premi dell’Europa League non sono assolutamente da schifare. Su quelli della Conference League invece qualche dirigente italiano, sottotraccia, ammette che partecipare alla terza competizione europea in termini strettamente numerici rappresenta più un costo che non un incasso. PERCHÉ EUROPA LEAGUE E CONFERENCE SONO IMPORTANTI Al di là degli elementi economici, in queste due competizioni c’è però un tema sportivo che non è sottovalutare. In casa Atalanta, per quanto i tifosi orobici si siano ormai abituati bene se non benissimo negli ultimi anni dopo aver vinto l’Europa League e sfiorato una semifinale Champions, non si può certo negare che un nuovo trofeo europeo in bacheca, per quanto il meno prestigioso, possa non essere apprezzato. Nello stesso modo anche le superblasonate Juventus e Milan, smaltita la delusione per la mancata qualificazione Champions, farebbero bene a vedere il bicchiere mezzo pieno della partecipazione all’Europa League. In primo luogo, perché i premi UEFA di cui sopra non sono comunque da disdegnare, anche per i top club. In seconda istanza, e probabilmente cosa ancora più importante, per l’opportunità sul lato sportivo. Bianconeri e rossoneri (visto anche che le squadre inglesi presenti non sono di primissimo ordine) sono sicuramente tra i favoriti per alzare la coppa. E un eventuale trionfo in Europa League sarebbe tutt’altro da disdegnare. Non foss’altro perché significherebbe: Innanzitutto, un alloro europeo, che in casa rossonera manca dal 2007 (per altro con il plus della novità assoluta dato che il Milan non ha mai vinto questa competizione anche quando si chiamava Coppa UEFA). E in quella bianconera addirittura dal 1996 Inoltre, vorrebbe dire la qualificazione automatica, e dalla porta principale alla Champions League 2027/28. Cosa di grande valenza perché il pass per la grande Europa non è così semplice da ottenere per nessuno in campionato. Dato che vi sono almeno sette le squadre che partono con quello come obiettivo minimo: Inter, Napoli, Roma, Como, Milan, Juventus e Atalanta (poi si vedrà sull’eventuale posto extra). Si obietterà: sì però Europa e Conference League si giocano di giovedì e porre enfasi su queste manifestazioni rischia di distogliere energie e attenzione dal campionato che è l’obiettivo principale. Può essere vero. Però sino a un certo punto. Perché in fin dei conti in queste due coppe l’obiettivo iniziale per le squadre italiane è terminare la prima fase quantomeno nelle prime 24 posizioni, ovvero quelle valevoli per proseguire la strada anche tramite i play off. E con il livello delle altre squadre in lizza, e con il materiale a disposizione di Spalletti, Amorim e Sarri non classificarsi tra le prime 24 al termine del girone unico sarebbe un fallimento epocale, anche schierando le seconde linee. Poi, una volta superata la prima fase, si sarà a fine gennaio, con un intero girone di campionato alle spalle, e inevitabilmente ogni club avrà maggiore visibilità su come stia andando la stagione, su quali saranno gli obiettivi più plausibili da ottenere e su quali tornei puntare maggiormente o eventualmente sacrificare sia in campo internazionale sia in quello nazionale.